L’indignazione giornaliera: di libri, insulti e blogger

Il mondo di Twitter è un mondo affascinante, con sue dinamiche particolari e grosse fiammate che si spengono dopo poco. Soprattutto nel settore italiano è tutto un indignarsi per ben 24 ore e per poi passare il tutto nel dimenticatoio. Tutto questo si può applicare a qualsiasi campo anche se, debbo dire, la parte politica tende ad essere un po’ più a lunga durata e con temi ricorrenti.

L’indignazione di ieri era dedicata a una supposta agenzia di PR librario che ha insultato una blogger per non avere scritto una recensione estremamente positiva di un libro. Visto che non erano contenti si son pure messi ad insultare gli altri commentatori.

Tutto ciò ha portato allo sminuzzamento della net reputation dell’agenzia di PR visto che sono usciti fuori collaboratori finti (avevano anche utilizzato la foto del capo HR di Ferrari per uno), rapporti con case editrici mai esistiti e partnership inventate.

E’ stato molto divertente leggere i thread perchè pareva di essere in una commedia all’italiana, insulti sessisti inclusi, con collaboratori che reagivano male perchè in lutto e indignazione a 360.

Personalmente mi sono divertita molto e ho ringraziato pantheon interi di non essere coinvolta nella scena italiana perchè mi è parsa poco professionale e pochissimo trasparente.

Facciamo un esempio: nel post che ha scatenato la querelle c’era una recensione non positiva ma nessuna indicazione che i libro fosse stato dato a titolo gratuito per essere recensito. Può sembrare una stupidaggine ma la legge ti impone di dichiararlo.
Seconda cosa quando ricevi un libro e partecipi ad un’iniziativa di marketing ti arriva anche una mail che ti spiega cosa fare se il libro non ti piace e, di solito, l’indicazione è scrivere al markettaro con cui sei in contatto per chiedere lumi.
Da quel che ho capito nella nostra cara patria non funziona così e si preferisce insultare piuttosto che intrattenere un rapporto professionale.

Perchè, per quanto sia divertente giocare a fare il recensore, dietro la questione ci sono interessi economici e sarebbe interessante vedere come funziona la cosa se gestita in maniera series.

La mia impressione, da quello che è uscito ieri, è che sia tutto modello “pizza e fichi”. Non sai chi ha dato cosa e non sai se la recensione che leggi è quella di un libro acquistato o di un libro ricevuto in omaggio.
Cambia ? Si, cambia perchè l’omaggio e il desidero di mantere rapporti decenti con il committente possono portare a scrivere recensioni entusiaste e il sapere che è un omaggio ti mette in un’ottica mentale che porta a valutare quanto leggi in maniera diversa.

Il secondo punto è la mancanza di trasparenza. Nel mondo anglosassone scrivi alla casa editrice, che ha un indirizzo apposito, chiedendo un libro per recensirlo. A volte non ti rispondo, nella maggior parte dei casi ti inviano una copia del libro (solitamente in ebook).
Stiamo parlando di un mondo dove il rapporto blogger/editore è codificato, normato e sai come muoverti e cosa fare.
Quando successo ieri in Italia ha dimostrato che quella chiarezza dei flussi non c’è e tutti sono liberi ti fare di tutto, incluso insultare il recensore, cosa che nel mondo anglosassone è vista malissimo.
In parole povere in Italia non abbiamo un Netgalley/Edelweiss con i suoi processi ben chiari, abbiamo la buona volontà e vai a sapere cosa.

Un’ultima cosa: recensire libri per conto di altri non vuol dire fare cultura ma essere parte di un processo di marketing. Può essere che ci siano volte in cui propagandi libri altamente culturali (mi è successo con The Nickel Boy che ha vinto il Pulitzer) ma continuo a pensare che da noi, vista la venerazione dell’oggetto libro, non potrà mai funzionare perchè se parli di libri devi parlare del libro che fa “cultura” o “tendenza”, difficilmente del libro che ti diverte.

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