L’indignazione giornaliera: di libri, insulti e blogger

Il mondo di Twitter è un mondo affascinante, con sue dinamiche particolari e grosse fiammate che si spengono dopo poco. Soprattutto nel settore italiano è tutto un indignarsi per ben 24 ore e per poi passare il tutto nel dimenticatoio. Tutto questo si può applicare a qualsiasi campo anche se, debbo dire, la parte politica tende ad essere un po’ più a lunga durata e con temi ricorrenti.

L’indignazione di ieri era dedicata a una supposta agenzia di PR librario che ha insultato una blogger per non avere scritto una recensione estremamente positiva di un libro. Visto che non erano contenti si son pure messi ad insultare gli altri commentatori.

Tutto ciò ha portato allo sminuzzamento della net reputation dell’agenzia di PR visto che sono usciti fuori collaboratori finti (avevano anche utilizzato la foto del capo HR di Ferrari per uno), rapporti con case editrici mai esistiti e partnership inventate.

E’ stato molto divertente leggere i thread perchè pareva di essere in una commedia all’italiana, insulti sessisti inclusi, con collaboratori che reagivano male perchè in lutto e indignazione a 360.

Personalmente mi sono divertita molto e ho ringraziato pantheon interi di non essere coinvolta nella scena italiana perchè mi è parsa poco professionale e pochissimo trasparente.

Facciamo un esempio: nel post che ha scatenato la querelle c’era una recensione non positiva ma nessuna indicazione che i libro fosse stato dato a titolo gratuito per essere recensito. Può sembrare una stupidaggine ma la legge ti impone di dichiararlo.
Seconda cosa quando ricevi un libro e partecipi ad un’iniziativa di marketing ti arriva anche una mail che ti spiega cosa fare se il libro non ti piace e, di solito, l’indicazione è scrivere al markettaro con cui sei in contatto per chiedere lumi.
Da quel che ho capito nella nostra cara patria non funziona così e si preferisce insultare piuttosto che intrattenere un rapporto professionale.

Perchè, per quanto sia divertente giocare a fare il recensore, dietro la questione ci sono interessi economici e sarebbe interessante vedere come funziona la cosa se gestita in maniera series.

La mia impressione, da quello che è uscito ieri, è che sia tutto modello “pizza e fichi”. Non sai chi ha dato cosa e non sai se la recensione che leggi è quella di un libro acquistato o di un libro ricevuto in omaggio.
Cambia ? Si, cambia perchè l’omaggio e il desidero di mantere rapporti decenti con il committente possono portare a scrivere recensioni entusiaste e il sapere che è un omaggio ti mette in un’ottica mentale che porta a valutare quanto leggi in maniera diversa.

Il secondo punto è la mancanza di trasparenza. Nel mondo anglosassone scrivi alla casa editrice, che ha un indirizzo apposito, chiedendo un libro per recensirlo. A volte non ti rispondo, nella maggior parte dei casi ti inviano una copia del libro (solitamente in ebook).
Stiamo parlando di un mondo dove il rapporto blogger/editore è codificato, normato e sai come muoverti e cosa fare.
Quando successo ieri in Italia ha dimostrato che quella chiarezza dei flussi non c’è e tutti sono liberi ti fare di tutto, incluso insultare il recensore, cosa che nel mondo anglosassone è vista malissimo.
In parole povere in Italia non abbiamo un Netgalley/Edelweiss con i suoi processi ben chiari, abbiamo la buona volontà e vai a sapere cosa.

Un’ultima cosa: recensire libri per conto di altri non vuol dire fare cultura ma essere parte di un processo di marketing. Può essere che ci siano volte in cui propagandi libri altamente culturali (mi è successo con The Nickel Boy che ha vinto il Pulitzer) ma continuo a pensare che da noi, vista la venerazione dell’oggetto libro, non potrà mai funzionare perchè se parli di libri devi parlare del libro che fa “cultura” o “tendenza”, difficilmente del libro che ti diverte.

Oziosi considerazioni su un po’ di tutto

Questa è una raccolta di oziose su cose lette e viste negli ultimi giorni.

1 – La ministra Grillo ha assunto un mental coach a 35k la settimana. Ho immediatamente inviato via Twitter a Di Maio la mia candidatura a “Esperta in previsioni olistiche basate su combinazioni di numeri”.
Tradotto: so leggere tarocchi e fare oroscopi, se aggiungono qualcosa imparo pure a usare le rune e leggere le foglie del te.
Non sarà il massimo ma viste le previsioni economiche che fanno i ns governanti sono sicura che con un giro di tarocchi uscirebbero più realistiche.

2 – Sto leggendo un cosy mystery (gialli leggeri di stampo anglosassone) dove la vittima è un data scientist esperto di Big Data.
Considerate che, per quanto tra i lettori ci stia di tutto, molti sono ultracinquantenni.
Per quel che ne so nella letteratura popolare italica siamo fermi a professori, marescialli dei carabinieri, commissari di polizia, baristi (*), etc
Mi sono chiesta cosa succederebbe se in un romanzo giallo uscisse uno che fa il data scientist, esistono anche in Italia, e si parlasse di Big Data. Suppongo che apparirebbero molte facce perplesse.

3 – Ogni tanto vorrei scrivere di politica. Poi mi viene in mente che la politica italiana attuale la si può prendere in due modi:
a – Modello cerchiamo di emigrare
b – Farsi 4 risate
Diventa anche difficile scrivere di politica perchè quando guardo il tg mi sembra di stare in uno sketch dei Monthy Phyton.

(*) Detto ciò la qui presente dichiara di amare profondamente Camilleri, Malvaldi e Farinetti. Un po’ meno Manzini ma è pur sempre un bel leggere.

Il meglio dell’anno librescamente (e oziose considerazioni sull’editoria italiana)

Una cosa che ho imparato razzolando tra libri USA e UK è che buona parte della produzione non viene tradotta, diciamo che in italiano arriva il 10%.
In Italia molti si lamentano che non si legge e tirano giù lunghi pipponi sulla scuola/famiglia/etc che non educano alla lettura, sugli italiani pigri e via elencando.
Ora è vero che la passione per la lettura l’acquisisci in famiglia ma è anche vero che il mercato italiano non aiuta.
Da una parte abbiamo la visione del libro come feticcio sacro, portatore di cultura e non di svago o piacere. In Italia sembra che il concetto di “divertente” applicato ad un libro sia quasi una bestemmia e sminuisca il valore del sacro feticcio.
In secondo luogo abbiamo l’idea dello scrittore come icona sacrale da venerare ma con cui interagire al minimo. Una cosa che ho appreso dagli scrittori anglosassoni è che sono disponibili a risponderti, si leggono le recensioni e se gli piace te lo fanno sapere. Questo può succedere a tutti i livelli, inclusi quelli che hanno “Il New York Times bestseller” nella dicitura.
Il terzo punto è il prezzo: un libro anglosassone può andare da 0,99 centesimi a 25$, senza contare le maree di sconti, regali e vai coi carri. In più c’è un forte sistema di biblioteche e di prestiti che fa si che chiunque possa leggere.
Io so di avere una biblioteca vicino a casa ma di sicuro non ha gli orari di quelle USA ossia fino alle 21, alcune con aperture la domenica.
Last but not least: nel mondo anglosassone il libro è un oggetto che si deve vendere, la casa editrice farà di tutto per lanciarlo. Essendo un oggetto da vendere conta anche il pensiero dei lettori, le loro recensioni. (*)
A me piacerebbe fare per una casa editrice italiana quello che faccio per quelle anglosassoni ma non saprei da che parte iniziare. Quando ho richiesto copie di libri a quelle anglosassoni avevo un riferimento, ho passato i miei riferimenti social e avuto il libro nel giro di mezz’ora.
Non ho idea di cosa si debba fare in Italia e penso che non ce l’avrò mai.

Cmq sia vorrei elencare i libri che ho amato di più quest’anno, nessuno è tradotto in italiano per cui fatevene una ragione e, se non lo sapete, imparate l’inglese

1 – Foundryside di Robert Jackson Bennett
In un universo distopico dove la magia è tecnologia avventure picaresche, guerre e personaggi complessi. Bellissimo
2 – Priest of Bones di Peter McLean
Pieno di humor, cupo, violento e bellissimo tra gangster, guerrieri, magia e spionaggio. Un misto di fantasy violenta e i Goodfella, con tanto tanto humor. Se lo inizi non lo molli.
3 – Rotherweird/Wyntertide di Andrew Caldecott
Una cittadina nell’Inghilterra contemporanea ma al di fuori della storia. Barocco, splendidamente scritto, complesso. Van letti entrambi i libri in ordine sennò si capisce poco. Bellissimo.
4 – Old Baggage di Lissa Evans.
Una vecchia suffragetta, il bisogno di trovare un nuovo scopo nella vita, i ricordi, le amicizie. Scritto benissimo, pieno di humour, con un personaggio principale indimenticale
5 – Miss Kopp Just Won’t Quit di Amy Stewart. Le avventure della prima donna poliziotto a New York. Sullo sfondo gli USA degli anni ’10, le lotte operaie e le battaglie femminili per il voto
6 – British Library Crime Classics. Non è un libro, è una collana che ripubblica libri gialli pubblicati tra gli anni 20 e 50. Alcuni sono delle vere gemme, tutti sono molto gradevoli
7 – I gialli di Rowland Sinclair di Sulari Gentili.
Un ciclo ambientato nell’Australia degli anni ’30 tra artisti comunisti, un cane che si chiama Lenin e il protagonista, figlio di una famiglia bene diventato pittore. Sullo sfondo lotte operaie, il fascismo in salsa australiana (e dicono cose che suonano tanto attuali). E un bel giallo.

(*) La qui presente legge le recensioni USA, evita come la peste quelle italiane che spesso soffrono di snobismo librario e se non è noioso non piace.

Razza? Di che cosa parliamo?

Ieri è esplosa la questione della “difesa della razza bianca“.
Sarò strana ma al concetto di “razza bianca” associo le galline o le mucche. Le mucche piemontesi sono bianche.
So che esistono anche mucche pezzate o nere e per quel che ne so alle mucche passa alto se nel loro gruppo ci sono mucche di altro colore.
La stessa cosa per le galline, mi parrebbe strano sentire che le galline bianche non vogliono assieme le galline nere perchè debbono difendere la “razza”.
In Italia, anno di grazia 2018, può invece succedere che il candidato al governo di una delle maggiori regioni italiane parli tranquillamente di razza e quelli del suo partito non decidano di mandarlo in vacanza o cambiare candidato.
Succede una cosa che si pensava fosse morta e sepolta e che riporta alla memoria ricordi del 1938 e della difesa della razza.
Il razzismo sembra essere il dernier cri della stupidaggine italiana.
Ci dimentichiamo che oltre frontiera non siamo visti proprio come il faro della civiltà occidentale, che spesso ci associano ancora ad immigrazione e mafia.
Oh certo, siamo esaltati per arte/moda/cibo e vai coi carri.
Ma l’italiano è ancora visto come quello che arrivava con la valigia di cartone come immigrato.
L’altra cosa che tendiamo a dimenticarci, o ignoriamo bellamente, è che l’impero romano se ne batteva bellamente della questione etnica e se eri cittadino romano lo eri a prescindere dal colore o dall’origine.
Il che vuol dire che molti di noi hanno antenati che con la razza bianca non hanno molto a che fare.
Cambia qualcosa? In pratica no, per qualche politico attuale si.
Sarebbe divertentissimo fare il test del DNA agli assertori di certe vaccate e scoprire che hanno origini piuttosto variegate, magari qualche antenato remoto importato dall’oriente.
La cosa che realmente importa è che con certe frasi si sdogana il peggio del peggio. I leoni da tastiera saranno entusiasti di poter mostrare il peggio di se e non doversi neppure vergognare.
Sperando che al governo di una delle maggiori regioni italiane ci vada qualcuno di più sani principi e meno attento alle questioni di zoologia.
Visto che non siamo ancora galline

I dannati della terra locali

in questo periodo faccio fatica a reggere i piangina nazionali, gli “a noi italiani niente”.

Faccio fatica perché vedo tanto piangersi addosso, tanto ricordare quanto sia disperata la loro situazione e ho la sensazione che ci sia poco darsi da fare per migliorarla.

Facciamo un esempio: sei una trentenne disoccupata e senza soldi. Scrivi un post su Facebook lamentandoti di qualcosa tipo “Non mi fanno entrare al cimitero col cane”.

A naso sarebbe una questione innocua, un tema buono per passare il tempo e dividersi tra pro/contro e vai coi carri.
Nulla di speciale.

Peccato che si tiri subito in ballo che il cane al cimitero non può entrare ma una zingara può chiedere la carità sullo spiazzo adiacente.

A parte il non sequitur tra “il cane non può entrare la cimitero” e “la zingara può chiedere la carità”, la frase viene scritta in italiano improbo.

Nasce una discussione che si divide in due rami: il cane e la zingara.
Nel primo ramo abbiamo ancora lampi di civiltà e di discussione sensata.
Nel secondo esce il peggio del peggio compreso il pirla di turno che, con mentalità da far invidia ad un nazista anni ’30, propone di andare a far mordere la zingara dal suo pit bull (*)
Il tipo non ha mai incontrato la zingara, non ha mai saputo della sua esistenza fino a due secondi prima. Non sa neppure che faccia abbia e, nel caso, si ingegnerebbe anche a far mordere una qualsiasi passante perché tanto non saprebbe riconoscerla (**).
Non sono cose che puoi spiegare a questo tipo di italico-piangina, l’unica è segnalarlo per “hate speech” e sperare che emigri per lavorare in qualche miniera remota.

Ricapitolando: un fatto assolutamente risibile diviene l’occasione per dar sfogo al pianginismo italico.
Non per qualsiasi legame con il fatto ma perché è uscita la parola zingara.
Fino a qui il pianginismo è stato limitato, più razzismo che pianginismo.

Qualcuno però “osa” far presente che nessuno è mai morto se il cane non entra al cimitero e se non hanno qualcosa di meglio da fare.
Non l’avessero mai fatto.
Inizia un coro a varie voci sul tema “Noi siamo disoccupati, non abbiamo i soldi per piangere” (***) e un crescendo di pianginismo perché “siamo italiani non ci danno un centesimo“(***) fino all’apoteosi di “Chiedere carità e reato. Io visto Tv”. (all’io visto TV mi son venuti in mente gli indiani dei film degli anni ’30).

Il tutto massacrando buon senso, grammatica e essendo anche un pelino difficili da leggere perchè, in assenza di virgole, entri in apnea prima di finire la frase.

Mentre leggo mi vengono in mente alcune cose vaghe tipo “Se sei così in bolletta l’adsl e il computer per andare su Facebook come te li mantieni? A botte di tirate sui ROM ?”
E ancora “Hai un cane che mangia un kg di carne al giorno. O quella povera bestia è diventata vegana o vai in giro con l’arco a tirare ai piccioni”.

Di base mi rimane però un’idea di base ossia che senza preparazione, cultura e le basi non vai da nessuna parte.
Possono fare tutti gli xxx-act che vogliamo ma questa gente ben difficilmente troverà una sistemazione perchè gli mancano tutti gli strumenti. A partire dalla scrittura di un CV (****)agli strumenti necessari per affrontare il mondo attorno o per cercare un lavoro.
All’ignoranza totale di cosa sta succedendo che fa si che si sentano vittime di tutto e tutti. Un po’ è vero perchè di squali e sciacalli che ci marciano ce ne sono a bizzeffe ma il vittimismo non serve a trovarti un lavoro o a costruirti un futuro.
Un vittimismo che impedisce di capire che il primo sforzo deve essere personale, deve essere nel migliorarsi.

L’economia li da perdenti perchè non sono competitivi rispetto ad un qualsiasi immigrato che sia qui da almeno un paio di anni (*****). Un certo populismo li vuole vittime e perdenti perchè solo così prospera.

Però il primo passo spetta a loro e solo loro possono tirarsi fuori dall’ignoranza e dalla miseria (Non parliamo di senso figurato, sono proprio ignoranti e poveri sia in senso umano che materiale).

Ben vengano i redditi di cittadinanza e le iniziative per aiutarli. Ma che questo sia soggetto a richieste di miglioramento e iniziative.

A meno di volere l’ennesimo populismo o la distrubuzione del grano di età imperiale.

(*) Qui ci sarebbe qualcosa da dire su quel povero cane. I pitbull hanno pessima fama per colpa di padroni idioti e l’idea di un cane addestrato a mordere fa paura, soprattutto se in mano a un cretino
(**) L’ho vista. E’ una signora di circa 50 anni bionda, vestita con jeans e maglione. Di sicuro potrebbe essere chiunque
(***) Un sacco di virgole sono state maltrattate durante la scrittura di questo post e la grammatica è scesa in sciopero durante il thread iniziale
(****) Immagino che roba tipo “Io andato scuola media. Io preso diploma” non faccia grande impressione
(*****) Di sicuro conosce meglio l’italiano
 

Live trolling (incontri della domenica mattina con italici)

Ci sono momenti in cui ti trovi nella situazione di trollare qualcuno dal vivo. Non è tua intenzione farlo ma, dopo un attimo, ti trovi a godere della cosa.

Mettiamo che è domenica mattina e, uscita dal supermercato, stai rimettendo a posto il carrello.

Mentre stai eseguendo si avvicina una femmina di italico. Per comodità sarà chiamata FDI d’ora innanzi.

FDI è bionda chimica, ha un’età imprecisata tra i 35 e i 50, uno spiccatissimo di qualche parte non torinese. Non è diversa da qualche migliaia di persone che incontri andando a lavorare.

E’ la medietà fatta persona, la medio-italica che ha preso il posto della casalingua di Voghera.

FDI si avvicina ai carrelli, ne prende uno e, notando la presenza di un guanto prendiverdura, si affretta a toglierlo e gettarlo per terra.
Ora FDI aveva un cestino a 50 cm di distanza dal braccio destro. Non doveva muoversi, non doveva fare nulla che richiedesse sforza.

Ma l’utilizzo del cestino pubblico dell’immondizia non è parte della sua cultura suppongo oppure la FDI viene fulminata da qualche divinità locale non appena si avvicina al cestino.
Non lo saprò mai.
La qui presente è però allergica all’immondizia gettata per terra, a maggior ragione se hai un cestino a 50 cm di distanza.

Raccogliere il plasticoso guanto da per terra e restituirlo alla FDI è cosa di un attimo. Il tutto fatto con un sorriso che accompagna la frase mitica “Le è caduto qualcosa”.

La FDI deve essere un po’ ingenua perchè si gira verso di me, che sto assumendo le fattezze da troll, e mi risponde “Nooo, è immondizia che era nel carrello”.

Guardandola un po’ stralunata ma continuando a sorridere (*) mi giro verso il cestino e mentre getto il pattume rispondo alla FDI: “Allora si getta nel cestino”.

La FDI finalmente realizza che stava venendo trollata e, come un meraviglioso luccio, abbocca in pieno urlando “Lei è una scostumata e una mascalzona” (**).
La mia trasformazione in troll è ormai completa e ribatto “Qualcuno invece non è molto beneducato”.
La FDI ha perso del tutto il ritegno e raggiunge il meraviglioso apice del non-sequitur: “Lei al posto di pensare a me pensi ai marocchini, albanesi e arabi che fan saltare in aria la gente”.

Per tenerla calda le rispondo “Che c’entrano gli stranieri ? Io vedo italiani maleducati e mi vergogno di essere italiana”.

La FDI è diventata sul violaceo e sta per ribattere ma, a quel punto, il maschio italico che ad ella si accompagna l’acchiappa per un braccio e la porta via.

Essi esistono ed escono dai fottuti muri. Che sia il trolling la ns speranza di salvezza ?

(*) Una FDI di tale livello pensavo esistesse solo a livello di commedia all’italiana
(**) Totò sarebbe stato orgoglioso di lei

Non è solo una strage di poveracci, è anche una strage di cervelli

BauleOggi sono avvenuta due stragi. Una di esseri umani, tremenda ed angosciante.

Una di cervelli. E’ come se di botto una buona dose di italiani (*) avessero rinunciato a doti quali raziocinio, pietà e qualsiasi cosa li distingua un animale con la rabbia da un normale essere umano.

Nella foto il baule del fratello della mia bisnonna. Epoca: fine 800. Lui era un migrante.

Come buona parte dei parenti degli afflitti da uno dei virus della rabbia.

Piangiamo 700 morti e alcune centinaia di migliaia di cervelli

(*) Incluse un’alta dose di fake visto in un caso una aveva 4 tweet che dicevano la stessa cosa

(*)

Oziose considerazioni su Charlie Hebdo e i nostri stercorari

Tra discorsi in giro, giornali e social network mi è successo di apprendere delle reazioni della nostra destra più becera all’attentato di Parigi.

Facciamo una premessa: Charlie Hebdo era un giornale irriverente, di sinistra e che non stava a distinguere tra diverse religioni.
Ve l’immaginate uno dei nostri becer-destraioli alle prese aclune di queste vignette ?

A Cristiano Magdi verrebbe un infarto, Gasparri invocherebbe la chiusura e Salvini di sicuro troverebbe che qualcuno degli antenati degli autori erano immigrati clandestini.

Tutto ciò sarebbe folklore non fosse che escono cose ancora peggiori.

Prendiamo la questione immigrati, cavallo di battaglia attuale della Lega. A sentir loro siamo i barconi sono pieni di immigrati musualmani pronti a metterci il velo e a togliere i simboli cristiani.

C’è un piccolissimo, secondario problema: tra gli immigrati che stanno arrivando ci sono anche cristiani in fuga. CRI-STIA-NI ossia seguaci di Cristo, discedenti dai membri delle prime chiese cristiane.
Oppure curdi, magari yazidi.

L’alternativa è che questa gente la lasciamo crepare in mare. Apprezzo il vostro spirito cristiano, mi ricordavo “Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25,42-43) (*) ma come ebbe a sentirmi dire io sono anticristiana e anticlericale per cui non è detto che abbia compreso appieno il brano, magari quel “ero straniero” si riferisce a “ero abitante della comunità europea”.

Il secondo punto sono tradizioni e accidenti vari e qui ci sarebbe molto da dire non fosse altro che la Lega conosce le tradizioni locali come io conosco quelle della Kamciakta citeriore.
Anche perchè queste benedette tradizioni sembrano siano crocifisso nei luoghi pubblici e presepe.

Ora il presepe, ebbene si, è una tradizione italiana. Nessuno s’azzardi a spiegare ai leghisti che molti simboli arrivano dai vangeli apocrifi che vorremmo mai che si spaventassero di tutta quella roba tirata fuori da immigrati clandestini medio-orientali (**).

Per quanto riguarda la costruzione di moscheee che dire, almeno quelli che si lamentano riempissero le chiese invece che c’è una percentuale di partecipazione alle messe che è simile a quella dei francesi.

Siamo partiti da Charlie Hebdo, dalla satira dura, pura e irriverente fino alla blasfemia.
Siamo arrivati al razzismo duro e puro fino a diventare una comica.

Speriamo che un giorno riusciamo anche a ragionare in maniera sensata.

(*) Pochissimi italiani conoscono il Vangelo. Ricordo a Bose una signora che, di fronte ad una citazione evangelica, diede del comunista al monaco che stava tenendo la Lectio.
(**) Paolo di Tarso era cittadino romano, gli altri discepoli no. Però i romani eran decisamente più intelligenti dei nostri contemporani

Dell’astensione, del voto e delle aspettative

Più o meno un anno fa si votava alle primarie. Lieve come un’ape (*) mi avviai anch’io e votai.
Votai Matteo Renzi.

C’erano aspettative, c’era la speranza che qualcosa di nuovo potesse nascere, che questo paese uscisse da quel clima plumbeo in cui si trova, un clima che ricorda l’avanzata delle armate di Mordor.

Volevamo un Aragorn e che “Renewed shall be blade that was broken” (**) come scrisse Tolkien.
Erano attese un po’ messianiche e un po’ grass root.
Ci si sentiva parte di un movimento di rinnovamento, di una speranza che le cose vecchie fossero fatte nuove.

E’ passato un anno, abbiamo sentito grandi discorsi, abbiamo visto il peggio dei riciclati salire sul carro del vincitore e le bele figheire politico-riciclate raccontarci delle loro depilazioni ed estetisti.

Abbiamo visto iniziare cose e le abbiamo viste perdersi. Abbiamo visto uno scontro interno alla sinistra aspro e brutto, una cosa che di sicuro non andava nella direzione di un clima di collaborazione e speranza.

Tutto il resto è ancora aria fritta fatti salvi gli 80 euro che qualcuno ha avuto in più. Abbiamo anche visto aumentare le tasse e giuro che ne facevamo a meno.

Credo che molti siano delusi dal circo renziano, dai proclami, dalle frasi fatte, dalla demonizzazione del nemico (***).

E credo che l’astensione altissima avutasi ieri in Emilia Romagna qualcosa voglia dire.

Caro fratello nello scoutismo Matteo (****) aka Presidente del Coniglio, uscirsene con “Affluenza, problema secondario” quando il 60% delle persone non è andata a votare sta tra il mettere la testa nella sabbia, quello stato mentale che gli anglosassoni chiamano minimisation e dare sfoggio di una capacità di analisi politica da Vispa Teresa.

Altri si sarebbero dimessi con lo stesso risultato.

Ora io mi sento toccata dalla tua frase, mi sento colpita sul personale perchè il prossimo maggio dovrei andare a votare per le comunali.
Tutte e due i possibili candidati PD sono piutttosto “chiacchierati” per usare un eufemismo e tutti e due sono della serie “Stamattina mi son svegliato e ho trovato il Renzon”.
Di fronte a tale meraviglioso spettacolo non riesco a pensare di andarli a votare neppure turandomi naso, orecchie e indossando una maschera antigas.

Io sarò tra gli astenuti alle elezioni di una città della prima cintura torinese e se pensi che il non votare perchè ti verrà offerto di votare il circo sia un problema secondario forse hai perso il polso della situazione.

Un assistente degli scout diceva che nelle comunità capi si era talmente diretti da risultare persino offensivi.
Se dovessi parlare modello co.ca dire che meno circo, depilate e più concretezza possono dare ottimi risultati. Assieme allo scendere dal pero e ritornare a camminare tra gli uomini e le donne di buona volontà al posto dei potenti della terra.

E tutto ciò senza che chi non è d’accordo debba essere necessariamente un gufo (*****).

Perchè questo non è il post di un oppositore, questo è il post di un elettore che vorrebbe disperatamente pensare che c’è ancora speranza, c’è ancora possibilità di riaccendere la speranza.

Altrimenti avrà vinto il circo e quel 60% crescerà ancora.

Assieme alla disperazione.

(*) Citazione di Dickens, fa sempre bene iniziare con un po’ di cultura “alta”
(**) “La lama che fu rotta sarà rinnovata”
(***) Non mi riconosco molto nel sindacato ma quando il fighetto twitteriano di turno si mette a pontificare provo un vago senso di nausea. (Non si parla di gente che conosco e di cui apprezzo l’onestà intellettuale)
(****) Art. 4 della Legge Scout: “Lo scout e la guida sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout”.
(*****) Li colleziono, mi regalassero la mug sarei anche contenta.