Domande terra terra di un’ignorante (de Europa o del altri pifferi)

L’altro giorno, mentre oziosamente cercavo di capire come accidenti fossimo messi, mi sono sorte alcune domande che, da ignorante, vorrei permettermi di sottoporre ai nostri aristos (*) al governo.

Prima vorrei elencare alcuni assunti (**)

– Penso che la frase del nostro aristos-member presidente del coniglio che dice “Le aziende non investono in Italia causa articolo 18” sia tra le più solenni trombonate udite da un po’ di tempo a questa parte

– Penso che qualsiasi legge facciate servirà a poco se non cambia la mentalità dietro

– L’agism è un problema nonchè un solenne calcio nei denti a tutti i discorsi sulla meritocrazia. Quando avete tirato fuori un bando mettendo il “max 27 anni” come parametro essenziale siete stati i primi a dimostrare come l’aria fritta gira che ti rigira è sempre la stessa

– Fino ad adesso abbiamo sentito tanti bei discorsi pro-industria, pro-questo e pro-quello. I cittadini normali, fino ad adesso, han solo sentito discorsi relativi a “dovrete pagare di più”

– Gli aristos, fino ad oggi, non hanno ancora concluso un bel niente e ciò è consolante visto che il consesso di grandi cervelli pareva dovesse trasformare questo paese ne la Danimarca in 3 mesi.

Fatte queste premesse, veniamo alle oziose domande da ignorante:

– Signor pres. del coniglio quando stavo in Germania, per un appartamento grande come questo, pagavo 90 euro al mese tra luce e riscaldamento. Mi sa ella spiegare perchè in Italia debba spendere più del doppio ?

– Sempre parlando di Germania, il costo del trasporto, ai costi attuali, era superiore di circa il 20% e stranamente non c’era nessuno che minacciava di sospendere il trasporto locale, tagliare corse o altri ammenicoli.
Anche perchè, in un’area come la Ruhr, dove già ci sono ingorghi da panico con i trasporti pubblici che funzionano, si arriverebbe al blocco.
Mi può per favore spiegare perchè Trenitalia, azienda che opera in regime di semi-monopolio, può permettersi di tagliare il trasporto locale e minacciare di sospenderlo del tutto senza che il ns governo decida di prendere l’AD e mandarlo ad occuparsi di altro ? (***)

– Mi sa spiegare, con termini semplici che un banaunos come me possa capire, perchè il latte più costoso fossero 95 cent e a quel prezzo trovo quello della LIDL ? (se va bene) ?
Forse che le mucche italiane sono nutrite e munte in secchi d’oro da vergini dai candidi manti ?

– Visto che l’art. 18 è quanto blocca gli investimenti, quelli di IKEA che vengono produrre in Piemonte sono anime candide, masochisti o qualcosa che non siamo in grado di definire ?

– Visto che in Germania, sempre parlando del paese ispiratore e governatore indiretto di questa reietta provincia, un ministro che rilasciasse dichiarazioni stile Madama Fornero verrebbe crocefisso (****), com’è che nessuno ha ancora insegnato a Madama quando è il caso di stare zitti ? (*****)

– Visto che voi aristos non rendete conto al paese del vostro operato, posso farvi umilmente presente che siam tutti lieti che l’Italia abbia recuperato rispetto (dichiarazione di ieri) ma siamo altrettanto lieti se i suoi ministri evitassero di esternare come delle cutrettole recuperando credibilità verso l’interno ?

Ne avrei altre 2500 circa, frutto son sicura della mia crassa ignoranza. Per adesso mi accontenterei di risposte a queste.

(*) le ossa di Platone spero non si girino troppo nella tomba
(**) mi veniva da scrivere assumption ma il linguaggio consulentiz-milanese-moderno mi sembra un po’ eccessivo a 30 gradi
(***) suggerirei le miniere del Sulcis, possibilmente come minatore. Senza rifilargli buone uscite deliranti per il disastro compiuto
(****) Sarrazin che non è ministro fu fatto dimettere dalla Bundesbank per il contenuto del suo libro, per fare un esempio
(*****) Gli ex allievi di Madama sono ricchi di aneddoti

[Visti da lontano] Di verdi al potere e casi italiani

Winfried Kretschmann

Il signore della foto si chiama Winfried Kretschmann, è il capo dei verdi del Baden-Wurttemberg e ha appena ottenuto una vittoria storica: togliere il potere di mano dalla CDU dopo 58 anni e diventare il primo politico grune a capo di un land tedesco.

Spiegel sintetizza cosa è successo in una frase semplice: “I verdi ha raddoppiato i voti”.

E lo han fatto con uno che è pragmatico, conservatore sul piano della morale, credente e, con ciò, a capo di un partito che raccoglie buona parte delle istanza più liberal della sinistra.

Fin qui cosa è successo in Germania: una vittoria storia, l’affermazione di una parte della sinistra meno tradizionale.

Poi ti giri e, da lontano, ti metti a guardare l’Italia.

Dove, guardando alla sinistra alternativa, di conservatori sul piano morale dalle parti della sinistra ce ne stan pochi, di pragmatici non se ne parla proprio.
Dove l’unico nome che esce è Vendola e dopo di lui il diluvio.

Un partito come i Grune o la Linke non esiste, esistono istanza poco creative, pesantemente legate a filoni ideologici di circa 40 anni fa.

Cosa non esiste è qualcosa di nuovo e creativo, che faccia saltare gli schemi e possa rinnovare la scena.

Mancano un Winfried Kretschmann o un Oscar La Fontaine. Abbondano invece giganti quali Dalema, Uolter o Vendola, quest’ultimo un gigante rispetto agli altri.

E manca qualcosa che sia la fine delle ideologie anni ’70(*) e l’ingresso nel secondo decennio del XXI secolo.

Fino a che questo punto non sarà risolto, fino a che non vi sarà un’alternativa valida a Prodi, vai di berly e pedalare.

(*) Qui vicino c’è un posto che si chiama Tagtraum. Artistoide, anarchico e creativo. Popolato mediamente da ex-sessantottini che, nonostante esperienza ed età, sono meno 70-fixed dell’italico centrosocialato medio

Quando gli angeli parlano tedesco

Sono le 11.30 di sera, esco un attimo da casa.
Sono sul marciapiede, guardo le chiavi e – SORPRESA – ho quelle sbagliate in mano.

PANICO

Sono in tuta, calzettoni antiscivolo e fa un freddo suino.

E tutto quello che mi potrebbe servire è dentro, dentro quella casa di cui vedo le luci dalla strada.

Cerco di capire cosa fare, non so se sia più da commedia o da incubo l’essere chiuse fuori da casa alle 11 di sera in una sera gelida.

Suono campanelli a caso, sperando che qualcuno, chiunque apra una porta.

Aprono, entro e mi fermo di fronte alla porta di casa. Dura, massiccia e decisamente non apribile.

Mentre sono in allegri conversari con la porta sento qualcuno che scende le scale: è il vicino del 4o piano, un ragazzo di circa 27-28 anni.

In accappatoio, seminudo.

Mi chiede cosa sia successo, glielo spiego.

Mi domanda se ho bisogno di un telefono, rispondo di si. Parte e va a recuperare il suo cellulare.

In Germania, mi dice, su ogni portone d’ingresso c’è il numero d’emergenza da chiamare in caso di chiavi smarrite. Niente pompieri, solo un servizio che fornisce supporto nel caso di chiavi di casa smarriti.

Mi offre il suo cellulare, gli chiedo se per favore può parlare lui che mi sento un pochino stranito e avrei problemi a spiegare

Chiama il primo numero, nulla. Chiama il secondo, gli rispondono, spiega la situazione, da l’indirizzo.

A quel punto, dopo che l’ho ringraziato con danze e balletti, si gira, saluta e torna a casa.

Dopo un po’ arriva la persona del servizio. Burbero mi dice la cifra necessaria e che devo pagare, io rispondo “Nessun problema, pago”.

Armeggia un po’ tra lastre e grimaldelli riuscendo a aprire la porta.

Entro, conto i soldi, mancano 3 euro.

Gli chiedo dove posso farglieli avere.

Mi guarda e dice “Ciao, va bene così”

E mi sento un po’ meglio anche se fa freddo ed è inverno.

E alla fine live in Pankow

Oggi è l’ultimo giorno intero, domattina si fan le valige e si riparte.
Berlino è sempre un’emozione, cose nuove da scoprire, i cambiamenti.

Ogni volta è anche un quartiere diverso, con posti e dintorni diversi.
Fino ad adesso quello che ho amato di più era vicino a Sauvignonplatz, diciamo che se ricominciassi la danza sceglierei quello un po’ per i dintorni e un po’ per la comodità dei trasporti.

Ho dei dubbi che sceglierei il grande albergo non perchè ci sia stata male, colazione a parte, ma perchè toltami la curiosità e budget a parte, penso che non varrebbe la pena a prezzo pieno.
Servizio ottimo alla reception, penoso per la colazione.
E’ difficile capire perchè nello stesso locale tu possa fare colazione a 12 euro a pianterreno e 25 al pano di sopra.
Soprattutto quando l’offerta è identica a quella di qualsiasi hotel che abbia visto a Berlino ma il servizio decisamente urfido.

La cosa ha funzionato così: stamattina ho aperto gli occhietti ed ho deciso che non avevo voglia di trascinarmi fino allo Starbucks e volevo provare la colazione alberghiera.
Mi vesto e parto in direzione posto da colazione.

Entro e mi sottopongo alla cerimonia della firma del foglie, numero di stanza e blah blah. Firmato il tutto la guardiana del posto mi lascia andare.
Mi giro attorno e c’è solo un tavolo libero, nessun cartello di “Riservato”, niente di niente. Solo tavolo libero.
Deposito le mie carabattole ed inizio a raccattare il cibo.
Mentre torno dalla raccvolta “succo-di-frutta” arriva la guardiana che, strillando come un’aquila, mi dice che il tavolo è riservato e che devo levarmi.

Faccio presente che non c’è posto, sottintendendo che forse forse toccherebbe a lei trovarmelo. Piuttosto sgarbatamente mi recupera i piatti e mi accompagna verso il posto nuovo.
Mi siedo e, visto che sta facendo la pucciosa con i signori reserviert, aspetto un attimo per vedere se muovo la magra chiappa e viene in mai direzione affinchè il caffè le possa essere ordinato.

Nulla

Bevo il mio succo di frutta, mangio buona parte delle mie cose e continuo ad attendere. NULLA
Ad un certo punto incrocio il suo sguardo e le faccio segno di venire dalla mia parte.

Dopo circa 5 minuti, a colazione terminata, si degna di muovere il culo e venire a sentire di cosa io abbia bisogno, ritorando poi col mio capuccino

Ora, brutta stronza, sto pagando 25 euro per fare colazione e sto pagando come qualsiasi altro ospite dello hotel. Avrei la stravagante e bizzarra pretesa di essere trattata un pelino meglio che in una bettola e, al tempo stesso, di avere un servizio che è peggiore di quello di qualsiasi bettola facendo le proporzioni.
Siamo in un 5 stelle ciccina, ci sarebbe la stravagante pretesa di trovarsi un pelino trattati meglio che in un motel della periferia di Minneapolis (*)

Il resto della giornata passa tra giri vari, un tentativo abortito di salire sulla Fernsehenturm ove la coda raggiungeva le due ore e pigro girellare perchè il clima è meraviglioso.

Verso le 3 mi prende la grande ispirazione: vado a Pankow, live in Pankow.
Per prima cosa vedo di trovare un acconcio mezzo che vada in quella direzione ma, pur guardando la mitica cartina, riesco ad infilarmi su un coso che va sì ad est ma non nell’est che voglio io.
L’est sbagliato è per me abbastanza stupefacente perchè non è particolarmente diverso da qualsiasi altra parte della Germania.
E’ qualcosa già notato a Dresda: vi sono tracce di DDR nel centro, Trabant ed architettura socialista. Il resto della città sembra avere mai avuto niente di architettonciamente diverso dall’ovest o, se mai è esistito, si è affrettata a toglierselo di torno.
La stessa cosa per l’est ma non est giusto.

Cosa vedo potrebbe essere a Berlino come a Leverkusen, niente che lasci pensare che lì vi sian mai stato altro che Bundesrepublick. Neppure i semafori sono diversi, neanche un Ampelman solitario.
Vedo alcune case interessanti, delle vecchie fabbriche del primo novecento ma nulla di speciale.
Deciso di tornare indietro, prendo finalmente la metropolitana giusta.

E vado a Pankow.

Ora il capolinea della U2 è in una zona che a me ricorda Whitechapel. Non ho ben chiaro perchè un quartiere est di Berlino mi debba ricordare un quartiere dell’eastend londinese ma “così vanno le cose, così debbono andare”.
Cerco delle indicazioni e le trovo per il Rathaus.

Parto, cammino un po’ ed inizio ad avere la visione del Rathaus che, tristemente, è carino ma nulla che mi dica che lì era DDR.
E’ tedesco, tipicamente tedesco ma io non volevo quel genere tedesco, volevo la memoria di cosa fu DDR.
Io turista voglio la memoria e la storia, davanti ho la quotidianità e qualcosa d’inatteso.

Adesso l’ho visto e so che aspetto abbia, mi chiedo solo se ho visto la parte giusta. Secondo Wikipedia no, sarà per la prossima volta

(*) Posti simili di solito hanno i camerieri sgarbati fino a sembrare una barzelletta.

Cortili e musei

Stamattina il clima di Berlino era un tra l’infame ed il trucido, con quel tocco di “[interiezione a casa] che umido” che non guasta mai.
Per qualche motivo misterioso ed ignoto avevo deciso che doveva far caldo e mi ero vestita di conseguenza.
Morale sono uscita dall’albergo, ho provato il piacere di sapere quale sia il clima dove viveva Armaduk, con l’aggiunta di quel tocco di umido penetrante che non guasta, ma ho deciso che andava bene e DOVEVA diventare una bella giornata (*)

Così non sono tornata indietro a mettere una maglia più pensate nè un secondo paio di calzini ma, dura e pura, ho deciso di procedere verso Museeninsel all’urlo “Tanto sto al coperto”.

Ora sarebbe la terza volta che vedo quel posto, la prossima credo che i custodi s’informeranno sulla salute della mia famiglia e inizierò a dare nomiglioli alle statue. La curiosità mia era dovuta al voler andare a vedere come fosse finiti i restauri e vedere la nuova sistemazione che includeva un posto.
Arrivata sul loco, ho incocciato due novità: la nuova sistemazione e il nuovo modello di biglietteria che, per il Neues Museum, include il biglietto a slot: in pratica puoi entrare solo nella fascia oraria indicata.
Tutto questo stava su un cartello davanti ad una specie di camper-biglietteria sovrastato dall’altisonante slogan “Mai più code, fate prima il vostro biglietto”.
Davanti circa 30 persone in coda.

Visto che la cosa mi lasciava un po’ perplessa e il clima non invogliava a stare 30 minuti fermi ho deciso di volgere altrove lo sguardo e provare a cercare una biglietteria alternativa, nel caso fosse esistita, ed accattare la carta dei musei, mitico oggetto da 20 euro che permette di entrare ovunque per 3 giorni (**). Mi è corso anche il pensiero di “cercare un museo alternativo”.

Giro sui tacchi e mi avvio verso Bode/Pergamon surgelando il giusto.
Davanti a Pergamon la coda era di circa 100 persone, tempo stimato per entrare un’ora. In quel momento la biglietteria di Bode mi è parsa lontanuccia e ho deciso di girare sui tacchi tornando alla biglietteria mobile no-coda-ma-ci-sono-30-persone-qui
Arrivata di fronte al “no-code”, ho scoperto che quella roba non esistente era arrivata ad essere formata da circa 50 persone. Sono stati i 40 minuti più lunghi della mia vita recente: la Spree riusciva a tirar fuori un umido da frigo sbrinato ed il vento era da aaaargh.
Arrivata davanti alla signorina richiedo la mia bella carta e lei mi chiede da che museo voglio iniziare.
Io scema come una cutrettola rispondo “Alte” dimenticandomi totalmente che per entrare a Neues, ove si giace Nefertiti, rischiavo di rifarmi la coda
Ho fatto perciò Alte, ho ammirato le solite meravigliose parti posteriori delle statue greche e, per variare, pure le tartarughe

Verso le 13.30 ho iniziato a provare un po’ di languore ma nel museo la caffetteria appariva triste e vagamente priva di cibi.
Ho perciò deciso di provare quella di Neues mentre mi balenava la questione “arrgh il coso segnatempo”.
Avviatami coraggiosamente verso la meta ho notato un cartello non visto prima. Sul cartello si diceva quanto segue:

  1. Potevo fare il coso segnatempo in uno qualsiasi dei musei
  2. Ero pirla perchè mi ero ben surgelata per fare una coda inutile

ho pertanto deciso di iniziare ad usare la mia tesserina magica e sono entrata nel museo più soporifero della storia ossia Alte Nationalgalerie (***)
Sono entrata e avevo una persona davanti. Tempo 5 minuti avevo il mio segnatempo e stavo dandomi della cretina perchè avrei potuto fare tutto in fretta e senza gelarmi.

Neues Museum è bellissimo, le collezioni sono state disposte in maniera molto più sensata, le sale di Amarna sono sempre mozzafiato ed è stato inglobato anche il Museo della Preistoria che prima stava a Charlottemburg.
Ora quest’ultima parte include anche i reperti di Schliemann provenienti da Troia, perlomeno qualche cosa dei pezzi originali perchè il resto sta a Mosca, bottino di guerra.
Indignatissimi cartelli ricordano indignatissimi che la cosa è in violazione di trattati vari e che dovrebbero essere restituiti.

Ora stiamo parlando di oro proveniente dalla Turchia, in un museo che contiene capolavori esportati illegalmente dall’Egitto, vedi tutte le sculture di Amarna Nefertiti inclusa, vicino ad un altro museo dove vi sono città intere estirpate da un tot di nazioni.
Viene un po’ da ridere a leggere di indignazione nei confronti dei russi.

Comunque sia sul piano delle relazioni internazionali, quelle opere d’arte sono meravigliose.

Un po’ meno meravigliosi sono invece gli “antipasti egizi” presi alla caffetteria del Neues. Il tabuleh fatto con i cetrioli mi mancava e l’hummus sapeva decisamente di cartone. In compenso la zuppa di patate con wurstel era buonissima.

All’uscita dal museamento il clima si era girato al bello e sono partita in direzione di Oranieburgerstrasse ovvero degli Hackeschen Hofe ovvero di un posto meraviglioso pieno di negozzi interessantissimi, flagship store di Trippen incluso.
La mia carta di credito ha iniziato ad avere convulsioni ma siamo riusciti ad uscirne quasi indenne nonostante la presenza di questo negozio qui e di quest’altro, detto anche vestiti berlinesi, che presentava persin dei saldi.
Alla fine mi sono limitata ad una pochettina in stoffa da copertura di macchine da stampa (****) ad un prezzo basso. Dai vestiti berlinesi mi son salvata causa taglie modello barbie.

Al ritorno, visto che è sabato e non mi bastava avere fatto due musei e camminato un bel po’, ho deciso di tornare a mettere il naso a KaDeWe. Vedere KaDeWe ho scoperto dopo che era sostanzialmente inutile visto che è una sorta di Kaufhof potenziato all’ennesima.
L’unica cosa trovata molto interessante era la serie di creme/cremine con ingredienti bio o simili.
Per il resto le stesse cose che potevo trovare a Dusseldorf, nulla di più e nulla di meno.

Domani, visto che è domenica e ogni cosa è chiusa, altro paio di musei per tenersi in allenamento.
(*) Non c’era una spiegazione razionale a ciò, puro istinto de panza o “gut feeling” se vogliamo fighetteggiare. Il secondo punto è che ho rimpianto il clima di Dusseldorf ed è tutto dire
(**) La sola isola museale costa 16
(***) dal concetto di “noia mortale” sono esclusi gli impressionisti, Rodin, Mares e la Toteninseln. In tutto 2 sale su 30
(****) Non voglio pensare cosa verrà fuori nel futuro se siam passati dai teloni da camion a quesot