Domande terra terra di un’ignorante (de Europa o del altri pifferi)

L’altro giorno, mentre oziosamente cercavo di capire come accidenti fossimo messi, mi sono sorte alcune domande che, da ignorante, vorrei permettermi di sottoporre ai nostri aristos (*) al governo.

Prima vorrei elencare alcuni assunti (**)

– Penso che la frase del nostro aristos-member presidente del coniglio che dice “Le aziende non investono in Italia causa articolo 18” sia tra le più solenni trombonate udite da un po’ di tempo a questa parte

– Penso che qualsiasi legge facciate servirà a poco se non cambia la mentalità dietro

– L’agism è un problema nonchè un solenne calcio nei denti a tutti i discorsi sulla meritocrazia. Quando avete tirato fuori un bando mettendo il “max 27 anni” come parametro essenziale siete stati i primi a dimostrare come l’aria fritta gira che ti rigira è sempre la stessa

– Fino ad adesso abbiamo sentito tanti bei discorsi pro-industria, pro-questo e pro-quello. I cittadini normali, fino ad adesso, han solo sentito discorsi relativi a “dovrete pagare di più”

– Gli aristos, fino ad oggi, non hanno ancora concluso un bel niente e ciò è consolante visto che il consesso di grandi cervelli pareva dovesse trasformare questo paese ne la Danimarca in 3 mesi.

Fatte queste premesse, veniamo alle oziose domande da ignorante:

– Signor pres. del coniglio quando stavo in Germania, per un appartamento grande come questo, pagavo 90 euro al mese tra luce e riscaldamento. Mi sa ella spiegare perchè in Italia debba spendere più del doppio ?

– Sempre parlando di Germania, il costo del trasporto, ai costi attuali, era superiore di circa il 20% e stranamente non c’era nessuno che minacciava di sospendere il trasporto locale, tagliare corse o altri ammenicoli.
Anche perchè, in un’area come la Ruhr, dove già ci sono ingorghi da panico con i trasporti pubblici che funzionano, si arriverebbe al blocco.
Mi può per favore spiegare perchè Trenitalia, azienda che opera in regime di semi-monopolio, può permettersi di tagliare il trasporto locale e minacciare di sospenderlo del tutto senza che il ns governo decida di prendere l’AD e mandarlo ad occuparsi di altro ? (***)

– Mi sa spiegare, con termini semplici che un banaunos come me possa capire, perchè il latte più costoso fossero 95 cent e a quel prezzo trovo quello della LIDL ? (se va bene) ?
Forse che le mucche italiane sono nutrite e munte in secchi d’oro da vergini dai candidi manti ?

– Visto che l’art. 18 è quanto blocca gli investimenti, quelli di IKEA che vengono produrre in Piemonte sono anime candide, masochisti o qualcosa che non siamo in grado di definire ?

– Visto che in Germania, sempre parlando del paese ispiratore e governatore indiretto di questa reietta provincia, un ministro che rilasciasse dichiarazioni stile Madama Fornero verrebbe crocefisso (****), com’è che nessuno ha ancora insegnato a Madama quando è il caso di stare zitti ? (*****)

– Visto che voi aristos non rendete conto al paese del vostro operato, posso farvi umilmente presente che siam tutti lieti che l’Italia abbia recuperato rispetto (dichiarazione di ieri) ma siamo altrettanto lieti se i suoi ministri evitassero di esternare come delle cutrettole recuperando credibilità verso l’interno ?

Ne avrei altre 2500 circa, frutto son sicura della mia crassa ignoranza. Per adesso mi accontenterei di risposte a queste.

(*) le ossa di Platone spero non si girino troppo nella tomba
(**) mi veniva da scrivere assumption ma il linguaggio consulentiz-milanese-moderno mi sembra un po’ eccessivo a 30 gradi
(***) suggerirei le miniere del Sulcis, possibilmente come minatore. Senza rifilargli buone uscite deliranti per il disastro compiuto
(****) Sarrazin che non è ministro fu fatto dimettere dalla Bundesbank per il contenuto del suo libro, per fare un esempio
(*****) Gli ex allievi di Madama sono ricchi di aneddoti

[Visti da lontano] Di verdi al potere e casi italiani

Winfried Kretschmann

Il signore della foto si chiama Winfried Kretschmann, è il capo dei verdi del Baden-Wurttemberg e ha appena ottenuto una vittoria storica: togliere il potere di mano dalla CDU dopo 58 anni e diventare il primo politico grune a capo di un land tedesco.

Spiegel sintetizza cosa è successo in una frase semplice: “I verdi ha raddoppiato i voti”.

E lo han fatto con uno che è pragmatico, conservatore sul piano della morale, credente e, con ciò, a capo di un partito che raccoglie buona parte delle istanza più liberal della sinistra.

Fin qui cosa è successo in Germania: una vittoria storia, l’affermazione di una parte della sinistra meno tradizionale.

Poi ti giri e, da lontano, ti metti a guardare l’Italia.

Dove, guardando alla sinistra alternativa, di conservatori sul piano morale dalle parti della sinistra ce ne stan pochi, di pragmatici non se ne parla proprio.
Dove l’unico nome che esce è Vendola e dopo di lui il diluvio.

Un partito come i Grune o la Linke non esiste, esistono istanza poco creative, pesantemente legate a filoni ideologici di circa 40 anni fa.

Cosa non esiste è qualcosa di nuovo e creativo, che faccia saltare gli schemi e possa rinnovare la scena.

Mancano un Winfried Kretschmann o un Oscar La Fontaine. Abbondano invece giganti quali Dalema, Uolter o Vendola, quest’ultimo un gigante rispetto agli altri.

E manca qualcosa che sia la fine delle ideologie anni ’70(*) e l’ingresso nel secondo decennio del XXI secolo.

Fino a che questo punto non sarà risolto, fino a che non vi sarà un’alternativa valida a Prodi, vai di berly e pedalare.

(*) Qui vicino c’è un posto che si chiama Tagtraum. Artistoide, anarchico e creativo. Popolato mediamente da ex-sessantottini che, nonostante esperienza ed età, sono meno 70-fixed dell’italico centrosocialato medio

Quando gli angeli parlano tedesco

Sono le 11.30 di sera, esco un attimo da casa.
Sono sul marciapiede, guardo le chiavi e – SORPRESA – ho quelle sbagliate in mano.

PANICO

Sono in tuta, calzettoni antiscivolo e fa un freddo suino.

E tutto quello che mi potrebbe servire è dentro, dentro quella casa di cui vedo le luci dalla strada.

Cerco di capire cosa fare, non so se sia più da commedia o da incubo l’essere chiuse fuori da casa alle 11 di sera in una sera gelida.

Suono campanelli a caso, sperando che qualcuno, chiunque apra una porta.

Aprono, entro e mi fermo di fronte alla porta di casa. Dura, massiccia e decisamente non apribile.

Mentre sono in allegri conversari con la porta sento qualcuno che scende le scale: è il vicino del 4o piano, un ragazzo di circa 27-28 anni.

In accappatoio, seminudo.

Mi chiede cosa sia successo, glielo spiego.

Mi domanda se ho bisogno di un telefono, rispondo di si. Parte e va a recuperare il suo cellulare.

In Germania, mi dice, su ogni portone d’ingresso c’è il numero d’emergenza da chiamare in caso di chiavi smarrite. Niente pompieri, solo un servizio che fornisce supporto nel caso di chiavi di casa smarriti.

Mi offre il suo cellulare, gli chiedo se per favore può parlare lui che mi sento un pochino stranito e avrei problemi a spiegare

Chiama il primo numero, nulla. Chiama il secondo, gli rispondono, spiega la situazione, da l’indirizzo.

A quel punto, dopo che l’ho ringraziato con danze e balletti, si gira, saluta e torna a casa.

Dopo un po’ arriva la persona del servizio. Burbero mi dice la cifra necessaria e che devo pagare, io rispondo “Nessun problema, pago”.

Armeggia un po’ tra lastre e grimaldelli riuscendo a aprire la porta.

Entro, conto i soldi, mancano 3 euro.

Gli chiedo dove posso farglieli avere.

Mi guarda e dice “Ciao, va bene così”

E mi sento un po’ meglio anche se fa freddo ed è inverno.

E alla fine live in Pankow

Oggi è l’ultimo giorno intero, domattina si fan le valige e si riparte.
Berlino è sempre un’emozione, cose nuove da scoprire, i cambiamenti.

Ogni volta è anche un quartiere diverso, con posti e dintorni diversi.
Fino ad adesso quello che ho amato di più era vicino a Sauvignonplatz, diciamo che se ricominciassi la danza sceglierei quello un po’ per i dintorni e un po’ per la comodità dei trasporti.

Ho dei dubbi che sceglierei il grande albergo non perchè ci sia stata male, colazione a parte, ma perchè toltami la curiosità e budget a parte, penso che non varrebbe la pena a prezzo pieno.
Servizio ottimo alla reception, penoso per la colazione.
E’ difficile capire perchè nello stesso locale tu possa fare colazione a 12 euro a pianterreno e 25 al pano di sopra.
Soprattutto quando l’offerta è identica a quella di qualsiasi hotel che abbia visto a Berlino ma il servizio decisamente urfido.

La cosa ha funzionato così: stamattina ho aperto gli occhietti ed ho deciso che non avevo voglia di trascinarmi fino allo Starbucks e volevo provare la colazione alberghiera.
Mi vesto e parto in direzione posto da colazione.

Entro e mi sottopongo alla cerimonia della firma del foglie, numero di stanza e blah blah. Firmato il tutto la guardiana del posto mi lascia andare.
Mi giro attorno e c’è solo un tavolo libero, nessun cartello di “Riservato”, niente di niente. Solo tavolo libero.
Deposito le mie carabattole ed inizio a raccattare il cibo.
Mentre torno dalla raccvolta “succo-di-frutta” arriva la guardiana che, strillando come un’aquila, mi dice che il tavolo è riservato e che devo levarmi.

Faccio presente che non c’è posto, sottintendendo che forse forse toccherebbe a lei trovarmelo. Piuttosto sgarbatamente mi recupera i piatti e mi accompagna verso il posto nuovo.
Mi siedo e, visto che sta facendo la pucciosa con i signori reserviert, aspetto un attimo per vedere se muovo la magra chiappa e viene in mai direzione affinchè il caffè le possa essere ordinato.

Nulla

Bevo il mio succo di frutta, mangio buona parte delle mie cose e continuo ad attendere. NULLA
Ad un certo punto incrocio il suo sguardo e le faccio segno di venire dalla mia parte.

Dopo circa 5 minuti, a colazione terminata, si degna di muovere il culo e venire a sentire di cosa io abbia bisogno, ritorando poi col mio capuccino

Ora, brutta stronza, sto pagando 25 euro per fare colazione e sto pagando come qualsiasi altro ospite dello hotel. Avrei la stravagante e bizzarra pretesa di essere trattata un pelino meglio che in una bettola e, al tempo stesso, di avere un servizio che è peggiore di quello di qualsiasi bettola facendo le proporzioni.
Siamo in un 5 stelle ciccina, ci sarebbe la stravagante pretesa di trovarsi un pelino trattati meglio che in un motel della periferia di Minneapolis (*)

Il resto della giornata passa tra giri vari, un tentativo abortito di salire sulla Fernsehenturm ove la coda raggiungeva le due ore e pigro girellare perchè il clima è meraviglioso.

Verso le 3 mi prende la grande ispirazione: vado a Pankow, live in Pankow.
Per prima cosa vedo di trovare un acconcio mezzo che vada in quella direzione ma, pur guardando la mitica cartina, riesco ad infilarmi su un coso che va sì ad est ma non nell’est che voglio io.
L’est sbagliato è per me abbastanza stupefacente perchè non è particolarmente diverso da qualsiasi altra parte della Germania.
E’ qualcosa già notato a Dresda: vi sono tracce di DDR nel centro, Trabant ed architettura socialista. Il resto della città sembra avere mai avuto niente di architettonciamente diverso dall’ovest o, se mai è esistito, si è affrettata a toglierselo di torno.
La stessa cosa per l’est ma non est giusto.

Cosa vedo potrebbe essere a Berlino come a Leverkusen, niente che lasci pensare che lì vi sian mai stato altro che Bundesrepublick. Neppure i semafori sono diversi, neanche un Ampelman solitario.
Vedo alcune case interessanti, delle vecchie fabbriche del primo novecento ma nulla di speciale.
Deciso di tornare indietro, prendo finalmente la metropolitana giusta.

E vado a Pankow.

Ora il capolinea della U2 è in una zona che a me ricorda Whitechapel. Non ho ben chiaro perchè un quartiere est di Berlino mi debba ricordare un quartiere dell’eastend londinese ma “così vanno le cose, così debbono andare”.
Cerco delle indicazioni e le trovo per il Rathaus.

Parto, cammino un po’ ed inizio ad avere la visione del Rathaus che, tristemente, è carino ma nulla che mi dica che lì era DDR.
E’ tedesco, tipicamente tedesco ma io non volevo quel genere tedesco, volevo la memoria di cosa fu DDR.
Io turista voglio la memoria e la storia, davanti ho la quotidianità e qualcosa d’inatteso.

Adesso l’ho visto e so che aspetto abbia, mi chiedo solo se ho visto la parte giusta. Secondo Wikipedia no, sarà per la prossima volta

(*) Posti simili di solito hanno i camerieri sgarbati fino a sembrare una barzelletta.

Cortili e musei

Stamattina il clima di Berlino era un tra l’infame ed il trucido, con quel tocco di “[interiezione a casa] che umido” che non guasta mai.
Per qualche motivo misterioso ed ignoto avevo deciso che doveva far caldo e mi ero vestita di conseguenza.
Morale sono uscita dall’albergo, ho provato il piacere di sapere quale sia il clima dove viveva Armaduk, con l’aggiunta di quel tocco di umido penetrante che non guasta, ma ho deciso che andava bene e DOVEVA diventare una bella giornata (*)

Così non sono tornata indietro a mettere una maglia più pensate nè un secondo paio di calzini ma, dura e pura, ho deciso di procedere verso Museeninsel all’urlo “Tanto sto al coperto”.

Ora sarebbe la terza volta che vedo quel posto, la prossima credo che i custodi s’informeranno sulla salute della mia famiglia e inizierò a dare nomiglioli alle statue. La curiosità mia era dovuta al voler andare a vedere come fosse finiti i restauri e vedere la nuova sistemazione che includeva un posto.
Arrivata sul loco, ho incocciato due novità: la nuova sistemazione e il nuovo modello di biglietteria che, per il Neues Museum, include il biglietto a slot: in pratica puoi entrare solo nella fascia oraria indicata.
Tutto questo stava su un cartello davanti ad una specie di camper-biglietteria sovrastato dall’altisonante slogan “Mai più code, fate prima il vostro biglietto”.
Davanti circa 30 persone in coda.

Visto che la cosa mi lasciava un po’ perplessa e il clima non invogliava a stare 30 minuti fermi ho deciso di volgere altrove lo sguardo e provare a cercare una biglietteria alternativa, nel caso fosse esistita, ed accattare la carta dei musei, mitico oggetto da 20 euro che permette di entrare ovunque per 3 giorni (**). Mi è corso anche il pensiero di “cercare un museo alternativo”.

Giro sui tacchi e mi avvio verso Bode/Pergamon surgelando il giusto.
Davanti a Pergamon la coda era di circa 100 persone, tempo stimato per entrare un’ora. In quel momento la biglietteria di Bode mi è parsa lontanuccia e ho deciso di girare sui tacchi tornando alla biglietteria mobile no-coda-ma-ci-sono-30-persone-qui
Arrivata di fronte al “no-code”, ho scoperto che quella roba non esistente era arrivata ad essere formata da circa 50 persone. Sono stati i 40 minuti più lunghi della mia vita recente: la Spree riusciva a tirar fuori un umido da frigo sbrinato ed il vento era da aaaargh.
Arrivata davanti alla signorina richiedo la mia bella carta e lei mi chiede da che museo voglio iniziare.
Io scema come una cutrettola rispondo “Alte” dimenticandomi totalmente che per entrare a Neues, ove si giace Nefertiti, rischiavo di rifarmi la coda
Ho fatto perciò Alte, ho ammirato le solite meravigliose parti posteriori delle statue greche e, per variare, pure le tartarughe

Verso le 13.30 ho iniziato a provare un po’ di languore ma nel museo la caffetteria appariva triste e vagamente priva di cibi.
Ho perciò deciso di provare quella di Neues mentre mi balenava la questione “arrgh il coso segnatempo”.
Avviatami coraggiosamente verso la meta ho notato un cartello non visto prima. Sul cartello si diceva quanto segue:

  1. Potevo fare il coso segnatempo in uno qualsiasi dei musei
  2. Ero pirla perchè mi ero ben surgelata per fare una coda inutile

ho pertanto deciso di iniziare ad usare la mia tesserina magica e sono entrata nel museo più soporifero della storia ossia Alte Nationalgalerie (***)
Sono entrata e avevo una persona davanti. Tempo 5 minuti avevo il mio segnatempo e stavo dandomi della cretina perchè avrei potuto fare tutto in fretta e senza gelarmi.

Neues Museum è bellissimo, le collezioni sono state disposte in maniera molto più sensata, le sale di Amarna sono sempre mozzafiato ed è stato inglobato anche il Museo della Preistoria che prima stava a Charlottemburg.
Ora quest’ultima parte include anche i reperti di Schliemann provenienti da Troia, perlomeno qualche cosa dei pezzi originali perchè il resto sta a Mosca, bottino di guerra.
Indignatissimi cartelli ricordano indignatissimi che la cosa è in violazione di trattati vari e che dovrebbero essere restituiti.

Ora stiamo parlando di oro proveniente dalla Turchia, in un museo che contiene capolavori esportati illegalmente dall’Egitto, vedi tutte le sculture di Amarna Nefertiti inclusa, vicino ad un altro museo dove vi sono città intere estirpate da un tot di nazioni.
Viene un po’ da ridere a leggere di indignazione nei confronti dei russi.

Comunque sia sul piano delle relazioni internazionali, quelle opere d’arte sono meravigliose.

Un po’ meno meravigliosi sono invece gli “antipasti egizi” presi alla caffetteria del Neues. Il tabuleh fatto con i cetrioli mi mancava e l’hummus sapeva decisamente di cartone. In compenso la zuppa di patate con wurstel era buonissima.

All’uscita dal museamento il clima si era girato al bello e sono partita in direzione di Oranieburgerstrasse ovvero degli Hackeschen Hofe ovvero di un posto meraviglioso pieno di negozzi interessantissimi, flagship store di Trippen incluso.
La mia carta di credito ha iniziato ad avere convulsioni ma siamo riusciti ad uscirne quasi indenne nonostante la presenza di questo negozio qui e di quest’altro, detto anche vestiti berlinesi, che presentava persin dei saldi.
Alla fine mi sono limitata ad una pochettina in stoffa da copertura di macchine da stampa (****) ad un prezzo basso. Dai vestiti berlinesi mi son salvata causa taglie modello barbie.

Al ritorno, visto che è sabato e non mi bastava avere fatto due musei e camminato un bel po’, ho deciso di tornare a mettere il naso a KaDeWe. Vedere KaDeWe ho scoperto dopo che era sostanzialmente inutile visto che è una sorta di Kaufhof potenziato all’ennesima.
L’unica cosa trovata molto interessante era la serie di creme/cremine con ingredienti bio o simili.
Per il resto le stesse cose che potevo trovare a Dusseldorf, nulla di più e nulla di meno.

Domani, visto che è domenica e ogni cosa è chiusa, altro paio di musei per tenersi in allenamento.
(*) Non c’era una spiegazione razionale a ciò, puro istinto de panza o “gut feeling” se vogliamo fighetteggiare. Il secondo punto è che ho rimpianto il clima di Dusseldorf ed è tutto dire
(**) La sola isola museale costa 16
(***) dal concetto di “noia mortale” sono esclusi gli impressionisti, Rodin, Mares e la Toteninseln. In tutto 2 sale su 30
(****) Non voglio pensare cosa verrà fuori nel futuro se siam passati dai teloni da camion a quesot

Alberghi e cerimonia

Una delle cose che oggi mi rendevano nervosa era l’arrivo in albergo.
Ero letteralmente terrorizzata dall’idea di entrare in questo posto e di trovare l’equivalente alberghiero della commessa da boutique italica, quello di ti guarda dall’alto al basso e ti schifa mentre ti guarda.

Alcune recensioni su Tripadvisor non erano per nulla rassicuranti e andavano nella direzione indicata dai miei più cupi pensieri.

Cupi pensieri che son stati puntualmente smentiti all’arrivo.

L’ingresso in codesto edificio è una cosa piuttosto complessa e richiede almeno tre persone al tuo servizio, cosa che non credo di avere mai visto prima.

La cosa funziona così: tu arrivi davanti all’albergo con mezzo pubblico, taxi o piedi. Un signore vestito da congierge cinematografico, con tanto di tuba in testa, ti accoglie e ti da un biglietto con su i dati dei tuoi bagagli, nel frattempo un altro signore ti carica i bagagli sul carrello di ottone e provvede a portarli da qualche parte.
Mentre i tuoi i bagagli spariscono l’italiano che è in te si terrorizza e inizia a pregare sperando di rivederli.

Mentre tutte queste persone si attivano, tu provvedi a portare la tua augusta persona oltre la porta dell’albergo ove un pre-congierge ti accoglie ritirandoti il biglietto dei bagagli.
A quel punto sei pronto/a per affrontare il congiergista vero che fa quello che fanno i congiergisti in qualsiasi parte del mondo: ti registra e ti da le chiavi della stanza.

Esaurita la parte burocratica vieni riaffidato al pre-congierge che provvede ad accompagnarti in camera spiegandoti di tutto e di più su come funziona l’albergo.
L’unica cosa che non ti dice è che ti tuo bagagli ti stanno seguendo stile “Baule” di pratchettiana memoria.

Tra un blah e l’altro ti viene spiegato che puoi fare colazione in due posti diversi, che non ci sono problemi se scendi in sauna/piscina in accappatoio e cosa fare se ti tira la voglia di qualcosa.
Nel frattempo sei arrivato in camera e, miracolo, assieme arrivano anche i tuoi bagagli.

A quel punto viene fatto un controllo che tu abbia tutto e vieni lasciato al tuo destino di ospite.

Nel caso tu decida di sdraiarti su tutti i letti presenti, usare tutti gli asciugamani per pulire per terra o che altro ti passi per la mente non ti devi preoccupare, il giro di controllo freschezza biancheria viene fatto credo 3 volte.

Tutto questo ti appare meraviglioso e quasi favolistico (*) anche se stanza, pur essendo carina, non fa urlare dalla meraviglia (**) tranne per il bagno in marmo spacchiuso

Tutto l’insieme appare bello ma con alcuni particolari un po’ sconcertanti tipo la moquette un po’ fanè nel corridoio o altri particolari che ti lasciano un po’ perplessa.

Domattina affrontiamo la cerimonia della colazione in previsione di Museeinseln ristrutturata e giro pericolosissimo a Mitte
(*) sono abituata a posti un pochettino più spartani
(**) apprezzo molto l’accappatoio però

K21 e non sai cosa vedi

Con K21 da queste parti s’intende Kunstsammlung o raccolta d’arte del XXI secolo.
Stiamo parlando di uno dei maggiori musei europei di arte contemporanei.

Avevo sempre rimandato la visita, un po’ perchè a me la madonna di Loreto giallo fosforescente diceva poco, un po’ perchè finivo sempre per far altro.
Oggi ci sono stata con un’amica.

Siamo dalle parti di cose oscure, concettuali, strane, colme di istanze. Siamo dalle parti delle grandi installazioni, quelle che richiedono operai ed elettricisti.

In partole povere siamo nel regno del “che cosa vuol dire?”

La risposta è di solito contenuta in un poderoso saggio dove con molte parole si dice che l’opera/installazione esprime “blah blah blah bla”
Nella maggior parte dei casi senza il blah blah ci capisci veramente nulla, con il blah blah arrivi a supporre cose tipo “Mi pigli per i fondelli?”

Prendiamo ad esempio l’opera di tizio. Tu entri nella stanza e c’è un igloo rosso con due manichini. Sopra scritte politiche. Vai avanti ed entri nella seconda stanza e ci sono foto di pezzi di cadaveri e tante tette.
Ora io non ho chiaro cosa c’entrino le tette con i cadaveri, so che entrambi sono presenti in proporzione di 3 tette per un pezzo di cadavere.
Tutto ciò si pensa, almeno stando alle descrizioni, che abbia un profondo valore artistico-politico ed esprima il disagio per l’intervento americano in Afghanistan/Iraq.
Si pensa e si legge sulle cartoline. A me è venuta una faccia da procione pasquale vedendola quelle cose ma io non sono una ifne mente intellettuale.

La stessa faccia, in versione da ornitorinco primaverile, mi è sorta quando ho visto una sorta di cartone animato, vietato ai minori, dove una sorta di personaggio con tette enormi e attrezzo girava ignudo per lo schermo.
Ad un certo punto una scimmia iniziava ad uscirgli dall’ano.
Quale fosse il significato di codesta scimmia e di tutto l’insieme non lo so, so che era affascinante nel suo essere orrenda.
Di sicuro non era porno e neanche oscene. Era solo brutto.

Ci sono state cose che ho apprezzato perchè mi han divertito e, in un caso, perchè mi ha colpito.

Di sicuro pochissimo che avrei voluto in casa mia.

Ho capito quel’era il senso recondibito e simbolico di cosa vedevo ? Boh, mah, forse
Mi sono divertita: si, tantissimo

Rimane il fatto che faccio fatica a considerare il tutto, salvo minime parti, arti.
Lo considero esibizione, show, uno spettacolo tra il frack e lo strano.

il resto sono blah blah blah blah blah

Annarella va alla partita

Ieri sera è stata una somma di prime volte:

  1. Prima volta ad una partita
  2. Prima volta a vedere la nazionale
  3. Prima volta a in uno stadio tedesco
  4. Prima volta a Dortmund

Eravamo un gruppo misto di italiani tedeschi e i nostri biglietti erano per la curva ove stavano gli italiani.
In comune con qualsiasi evento tedesco, uno stadio tedesco presenta una estrema varietà di luoghi ove bere e mangiare e, a confermare la cosa, uno dei miei vicini continuava a transitare per andare a recuperare da bere e da mangiare.

Come se non bastasse la presenza di numerosi banchetti, tra le gradinate girava anche due signori che vendevano bevande: uno armato di bandierina con su i prezzi ed il secondo di cassetta con bicchieri di birra da 0,5.

L’attenzione è stata sulla partita e sul pubblico presente e, dovessi fare una sintesi di cosa ho visto, sarebbe la seguente:

  • Mi sono divertita un sacco
  • I tifosi italiani presenti erano un sacco folkloristici, tipo quelli con l’elmo da legionario in testa
  • Il nostro rappresentante tedesco  ha imparato un sacco di termini nuovi. Abbiamo evitato di spiegargli cosa volesse dire quel gesto con le mani a triangolo v.so l’inguine fatto da un vicino di posto ed indirizzato all’arbitro.
  • I calciatori italiani c’han messo un po’ a capire che la palla se la dovevano passare tra di loro
  • I calciatori tedeschi corrono, corrono, corrono ed eran sempre dove c’e’ la palla. Cio’ vuol dire “giocare meglio” credo
  • Il/la partner dell’arbitro si concede a battaglioni interi, ieri sera ci doveva essere la coda davanti a casa sua
  • I boccali di birra che prendi in comodato sono eccezionali. Se li restituisci ti danno i soldi.
  • Molti tifosi italiani presenti, avvolti in bandiera ecc ecc, non sapevano una parola d’italiano ma parlavano un ottimo tedesco