Il meglio dell’anno librescamente (e oziose considerazioni sull’editoria italiana)

Una cosa che ho imparato razzolando tra libri USA e UK è che buona parte della produzione non viene tradotta, diciamo che in italiano arriva il 10%.
In Italia molti si lamentano che non si legge e tirano giù lunghi pipponi sulla scuola/famiglia/etc che non educano alla lettura, sugli italiani pigri e via elencando.
Ora è vero che la passione per la lettura l’acquisisci in famiglia ma è anche vero che il mercato italiano non aiuta.
Da una parte abbiamo la visione del libro come feticcio sacro, portatore di cultura e non di svago o piacere. In Italia sembra che il concetto di “divertente” applicato ad un libro sia quasi una bestemmia e sminuisca il valore del sacro feticcio.
In secondo luogo abbiamo l’idea dello scrittore come icona sacrale da venerare ma con cui interagire al minimo. Una cosa che ho appreso dagli scrittori anglosassoni è che sono disponibili a risponderti, si leggono le recensioni e se gli piace te lo fanno sapere. Questo può succedere a tutti i livelli, inclusi quelli che hanno “Il New York Times bestseller” nella dicitura.
Il terzo punto è il prezzo: un libro anglosassone può andare da 0,99 centesimi a 25$, senza contare le maree di sconti, regali e vai coi carri. In più c’è un forte sistema di biblioteche e di prestiti che fa si che chiunque possa leggere.
Io so di avere una biblioteca vicino a casa ma di sicuro non ha gli orari di quelle USA ossia fino alle 21, alcune con aperture la domenica.
Last but not least: nel mondo anglosassone il libro è un oggetto che si deve vendere, la casa editrice farà di tutto per lanciarlo. Essendo un oggetto da vendere conta anche il pensiero dei lettori, le loro recensioni. (*)
A me piacerebbe fare per una casa editrice italiana quello che faccio per quelle anglosassoni ma non saprei da che parte iniziare. Quando ho richiesto copie di libri a quelle anglosassoni avevo un riferimento, ho passato i miei riferimenti social e avuto il libro nel giro di mezz’ora.
Non ho idea di cosa si debba fare in Italia e penso che non ce l’avrò mai.

Cmq sia vorrei elencare i libri che ho amato di più quest’anno, nessuno è tradotto in italiano per cui fatevene una ragione e, se non lo sapete, imparate l’inglese

1 – Foundryside di Robert Jackson Bennett
In un universo distopico dove la magia è tecnologia avventure picaresche, guerre e personaggi complessi. Bellissimo
2 – Priest of Bones di Peter McLean
Pieno di humor, cupo, violento e bellissimo tra gangster, guerrieri, magia e spionaggio. Un misto di fantasy violenta e i Goodfella, con tanto tanto humor. Se lo inizi non lo molli.
3 – Rotherweird/Wyntertide di Andrew Caldecott
Una cittadina nell’Inghilterra contemporanea ma al di fuori della storia. Barocco, splendidamente scritto, complesso. Van letti entrambi i libri in ordine sennò si capisce poco. Bellissimo.
4 – Old Baggage di Lissa Evans.
Una vecchia suffragetta, il bisogno di trovare un nuovo scopo nella vita, i ricordi, le amicizie. Scritto benissimo, pieno di humour, con un personaggio principale indimenticale
5 – Miss Kopp Just Won’t Quit di Amy Stewart. Le avventure della prima donna poliziotto a New York. Sullo sfondo gli USA degli anni ’10, le lotte operaie e le battaglie femminili per il voto
6 – British Library Crime Classics. Non è un libro, è una collana che ripubblica libri gialli pubblicati tra gli anni 20 e 50. Alcuni sono delle vere gemme, tutti sono molto gradevoli
7 – I gialli di Rowland Sinclair di Sulari Gentili.
Un ciclo ambientato nell’Australia degli anni ’30 tra artisti comunisti, un cane che si chiama Lenin e il protagonista, figlio di una famiglia bene diventato pittore. Sullo sfondo lotte operaie, il fascismo in salsa australiana (e dicono cose che suonano tanto attuali). E un bel giallo.

(*) La qui presente legge le recensioni USA, evita come la peste quelle italiane che spesso soffrono di snobismo librario e se non è noioso non piace.

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