L’indignazione giornaliera: di libri, insulti e blogger

Il mondo di Twitter è un mondo affascinante, con sue dinamiche particolari e grosse fiammate che si spengono dopo poco. Soprattutto nel settore italiano è tutto un indignarsi per ben 24 ore e per poi passare il tutto nel dimenticatoio. Tutto questo si può applicare a qualsiasi campo anche se, debbo dire, la parte politica tende ad essere un po’ più a lunga durata e con temi ricorrenti.

L’indignazione di ieri era dedicata a una supposta agenzia di PR librario che ha insultato una blogger per non avere scritto una recensione estremamente positiva di un libro. Visto che non erano contenti si son pure messi ad insultare gli altri commentatori.

Tutto ciò ha portato allo sminuzzamento della net reputation dell’agenzia di PR visto che sono usciti fuori collaboratori finti (avevano anche utilizzato la foto del capo HR di Ferrari per uno), rapporti con case editrici mai esistiti e partnership inventate.

E’ stato molto divertente leggere i thread perchè pareva di essere in una commedia all’italiana, insulti sessisti inclusi, con collaboratori che reagivano male perchè in lutto e indignazione a 360.

Personalmente mi sono divertita molto e ho ringraziato pantheon interi di non essere coinvolta nella scena italiana perchè mi è parsa poco professionale e pochissimo trasparente.

Facciamo un esempio: nel post che ha scatenato la querelle c’era una recensione non positiva ma nessuna indicazione che i libro fosse stato dato a titolo gratuito per essere recensito. Può sembrare una stupidaggine ma la legge ti impone di dichiararlo.
Seconda cosa quando ricevi un libro e partecipi ad un’iniziativa di marketing ti arriva anche una mail che ti spiega cosa fare se il libro non ti piace e, di solito, l’indicazione è scrivere al markettaro con cui sei in contatto per chiedere lumi.
Da quel che ho capito nella nostra cara patria non funziona così e si preferisce insultare piuttosto che intrattenere un rapporto professionale.

Perchè, per quanto sia divertente giocare a fare il recensore, dietro la questione ci sono interessi economici e sarebbe interessante vedere come funziona la cosa se gestita in maniera series.

La mia impressione, da quello che è uscito ieri, è che sia tutto modello “pizza e fichi”. Non sai chi ha dato cosa e non sai se la recensione che leggi è quella di un libro acquistato o di un libro ricevuto in omaggio.
Cambia ? Si, cambia perchè l’omaggio e il desidero di mantere rapporti decenti con il committente possono portare a scrivere recensioni entusiaste e il sapere che è un omaggio ti mette in un’ottica mentale che porta a valutare quanto leggi in maniera diversa.

Il secondo punto è la mancanza di trasparenza. Nel mondo anglosassone scrivi alla casa editrice, che ha un indirizzo apposito, chiedendo un libro per recensirlo. A volte non ti rispondo, nella maggior parte dei casi ti inviano una copia del libro (solitamente in ebook).
Stiamo parlando di un mondo dove il rapporto blogger/editore è codificato, normato e sai come muoverti e cosa fare.
Quando successo ieri in Italia ha dimostrato che quella chiarezza dei flussi non c’è e tutti sono liberi ti fare di tutto, incluso insultare il recensore, cosa che nel mondo anglosassone è vista malissimo.
In parole povere in Italia non abbiamo un Netgalley/Edelweiss con i suoi processi ben chiari, abbiamo la buona volontà e vai a sapere cosa.

Un’ultima cosa: recensire libri per conto di altri non vuol dire fare cultura ma essere parte di un processo di marketing. Può essere che ci siano volte in cui propagandi libri altamente culturali (mi è successo con The Nickel Boy che ha vinto il Pulitzer) ma continuo a pensare che da noi, vista la venerazione dell’oggetto libro, non potrà mai funzionare perchè se parli di libri devi parlare del libro che fa “cultura” o “tendenza”, difficilmente del libro che ti diverte.

Una classifica di libri per il 2019

So benissimo che le classifiche si fanno a dicembre, massimo ai primi di gennaio. E so benissimo che si fanno tanti blah blah su libri strani, possibilmente complessi e cupi.
Io ho deciso di andare per la serie “I libri che ho apprezzato di più nel 2019 tra quelli che ho recensito ” e ho pensato di fare la figa bookblogger e metterci pure il link all’editore e alla pagina Amazon (se c’è) (*)
Ho avuto i libri in cambio di una honesta recensione ma ciò non impatta sulla lista visto che ne ho letti qualche centinaia.

Il libro più originale che ho letto nel 2019 è The Imaginary Corpse di Tayler Hayes.
E’ un fantasy particolare ambientato nel mondo delle Idee Scartate ossia di quelle idee che un giorno abbiamo apprezzato e lasciato nel dimenticatoio. Le idee non muoiono, continuano a vivere in un mondo loro. Questo è successo anche a Tippy, un peluche di triceratopo, che è diventato un investigatore.
Da questo spunto parte una storia che è al tempo stesso tenera ma con momenti di horror puro.
Un libro bellissimo, ben scritto e che mi è rimasto in mente al punto che lo metto per primo.

Il secondo libro che mi è rimasto nel cuore è “The Stranger Diaries” di Elly Griffith.
Ora io di Elly Griffith seguo due series, Ruth Galloway l’archeologa forense e Max Mephisto l’illusionista. E’ una bravissima giallista di cui leggerei volentieri anche la lista della spesa ma in questo caso si è allontanata dai suoi personaggi per scrivere questo bellissimo libro che mischia giallo, gotico e accenni di paranormale.
Bellissimo e ben scritto. Conigliatissimo.

Heather Graham e la sua serie “Krewe of Hunter” vendono a valangate in USA, penso che lo conoscano in 3 in Italia ed è un peccato.
La signora scrive degli ottimi libri dove si mischia suspense, horror e romance. Si inizia a leggere uno e lo si inala.
The Seeker è l’ultimo libro della serie ed è un bel misto di horror e suspense.
Consigliato.

The Diviners di Libba Bray è una serie scoperta per caso perchè Little Brown & Co UK ha tirato fuori il primo in attesa uscisse l’ultimo in questi giorni (**)
E’ una serie di urban fantasy ambientata negli anni ’20 che mischia elementi di fantasy, horror e che secondo Amazon dovrebbe essere per ragazzi, roba che a me fa venire in mente Harry Potter mentre è tutt’altro e una volta che la si inizia si va avanti a tappe forzate. L’adoro e l’ultimo della serie è un fuoco d’artificio che sto amando d’amore universale.

The Gutter Prayer di Gareth Hanrahan è un dark fantasy con elementi lovecraftiani. E’ il primo libro del ciclo The Black Iron Legacy ed è una meraviglia di idee, trovate e una trama favolosa.
Il secondo libro del ciclo è ancora meglio. Se amate il dark fantasy è un must read e non sono la sola a dirlo visto che compariva in quasi tutte le classifiche di fantasy.

The Nickel Boy (o i Ragazzi della Nickel in italiano (***) di Colson Whitehead è un libro che ti prende a pugni tutto il tempo e tu vuoi che non smetta perchè è bellissimo.
Personalmente consiglio di leggerlo in lingua originale perchè Whitehead ha un modo di scrivere favoloso e potente.
Bellissimo, meraviglioso e pieno di materiale per riflessioni (****)

Last but not least Dirty Little Secrets di Jo Spain, un giallo che è tanta roba. Una comunità chiusa, una morte che potrebbe essere o meno un delitto, secreti e una coppia di detective con problemi suoi.
Lei scrive benissimo e adoro i suoi libro. Un’altra di cui leggerei anche la lista della spesa.

Abbiamo tanti altri libri che sono piaciuti ma meno di questi.
Colgo l’occasione per ringraziare Angry Robots, Little Brown & Co Uk, Harlequin MIRA e Quercus Books per questi libri meravigliosi.

Ho letto anche cose in italico idioma (Camilleri, Farinetti, Manzini) ma di loro già sapete.

(*) Il link l’ho preso essendo collegata al mio account per cui sappiatelo come legge comanda.
(**) Suppongo lo facciano che per ricordare che esista la serie o farla scoprire a qualcuno che non sapeva esistesse. Io sono tra gli ex-ignavi e dopo aver letto il primo ho recuperato il resto della serie e sto leggendo l’ultimo.
(***)Il titolo italiano a me fa venire in mente roba tipo “I ragazzi del muretto” e vai a sapere come l’hanno scelto
(****) A forza di scrivere recensioni in inglese mi mancano i termini in italiano.

Libraria: il meglio di gennaio e febbraio

 

Nota: sono tutti libri avuti dagli editori, via Netgalley e Edelweiss, in cambio di una recensione. Le opinioni sono mie e li ho letti di mia sponte esattamente come li segnalo di mia sponte.
Gli editori sono quasi tutti inglesi ma li trovate anche in versione USA. Sono tre editori che amo molto per la varietà e la qualità di cosa pubblicano.
Sarebbe bello che fossero tradotti perchè valgono e sono decisamente dei gran bei libri.

Dirty Little Secret di Jo Spain (Editore Quercus Books) è un giallo con il perfetto mix di humor, suspence e misteri. In una comunità chiusa viene trovato dopo mesi il cadavere di una delle abitanti. Iniziano le indagini tra i residenti, ognuno di loro aveva ragioni per uccidere e ognuno ha dei segreti. Gran bel libro, uno di quei libri che devi finire per capire chi sia il colpevole e che danno un gran godimento.

Crime in Lepers’ Hollow di George Bellairs (Editore Agora Books). Il libro è un giallo classico, ha credo 60 anni ed è invecchiato bene.
Una famiglia, degli omicidi e una serie di segreti.
Un ottimo autore, per nulla conosciuto da noi, e un gran bel giallo. Agora è specializzata nel ristampare interi cataloghi di autori defunti. Tramite loro ho scoperto Nicholas Rhea e Nicholas Blake (al secolo Cecil Day-Lewis, poeta laureato e padre di Daniel Day-Lewis) più altri ottimi autori.
Sarebbe bello qualcuno li stampasse come sarebbe interessante traducessero la British Crime Classic Collection, una collana inglese di titoli storici, spesso dimenticati e il più delle volte favolosi.

The Stone Circle di Elly Griffith (Editore Quercus Books). E’ l’ultimo titolo in una serie che ha per protagonista un’archeologa forense e un detective della polizia di Norfolk. Casi interessanti che mischiano archeologia, cold cases e vicende personali. Gran bella serie che si legge volentieri.

The Night Tiger di Yangsze Choo (Editore Quercus Books) Qui siamo tra la fantasy, il realismo magico e un romanzo storico. C’è bisogno di una premessa: nel mondo anglosassone i libri ambientati nell’oriente (Medio Oriente, Cina, India, Malesia) vanno per la maggiore. In questo caso siamo in Malesia negli anni 30. Le storie parallele e destinate ad incontrarsi di una ragazza che fa la danseuse e un giovane servitore di dottori. Attorno i miti e le credenze cinesi e malesiani. Affascinante, coinvolgente e ben scritto.

The Gutter Prayer di Gareth Hanrahan (Little, Brown Book Group UK) Spettacolare inizio di un nuovo ciclo fantasy. Violento, pieno di pathos e di elementi lovecraftiani, sono quasi 700 pagine che vanno via come il pane. Assolutamente consigliato.

It’s Getting Scot in Here di Suzanne Enoch (Editore St. Martin’s Press) Siamo nel settore del romanzo storico con storia d’amore. Molti storceranno il naso sbagliando in pieno perchè è un libro divertentissimo, pieno di humour e con personaggi maschili sensati e personaggi femminili intelligenti.
Lo si legge molto volentieri e siamo lontani dallo stereotipo del body ripper o del romanzetto rosa.

Our Child of the Stars di Stephen Cox (Editore Quercus Books). Siamo in una via di mezzo tra il romanzo storico e la fantascienza. Una coppia american, alla fine degli anni 60, adotta un piccolo alieno. Detto così sembra una riscrittura di ET ma non ci siamo. E’ libro sì sul rapporto famigliare strano con un figlio che non puoi rendere pubblico ma anche sul sul senso di comunità e sulla resistenza al potere che vuole fare di tuo figlio o una super-arma o un caso di studio. Tenero, ben scritto e molto intenso.

Oziosi considerazioni su un po’ di tutto

Questa è una raccolta di oziose su cose lette e viste negli ultimi giorni.

1 – La ministra Grillo ha assunto un mental coach a 35k la settimana. Ho immediatamente inviato via Twitter a Di Maio la mia candidatura a “Esperta in previsioni olistiche basate su combinazioni di numeri”.
Tradotto: so leggere tarocchi e fare oroscopi, se aggiungono qualcosa imparo pure a usare le rune e leggere le foglie del te.
Non sarà il massimo ma viste le previsioni economiche che fanno i ns governanti sono sicura che con un giro di tarocchi uscirebbero più realistiche.

2 – Sto leggendo un cosy mystery (gialli leggeri di stampo anglosassone) dove la vittima è un data scientist esperto di Big Data.
Considerate che, per quanto tra i lettori ci stia di tutto, molti sono ultracinquantenni.
Per quel che ne so nella letteratura popolare italica siamo fermi a professori, marescialli dei carabinieri, commissari di polizia, baristi (*), etc
Mi sono chiesta cosa succederebbe se in un romanzo giallo uscisse uno che fa il data scientist, esistono anche in Italia, e si parlasse di Big Data. Suppongo che apparirebbero molte facce perplesse.

3 – Ogni tanto vorrei scrivere di politica. Poi mi viene in mente che la politica italiana attuale la si può prendere in due modi:
a – Modello cerchiamo di emigrare
b – Farsi 4 risate
Diventa anche difficile scrivere di politica perchè quando guardo il tg mi sembra di stare in uno sketch dei Monthy Phyton.

(*) Detto ciò la qui presente dichiara di amare profondamente Camilleri, Malvaldi e Farinetti. Un po’ meno Manzini ma è pur sempre un bel leggere.

Il meglio dell’anno librescamente (e oziose considerazioni sull’editoria italiana)

Una cosa che ho imparato razzolando tra libri USA e UK è che buona parte della produzione non viene tradotta, diciamo che in italiano arriva il 10%.
In Italia molti si lamentano che non si legge e tirano giù lunghi pipponi sulla scuola/famiglia/etc che non educano alla lettura, sugli italiani pigri e via elencando.
Ora è vero che la passione per la lettura l’acquisisci in famiglia ma è anche vero che il mercato italiano non aiuta.
Da una parte abbiamo la visione del libro come feticcio sacro, portatore di cultura e non di svago o piacere. In Italia sembra che il concetto di “divertente” applicato ad un libro sia quasi una bestemmia e sminuisca il valore del sacro feticcio.
In secondo luogo abbiamo l’idea dello scrittore come icona sacrale da venerare ma con cui interagire al minimo. Una cosa che ho appreso dagli scrittori anglosassoni è che sono disponibili a risponderti, si leggono le recensioni e se gli piace te lo fanno sapere. Questo può succedere a tutti i livelli, inclusi quelli che hanno “Il New York Times bestseller” nella dicitura.
Il terzo punto è il prezzo: un libro anglosassone può andare da 0,99 centesimi a 25$, senza contare le maree di sconti, regali e vai coi carri. In più c’è un forte sistema di biblioteche e di prestiti che fa si che chiunque possa leggere.
Io so di avere una biblioteca vicino a casa ma di sicuro non ha gli orari di quelle USA ossia fino alle 21, alcune con aperture la domenica.
Last but not least: nel mondo anglosassone il libro è un oggetto che si deve vendere, la casa editrice farà di tutto per lanciarlo. Essendo un oggetto da vendere conta anche il pensiero dei lettori, le loro recensioni. (*)
A me piacerebbe fare per una casa editrice italiana quello che faccio per quelle anglosassoni ma non saprei da che parte iniziare. Quando ho richiesto copie di libri a quelle anglosassoni avevo un riferimento, ho passato i miei riferimenti social e avuto il libro nel giro di mezz’ora.
Non ho idea di cosa si debba fare in Italia e penso che non ce l’avrò mai.

Cmq sia vorrei elencare i libri che ho amato di più quest’anno, nessuno è tradotto in italiano per cui fatevene una ragione e, se non lo sapete, imparate l’inglese

1 – Foundryside di Robert Jackson Bennett
In un universo distopico dove la magia è tecnologia avventure picaresche, guerre e personaggi complessi. Bellissimo
2 – Priest of Bones di Peter McLean
Pieno di humor, cupo, violento e bellissimo tra gangster, guerrieri, magia e spionaggio. Un misto di fantasy violenta e i Goodfella, con tanto tanto humor. Se lo inizi non lo molli.
3 – Rotherweird/Wyntertide di Andrew Caldecott
Una cittadina nell’Inghilterra contemporanea ma al di fuori della storia. Barocco, splendidamente scritto, complesso. Van letti entrambi i libri in ordine sennò si capisce poco. Bellissimo.
4 – Old Baggage di Lissa Evans.
Una vecchia suffragetta, il bisogno di trovare un nuovo scopo nella vita, i ricordi, le amicizie. Scritto benissimo, pieno di humour, con un personaggio principale indimenticale
5 – Miss Kopp Just Won’t Quit di Amy Stewart. Le avventure della prima donna poliziotto a New York. Sullo sfondo gli USA degli anni ’10, le lotte operaie e le battaglie femminili per il voto
6 – British Library Crime Classics. Non è un libro, è una collana che ripubblica libri gialli pubblicati tra gli anni 20 e 50. Alcuni sono delle vere gemme, tutti sono molto gradevoli
7 – I gialli di Rowland Sinclair di Sulari Gentili.
Un ciclo ambientato nell’Australia degli anni ’30 tra artisti comunisti, un cane che si chiama Lenin e il protagonista, figlio di una famiglia bene diventato pittore. Sullo sfondo lotte operaie, il fascismo in salsa australiana (e dicono cose che suonano tanto attuali). E un bel giallo.

(*) La qui presente legge le recensioni USA, evita come la peste quelle italiane che spesso soffrono di snobismo librario e se non è noioso non piace.

Un anno da reviewer ovvero da recensore di libri

In questo periodo fa un anno che ho iniziato a fare il recensore di libri per hobby.
Fino ad un anno fa ignoravo del tutto che se ne potesse ricavare qualcosa tipo avere libri gratis e ammetto che è stata una bella scoperta.
Qualche centinaio di libri dopo con titoli che variano da “cose di lavoro” ai romanzi rosa (ognuno ha i suoi guiltry pleasure) posso dire che è un hobby affascinante.
Come ho già scritto per gestire i tempi di letture e le deadline gestisco la cosa modello progetto: non uso Project ma Excel, stabilisco priorità e livello d’interesse.
Ipoteticamente dovrebbero essere tutti libri che mi interessano tantissimo, il problema è che quando scegli cosa richiedere o prendere (alcuni non richiedono flussi approvativi) incidono anche cose tipo l’umore o quanto ti piaccia la copertina (*).
Detto ciò fino ad adesso sono riuscita a stare nelle deadline che mi ero fissata, se v’interessa i libri interessanti o futuri best seller di solito escono di martedì e giovedì.
E’ stato abbastanza esilarante entrare in contatto con le mastodontiche case editrici anglosassoni, nomi mitici che vendono milioni di copie di libri.
Da quel che ho capito ogni libro è un “prodotto” e come tale ha un suo addetto marketing. Il reviewer si interfaccia con l’addetto marketing perchè fa parte del processo di marketing del libro.
Dopo di ciò gli addetti marketing sono abbastanza stravaganti e, a volte, paradossali.
Ho già visto di tutto e di più.
Per fare un esempio: a me piacciono la fantasy ed i gialli leggeri. C’è una grossa casa editrice che pubblica di tutto un po’, inclusi romanzi storici. Facendo una statistica 3/4 le mie richieste di gialli e/o fantasy sono rigettate, in compenso mi mandano un sacco d’inviti per i romance storici. Spero che l’addetta ai romance storici un giorno passi ai gialli e che si ricordi di me.
Un’altra casa editrice, specializzata in gialli, mi ha preso in simpatia. O meglio uno dei responsabili marketing mi ha preso in simpatia e, non solo è arrivato a scrivermi “Se ti abbiamo rifiutato qualcosa faccelo sapere che rimediamo” ma mi ha pure messo in whitelist. Ciò ha comportato un momento a la “bambino in negozio di giocattoli gratis”. Ho scaricato l’impossibile e mo mi tocca leggere l’impossibile (**)
Un’altra casa editrice inglese, che pubblica favolosi libri di fantasy, deve avere un addetto marketing un po’ schizofrenico. Cotale signorina il giorno 1 mi rifiuta l’accesso, il giorno 2 mi manda l’invito. E’ già successo due volte e penso ce ne saranno altre.
E’ stato un anno interessante, ho appreso molto, letto libri bellissimi e grandi ciofeche.

Istruttivo, interessante e economico. Cosa voglio di più ?

(*) E’ accertato che una copertina accattivante invita a comprare libri. I libri tennici, visto che non li compri per diletto, han spesso copertine di una semplicità francescana
(**) Eran tutti gran bei libri

Affrontare il drago (parte 2)

Qualche mese fa avevo parlato di cosa volesse dire scoprire di avere una malattia cronica.

Sono passati i mesi e debbo dire che il drago si è rivelato una di quelle situazioni critiche che ti svoltano la vita.
Nel senso che devi proprio cambiare abitudini e devi adottare uno stile di vita più sano.

Per cui via alcoolici, carboidrati misurati, dieta sana e movimento.
Perchè il drago non arriva da solo ma accompagnato da una serie di valori sballati.

Adesso siamo riusciti a riportarlo sotto controllo e abbiamo 13 kg di meno.
Il che vuol dire meno problemi di schiena e giunture varie e maggiore leggerezza nel muoversi.

Vuol anche dire che ho dovuto imparare a valutare cosa mangiavo e cosa contenevano i cibi che acquistavo.

Ed è stata una scoperta.
Ho scoperto che molti cibi che dovrebbero essere “salutari” contengono carrettate di grassi saturi o di zucchero.
Con mio sommo stupore ho rilevato fino al 20% di zuccheri per etto di cibo o il 50% di grassi.
Il peggio sembrano essere i cibi gluten free o vegani dove il grasso saturo abbonda.

Per dirla in parole povere, senza scadere nella propaganda salutista, evitate il glutine ma vi foderate le vene di colesterolo.

Il drago è in aumento e, visto cosa ho notato nei cibi, non mi stupisce. Semplicemente è l’effetto paradossale dell’essere salutisti a tutti i costi.

Affrontare il drago (parte 1)

Wisdom’s a gift, but you’d trade it for youth
Age is an honor, it’s still not the truth
We saw the stars when they hid from the world (Steps, Vampire Weekend)

Ci sono periodo un cui tutte le magagne sembrano venire a galla, ovunque ti giri sembra esserci un problema.

Alcuni meno seri, altri seri, alcuni che scopri per caso.
Il fatto che vengano fuori, a prescindere dal chiamare la cosa sfiga, non è di per se stesso negativo perchè ti permette di andare avanti e di risolverli.

Sabato, più o meno a sorpresa, è spuntato il drago. Non era del tutto inaspettato ma non te l’aspettavi così grosso.

S’inizia la mattina andando a fare le analisi del sangue. Nulla di eccezionale, nulla su cui costruire un’epica.

Poi la storia prende una piega diversa.

Sono le ore 15.25, stai facendo la pennica quando suona il telefono. Guardi e vedi un numero di Torino,, un numero che non ti suona call-center.

Rispondi.

Una voce molto da signora ti dice di essere la d.ssa Xyz del centro di analisi. Saluti e chiedi come mai ti stanno chiamdando.

Sempre con molta calma e tranqullità ti viene risposto che hanno fatto le analisi e c’è un valore sballato, tanto sballato e che ti stanno avvisando perchè c’è di mezzo il we ed è meglio che inizi da subito a cambiare qualcosa.

Sei sveglia in pieno, sarebbe strano il contrario, e chiedo quale sia il valore.
La risposta è una e ti porta dallo stato “persona che ha dei problemucci di salute” a “persona con un problema serio da risolvere”.

Passi da 0 a sentirti dire che hai addosso il killer silenzioso, un killer che si chiama diabete.

il primo passo è, più o meno, elminare tutti i dolci, razionare frutta e pane.
Il resto sarà deciso domani dopo aver parlato col dottore.

E’ il primo passo nella lotta contro il drago, altri passi verranno.
E tra un po’ saprai se il drago è diventato parte di te oppure hai avuto un picco.

Passi e la vita che si ribalta.

Passi e il primo è iniziare a capire il drago per stabilire come lottare al meglio

Respect (oziose considerazioni sui tempi che cambiano)

Durante il weekend si parlava di un conoscente di famiglia che lavora in una delle grandi aziende del mondo social, posizione executive.
Quelle aziende grandi, quelle con la sede nella Silicon Valley.

Si parlava in famiglia di una situazione che per molti è nuova: il downsizing.
Il conoscente, di fronte alla scelta di salita di carriera con maggiori responsabilità e destinazioni tipo San Francisco, ha scelto di fare un passo indietro.
Ha fatto il cosiddetto downsizing, lasciandosi alle spalle il rutilante mondo e preferendo prendersi un periodo di riflessione.
Del futuro non sa ancora, forse una startup.
Per adesso dice che sta tanto bene a casa a fare il casalingo.

La situazione, vista dall’italico mondo, è decisamente inconsueta. Talmente fuori dall’ordinario da essere vista come un’anomalia (*).

Eppure, anche in Italia, non è il primo caso che sento.
La scelta è tra qualcosa che non riesci più a fare, che ti riempie di angoscia e il cercare di vivere meglio.

Stamattina leggo invece di Marissa Mayer e di “lavorare 130 ore la settimana“. [NOTA: non ha detto proprio questo. Potenza delle pessime traduzioni, il pezzo originale è qui]

Ora, teniamo da parte considerazioni su pianificazione della pipì e delle docce, si vorrebbe serenamente far notare che la sig.ra Mayer ha ciccato in pieno con Yahoo.

Nella mia testa mi trovo perciò uno che si sta trovando benissimo a fare il casalinguo, pur avendo avuto una posizione di pieno successo, e dall’altra una che ha cannato alla grande e che ciancia di 130 ore la settimana.

Provo invidia e rispetto per Ms 130-ore? per nulla

Ammirazione e rispetto per chi ha fatto downsizing? Alla grande.

La prima mi pare una scelta “vecchia”, si è sempre fatto così. La seconda è nuova, innovativa, un cambiamento radicale.

Dimenticavo Mr Downsizing ha 50 anni, un’età in cui è facile sentirsi in catene perchè, sarà realismo o sarà paura, si è terrorizzati dall’affrontrare strade nuove perchè-non-si-sa.

Le cose nuove portano aria nuova. Possiamo dire ai ns giornalisti di smetterla di parlare di vecchiume e iniziare a parlare di cose realmente innovative ?

(*) E’ da dire che in Italia, con un normale ruolo, la posizione sarebbe definità “disoccupato”

I dannati della terra locali

in questo periodo faccio fatica a reggere i piangina nazionali, gli “a noi italiani niente”.

Faccio fatica perché vedo tanto piangersi addosso, tanto ricordare quanto sia disperata la loro situazione e ho la sensazione che ci sia poco darsi da fare per migliorarla.

Facciamo un esempio: sei una trentenne disoccupata e senza soldi. Scrivi un post su Facebook lamentandoti di qualcosa tipo “Non mi fanno entrare al cimitero col cane”.

A naso sarebbe una questione innocua, un tema buono per passare il tempo e dividersi tra pro/contro e vai coi carri.
Nulla di speciale.

Peccato che si tiri subito in ballo che il cane al cimitero non può entrare ma una zingara può chiedere la carità sullo spiazzo adiacente.

A parte il non sequitur tra “il cane non può entrare la cimitero” e “la zingara può chiedere la carità”, la frase viene scritta in italiano improbo.

Nasce una discussione che si divide in due rami: il cane e la zingara.
Nel primo ramo abbiamo ancora lampi di civiltà e di discussione sensata.
Nel secondo esce il peggio del peggio compreso il pirla di turno che, con mentalità da far invidia ad un nazista anni ’30, propone di andare a far mordere la zingara dal suo pit bull (*)
Il tipo non ha mai incontrato la zingara, non ha mai saputo della sua esistenza fino a due secondi prima. Non sa neppure che faccia abbia e, nel caso, si ingegnerebbe anche a far mordere una qualsiasi passante perché tanto non saprebbe riconoscerla (**).
Non sono cose che puoi spiegare a questo tipo di italico-piangina, l’unica è segnalarlo per “hate speech” e sperare che emigri per lavorare in qualche miniera remota.

Ricapitolando: un fatto assolutamente risibile diviene l’occasione per dar sfogo al pianginismo italico.
Non per qualsiasi legame con il fatto ma perché è uscita la parola zingara.
Fino a qui il pianginismo è stato limitato, più razzismo che pianginismo.

Qualcuno però “osa” far presente che nessuno è mai morto se il cane non entra al cimitero e se non hanno qualcosa di meglio da fare.
Non l’avessero mai fatto.
Inizia un coro a varie voci sul tema “Noi siamo disoccupati, non abbiamo i soldi per piangere” (***) e un crescendo di pianginismo perché “siamo italiani non ci danno un centesimo“(***) fino all’apoteosi di “Chiedere carità e reato. Io visto Tv”. (all’io visto TV mi son venuti in mente gli indiani dei film degli anni ’30).

Il tutto massacrando buon senso, grammatica e essendo anche un pelino difficili da leggere perchè, in assenza di virgole, entri in apnea prima di finire la frase.

Mentre leggo mi vengono in mente alcune cose vaghe tipo “Se sei così in bolletta l’adsl e il computer per andare su Facebook come te li mantieni? A botte di tirate sui ROM ?”
E ancora “Hai un cane che mangia un kg di carne al giorno. O quella povera bestia è diventata vegana o vai in giro con l’arco a tirare ai piccioni”.

Di base mi rimane però un’idea di base ossia che senza preparazione, cultura e le basi non vai da nessuna parte.
Possono fare tutti gli xxx-act che vogliamo ma questa gente ben difficilmente troverà una sistemazione perchè gli mancano tutti gli strumenti. A partire dalla scrittura di un CV (****)agli strumenti necessari per affrontare il mondo attorno o per cercare un lavoro.
All’ignoranza totale di cosa sta succedendo che fa si che si sentano vittime di tutto e tutti. Un po’ è vero perchè di squali e sciacalli che ci marciano ce ne sono a bizzeffe ma il vittimismo non serve a trovarti un lavoro o a costruirti un futuro.
Un vittimismo che impedisce di capire che il primo sforzo deve essere personale, deve essere nel migliorarsi.

L’economia li da perdenti perchè non sono competitivi rispetto ad un qualsiasi immigrato che sia qui da almeno un paio di anni (*****). Un certo populismo li vuole vittime e perdenti perchè solo così prospera.

Però il primo passo spetta a loro e solo loro possono tirarsi fuori dall’ignoranza e dalla miseria (Non parliamo di senso figurato, sono proprio ignoranti e poveri sia in senso umano che materiale).

Ben vengano i redditi di cittadinanza e le iniziative per aiutarli. Ma che questo sia soggetto a richieste di miglioramento e iniziative.

A meno di volere l’ennesimo populismo o la distrubuzione del grano di età imperiale.

(*) Qui ci sarebbe qualcosa da dire su quel povero cane. I pitbull hanno pessima fama per colpa di padroni idioti e l’idea di un cane addestrato a mordere fa paura, soprattutto se in mano a un cretino
(**) L’ho vista. E’ una signora di circa 50 anni bionda, vestita con jeans e maglione. Di sicuro potrebbe essere chiunque
(***) Un sacco di virgole sono state maltrattate durante la scrittura di questo post e la grammatica è scesa in sciopero durante il thread iniziale
(****) Immagino che roba tipo “Io andato scuola media. Io preso diploma” non faccia grande impressione
(*****) Di sicuro conosce meglio l’italiano