Tg3 nazionale e Tg Piemonte (o dei caratteristi locali)

Come di sicuro saprete il Tg Regionale è sempre seguito o anticipato dal Tg Regionale.

Ora, per questioni di coronarie mie, ho smesso di seguire il Tg3.

Parlo di coronarie perchè, qualsiasi sia la notizia di cui parlano, il tono sarà tra “annuncio di apocalisse imminente” e “annuncio di catastrofe nucleare”.
Non esiste la possibilità che una notizia sia annunciata come “fatto”. No, deve sempre essere annunciata come se ci fossero di mezzo migliaia di morti e disastri ambientali di portata mondiale.
Lasciamo perdere la Giovanna Botteri. E’ vero che NY è una città ad alto tasso stress ma non è che puoi annunciare chi ha vinto l’Oscar come se fossi nel mezzo di una crisi respiratoria dovuta ad attacco di ansia.
Esistono vie di mezzo, esiste la possibilità di un mezzo sorriso.

Lo so che posso ricordare Berlusconi che parla delle giornaliste del Tg3 ma, disgraziatamente per me, il tono è quello: 1,2,3 PANICO!

Ben diverso è il TGR Piemonte.
Per prima cosa qui abbiamo giornalisti che sono anche dei gran personaggi.
Non so se abbiate idea di chi siano Gianfranco Bianco, Orlando Pereira o Milena Boccadoro ma sappiate che, per noi piemontesi, sono vere e proprie star.

Il punto principale è che non solo abbiamo gli show al tgr, abbiamo pure un modo di annunciare e leggere notizie che definirei “ilare”.
Nel senso che qualsiasi cosa stia annunciando, sembra sempre che stiano parlando della Sagra della Mela di Cavour.
Parlano di Fiat e ti parte in sottofondo mentale l’orchestra spettacolo di Mario Piovano.
L’alternativa è che stiano usando lo “esageruma nen” tipicamente piemontese. Si, ok, ci sono 12 m di neve ma esageruma nen, non è mica morto nessuno

Ecco, se riuscite, magari sul sito della Rai, provate a guardarlo una volta.
Quello si che è spettacolo (oltre a non far male alle coronarie)

Qualcosa di mai visto (di Torino, campi e raid)

Dice Fredo Olivero, a proposito del raid di ieri notte, “Mai visto un atto così duro verso gli immigrati”.

Ed è vero perchè non abbiamo mai avuto notizie di aggressioni violente o atti particolari di razzismo.

Torino è una città d’immigrazione dove le persone s’integrano ad ondate, dove c’è sempre stata diffidenza verso il nuovo arrivato fino a che non s’integrava ed arrivava qualcuno a prendere il suo posto.
Quello che è esploso ieri sera è qualcosa d’inusuale, qualcosa che va contro le usanze locali.

C’è un diverso che è più diverso di tutti gli altri, un capro espiatorio di cui si ha paura e che serve per scaricare tensioni e paure.

Il quartiere Vallette è un quartiere nato con l’immigrazione, chi ha aggredito è a sua volta figlio di altri che sono stati i “diversi” di turno, i figli di quelli che hanno affrontato l’integrazione 40/50 anni fa.

Ma la città che non aggrediva, che diffidava ma era sempre perenne laboratorio di esperimenti sociali sta perdendo sicurezze, sta affrontando incertezze che non ha conosceva da più di un centinaio di anni.
Il passaggio da città-fabbrica ad altro non si è ancora consumato del tutto e sulla città sta picchiando dura l’incertezza.

La città che ha fama di essere chiusa ma che al tempo stesso ha accolto generazioni d’immigrazione diverse fa fatica e fanno ancora più fatica i quartieri periferici, quelli nati negli anni ’60, quelli che sono sinonimo di “quartiere non bene”.

In primo piano vi è l’assalto, in secondo piano il bisogno di sicurezza di quei quartieri.
Non importa la causa apparente sia stata la palla di una ragazzina, l’allarme è già stato dato in altri quartieri e già vi sono state altre marce con richiesta di maggiore sicurezza.

Stavolta ha fatto notizia ma, disgraziatamente, ha raggiunto l’opinione pubblica per i motivi più sbagliati.

Non è giusta quella violenza ma sarebbe giusto cercare invece di capire cosa siano oggi Vallette o Falchera. Cosa siano i quartieri che a lungo hanno avuto fama di essere centri d’emarginazione.

Quello che è successo è qualcosa di mai visto, la storia d’emarginazione che sta alle spalle non lo è.

E’ giusto che sia data rilevanza a quanto è successo perchè non si ripeta ma è altrettanto giusto che si dia ascolto al disagio che tutto questo a causato.

Prima che succeda di nuovo.

Esageruma nen (o di Jobbismi e Torino)

In questi giorni noi torinesi ce la stiam tirando a la grande dopo l’uscita della biografia postuma di Steve Jobs ove si dice “Ho passato un paio di settimane meravigliose a Torino che è una città piena di energia” (*).

Tutto ciò non può farci che piacere, facciamo finta di no ma ce la stiam godendo come dei ricci.

Ricordiamoci però che siam torinesi e, al leggere su una rivista online questa frase:

Insomma, la proposta di dedicare a Torino una via o una piazza al nome di Steve Jobs, comincia ad avere qualche tipo di fondamento concreto anche nella storia del rivoluzionario manager.“,

l’unica reazione che ci dovrebbe venire spontanea è “Esageruma Nen”

Non fosse altro che una via dedicata a Nietzsche (*) c’è ma sta dalle parti di Lungo Stura Lazio, periferia avanzata, ed è qualcosa che ho scoperto esistere adesso mentre controllavo per scrupolo.

Da torinese ero convinta non ci fosse.

Ora, pur godendo come un riccio, stiamo parlando di qualcosa durato 15 giorni.

Se abbiamo sbattuto uno dei massimi filosofi occidentali in estrema periferia, fatte le proporzioni va bene se tiriamo fuori una piazzola vicino all’autostrada. (***)

“Esageruma Nen”.

(*) traduzione mia dall’originale.
(**) parlando di qualcuno adorava Torino e c’è vissuto per anni
(***) Tutto ciò col massimo rispetto ma ho la bizzarra idea che passi ancora un po’ di differenza tra l’aver scritto “Al di là del bene e del male” e aver tirato fuori l’Iphone.

Saloneide

Lieve come un’ape e desiderosa di assistere ad un paio di presentazioni (*) la qui presente si è avviata sabato pomeriggio verso la Fiera del Libro o Salone che dir si voglia.

Ora il buon senso e un minimo di cervello vorrebbero che si stesse lontani da cotale fiera/salone nei giorni di sabato e domenica, a meno di qualche evento grandioso, perchè si sa che ci si ritroverà in un posto che è un incrocio tra una boglia dantesca e la spiaggia di Rimini a Ferragosto.
Cambia poco che la gente non giochi a palla o usi la radiolina, di sicuro ci sarà una densità di circa 20 persone per mq.

Conscia del suo personale odio per la folla, la qui presente sapeva tutto questo e ,ciònonostante, ha deciso di andarci lo stesso.

Avendo avuto un attacco di “IO SO”, arrivata sul posto ha deciso di passare dalla biglietteria interna. Ora, per quanto fosse minore la coda, c’era un caldo che faceva sembrare un altoforno un luogo di delizie ampiamente areato.
Morale, dopo circa 30 minuti che era dentro, tra sbattimenti di folla, caos, rumore, ecc la qui presente si è trovata abbracciata ad uno scaffale di Bollati Boringhieri mentre il mondo le girava attorno e tendeva a vedere doppio.

Ora qui si ringrazia che fosse BB, in altri lochi sarei rimasta in piedi schiacciata allo scaffale ad un’orda di maniaci assetati di libri. Rimane il fatto che era pur sempre uno dei più rischiosi tragli stand stante che, se sbagliavi volumi, cacciavi 50 euro per un dottissimo saggio sulle logiche non lineari degli antichi Atzechi (**)

Morale, dopo che il mondo ha smesso di girare un po’, mi sono messa a girare in posti possibilmente poco affollati e non distanti dall’ingresso che sia mai che dovessi fare un fugone.

La Saloneide di quest’anno era in parte stile “siamo fighi 2.0, tutti social networking e e-books”, in parte indiana ed in parte tradizionale che più tradizionale non si può.

Avendo gli attributi sufficientemente sfrittellati dalla questione 2.0, stante lo stato incerto, qui si è optato per il settore tradizonale che più tradizionale non si può.

Anche perchè:

  1. Non mi occupo d’editoria nè lavoro in case editrici. Ho un letturaio elettronico e sono in trepida attesa che qualcuno si decida a tirar fuori sti benedetti e-book in italiano. Anche legali che non è male. Avendo un Sony Reader non venduto in Itaiia sono altresì ampiamente convintac he col fischio che ci saranno per il mio letturaio.
  2. Ci sono libri che, per la cura e passione messa nell’edizione cartacea, sono un piacere di per se stessi. Frega poco la diatriba la carta/la sensazione sensoriale e tricchetracche ci son cose che è già un piacere tenere in mano e che dubito passeranno mai in formato elettronico.
  3. DRM oh cara. Se la questione sarà “Li puoi copiare 3 volte e poi basta”, come visto in alcuni casi, ve li potete tenere. Non so mai quante volte rileggo un libro e vorrei poterlo fare anche 10 mila volte senza dovervelo ripagare

Detto ciò, mi pare che la varia discussione sui formati e sui cazzabuboli che girano attorno mascheri quello che è il problema che sta dietro: posso averli su rotolo di pergamena o su gadget fighissimo ma i contenuti rimangono gli stessi.

Il formato elettronico mi permette di avere accesso a più contenuti e in maniera più veloce ma se fan schifo non sarà di sicuro l’epub a renderli meravigliosi. Ossia se fan cagare, lo faranno in modo o nell’altro.

Detto ciò, in attesa di vedere cosa succederà, ho notato come al solito una grande cura e competenza negli stand dei piccoli/medi editori e una competenza da standista in minigonna in stand di grandi editori.

Il mio cuore si è spezzato a quello di Einaudi. Cazzo, siete una delle case editrici storiche, avete pubblicato libri storici ed avuto la sede per anni qui a Torino. Se vi si parla di Ginzburg, sia Carlo o Natalia, chiunque sia l’addetto alle informazioni DEVE sapere di chi si parla.
Non è opzionale, Natalia Ginzuburg è tra i personaggi STORICI della vostra casa editrice.
E non esiste che il vostro standista prima mi chieda chi è Carlo Ginzburg e poi come si scrive. Esiste che prendiate qualcuno che un libro in mano l’ha preso e sa anche chi è l’autore di “Indagini su Piero” nonchè figlio di Natalia.

E non esiste neppure che mi venga detto che questo signore che vedo qui sul VOSTRO sito non c’è a catalogo, a meno che vi facciano schifo i 42 euro che avrei potuto lasciarvi.

E’ stato bello trovare il Mircea Eliade che cercavo da un bel po’, “Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi“, e trovare che da Mediterranee stavolta c’era un signore molto competente che non solo sapeva chi fosse ma mi ha fatto pure lo sconto per la scelta. Ha fatto piacere ed è stato apprezzato, un cambiamento decisamente in meglio rispetto alla bionda-tacco-12 di un po’ di anni fa.

In generale è stato qualcosa di conosciuto e comodo come una pantofola. Potranno esserci le tag cloud e i discorsi sugli e-book, ma la sensazione è quella di tornare in un posto conosciuto dove ti senti di casa.

Nulla è cambiato nei due anni d’assenza:

  1. Caldo continua a farlo
  2. La folla continua ad esserci
  3. I pagamenti conitnuano ad essere rigorosamente in contanti
  4. Per una bottiglia d’acqua ti levano un rene
  5. Esci che sembri uno sherpa tra libri e cataloghi
  6. L’osservazione delle tipe-tacco-12 è sempre divertente. Soprattutto quando le reincontri un paio di ore dopo l’ingresso

Ad essere onesta un piccolo cambiamento debbo segnalarlo: le borse. Quest’anno si vede che andavano di moda le borse di stoffa. Alla quarta ho cominciato a trattare sui colori, fosse mai che me ne trovavo 10 tutte blu o nere, e a fari i piani di distribuzione tra parenti e conoscenti.

Due sono i libri che sono stata particolarmente contenta di trovare: “Il Galateo” di Brunella Gasperini e “Vecchie Ville Vecchi Cuori” di Barbara Allason, sui monumenti e la storia della collina torinese

Rimane da capire quando avrò tempo di leggere i 10 libri in più che sono entrati in casa, ma questa è un’altra storia che vedremo nei prossimi giorni.

(*) Due erano alla stessa ora, dello stesso giorno e in due posti diversi
(**) Non ho la più pallida idea di cosa possa essere un argomento simile, se esiste suppongo che lì ce l’abbiano.

Notturna

Esimia signorina (*)

Vengo a lei con questa mia dopo che ieri sera è riuscita a fare le ore 1 a.m tenedno la radio accesa.

Capisco che la sua giovane età, si spera, e la professione da frequentatrice alternativa di palazzi romani la porti a non utilizzare il cervello out of the box, se mai la box è esistita.

Vorrei però farle presente che esiste una brutta abitudine in questo paese: si chiama dormire, soprattutto quando l’indomani mattina devi essere alla stazione alle ore 7.15

Ora suppongo che lei capirà l’insano desiderio, da me provato stanotte, di utilizzare il suo radiofinico strumento per operare su ella atti classificabili come “sodomia senza lubrificante”.

Capirà anche il mio desiderio di capire quale sia il suo campanello di casa per poterglelo andare a suonare domattina, ore 6.50 E dopo infilarci dentro uno stecchino di modo che esso risulti bloccato e che ella debba muovere quel culo lardoso per andarlo a rimuovere.

In tutto ciò non vi sarà nulla di personale, su un piano personale preferirei farle fare a calci in culo le scale, ma solo semplice condivisione di una situazione altresì sgradevole.

Tipo non poter dormire mentre mi rifili musica mielosa e terrificante a tutto volume e, se ti chiedono d’abbassare, non lo fai.

TROIA (**)

(*) il titolo intero sarebbe “sgnorina professionalmente di facili costumi nonchè afflitta da un’incipiente caso di inesistenza del cervello”

(**) Il genere di musica indicava femmina di circa 20 anni, priva di sporgenze su cui infilarsi.

Piazza IV Marzo

Piazza IV Marzo, originally uploaded by tolove.

Il quotidiano La Stampa ha lanciato un sondaggio per stabilire quale sia la piazza più bella di Torino.

Ho votato Piazza Carignano che considero la più bella tra quelle elencate.

Ma il cuore dice Piazza IV Marzo come preferita, perchè mi ricorda pezzi di Parigi da film e perchè la devi scoprire, trovare.

Mi è rimasta però una curiosità: se c’è Piazza Paleocapa, che diciamocelo non è uno splendore, perchè mancano piazze ben più gradevoli esteticamente come P.za Savoia e P.za della Consolata ?

Miracolo a Milano

Oggi è successo un miracolo: Uolter si è distratto da Facebook/Sky/antani/qualsiasi minchiata secondaria per parlare di problemi pratici.

Tipo la crisi dell’automobile.

Fino a ieri avevo la sensazione che per la sinistra italiana se 48 mila persone, senza contare l’indotto, andavano in cassa per un mese, era una cazzata secondaria. CNH ne dovrebbe fare altre 11 a partire da gennaio

Oggi sappiamo due cose:

  1. Che i lettori di giornali di Uolter gli debbono aver ricordato che gli altri stan già muovendo il culo.
  2. Che qualcuno gli deve aver ricordato che un tempo la classe operaia era un concetto di sinistra
  3. Che essere a capo del principale partito della sinistra non vuol dire solo festeggiare Obama, andare alle feste di Facebook e parlare degli aumenti dell’IVA di Sky.

Rimane il fatto che, con una recessione mondiale, i nostri politici di dedicano a parlare di modifiche alla costituzione, giudici, federalismo e questione morale. Tutto bello, tutto figo ma tutto con priorità forse un pelino più basse rispetto alla situazione economica.

Stante i chiari di luna col federalismo a Torino ci facciamo la birra (sono raffinata)  e basta vedere un qualsiasi TG3 per sentire un bollettino di guerra.

Sopravviverà come è sopravvissutta ma la sensazione è quella di un centralismo partitico che se ne frega di questa città perso com’è nei suoi giochi e nel suo universo parallelo

Madamerle e Tutun a pranzo

In torinese la signora a cui sia morta la suocera viene detta “Madama” mentre madamin è la signora ancora suocero-dotata.
Esistono altri due modi di definire la signora sposata e sono madamerla ossia la signora acida e un po’ snob e madamasa ossia la signora o di facili costumi o estremamente volgare.
Il tutun, applicabile sia a maschi che femmine, è la persona non sposata, di qualsiasi età, con la mentalità chiusa e spesso portata per il taglio del colletto.

La chiosa è necessaria per inquadrare chi ho avuto seduto vicino a pranzo: un tavolo di tutun e madamerle.
Tali personaggi, tipici della Torino d’antan, non sono facili da incontrare al giorno d’oggi essendo praticamente dei residui gozzaniani. La madamerla ed il tutun, nella loro essenza profonda, fanno parte di Torino tanto quanto la Mole Antonelliana o i Capuccini.
Sono talmente rari da essere persin difficili da descrivere e spiegare.

Tornando all’evento, a pranzo avevo vicino un tavolo di tale rarissimi soggetti. Tutto il dialogo si svolgeva in un italiano marcato da uno spiccatissimo accento torinese che di rado si è sentito dopo i film di Macario.
La formazione era di tre tutun, due uomini ed una donna, ed una madamerla.
I personaggi erano apparentemente appartenenti alla buona , forse funzionari di banca o dirigenti regionali e c’andrebbe Barbara Pym per riuscire a descriverli appieno con un “Quartet in Autumn” all’italiana.

Mentre mangiavano parlavano, all’inizio di temi leggeri poi sono finiti sul pruriginoso, secondo loro, o meglio sono partiti da Brokeback Mountains.

La conversazione è partita parlando della censura, del fatto che il film fosse noioso e non si fosse capito nulla.
A quel punto Tutun Maschio 1 ha aperto le cateratte.

TM1: “Io non so però se avrei voluto vederli baciarsi. Ho visto il pezzo e a me fa schifo. Deve essere un fatto genetico per noi uomini”
TF1 “Eh, ti capisco. Si vedono in giro di quelle cose”  [Pensiero mio “Non ci sono più le stagioni madama”]
TM1 “Pensa che ne ho visti due baciarsi a Roma ma non mi ha fatto mica schifo cosi’ ”
TF1 “E poi si lamentano che non li trattano bene. Ma queste sono cose intime”
TF2 “Sono come quei ragazzini che sono li’ a baciarsi in pubblico. Sono cose belle ma sarebbero intime”
Madamerla “Si chiamano intime mica per niente. Li vedi con quelle mani che frugano sotto la maglietta” (*)
TM1 “Sono come quelle che vanno in giro con la mingonna e poi si lamentano se le violentano”
TF1 “Non me ne parlare, vanno in giro con tutto di fuori ma mica va bene”
TM1 “Si perchè mica sai chi incontri. E’ come mettere la benzina vicino al fuoco”
TM2 “Poi si sa che non bisognerebbe farlo ma non tutti reagiscono allo stesso modo. C’è quello che si trattiene e quello che fa altro”
TM1 “Non tutti i gusti sono uguali”

Arrivata a questa mitica frase, fortunatamente avevo finito il caffè e non so se siano passati a discutere dei loro vicini di casa che fanno rumore o dei bei tempi che non ci sono più.
Mi mancava la descrizione di stupratore come “Uno che ha gusti”, la pensavo più “Stronzo violento” ma si sa che non tutti i gusti sono uguali.

In compenso ho ringraziato che di Tutun e Madamerle ne siano rimasti pochi anche se le idee delle palle gli sono sopravvissute.

Diciamo che il pesantissimo accento torinese trasformava il tutto in uno spezzone di commedia di Macario o meglio nei personaggi della zia zitella e del padre bigotto di “Finestre sul Po”

A teatro sono più divernti, diciamocelo.

(*) Il pensiero mio è stato “Madama, ca fasa nen pareil. Si vede che sta rosicando perchè a lei non più o, a giudicare dall’insieme, mai fu”

Il Chiampa in tv

Questo post doveva intitolarsi “Sergio in tv” poi mi sono resa conto che a Torino i Big Sergio sono due.

Sui principali quotidiani italiani c’e’ tutto un blah-blah su cosa ha detto Chiamparino dalla Annunziata.

Capisco che sul piano nazionale la parte politica sia suonata piu’ interessante. A me e’ interessato di piu’ sentire la parte su Intesa-San Paolo ed i vari scazzi che si sono avuti attorno alle nomine.

Da quel che ho capito, leggendo in giro e ascoltando la trasmissione, la storia è la seguente:

1) Enrico Salza, presidente del coniglio di gestione Intesa-San Paolo, voleva che venisse nominato Zagrebelsky a capo della Compagnia di San Paolo
2) I due Sergi torinesi concordavano sul nome di Angelo Benessia
3) Han vinto i Sergi e Salza si è incacchiato rilasciando un’intervista furente a La Stampa

Tutta questa storia di nomine è il più clamoroso specchio di cosa sia Torino e di cosa sia rimasta: sono presenti quasi tutti i poteri forti della città (politica, Fiat, San Paolo), è stata una battaglia sottotono, se ne è parlato su La Stampa.

Mentre discutevano probabilmente mangiavano giandujotti e bevevano il bicerin.

Una cosa che mi ha stupito: che mancassero i salesiani e la curia.

Ed e’ realmente strano perchè da sempre il quarto lato del potere torinese è stato religioso: i salesiani e la curia.

Da sempre gli arcivescovi di Torino ricevano in regalo la macchina Fiat quando arrivano, da sempre i salesiani hanno formato sia i colletti bianchi che gli operai che sarebbero finiti a Mirafiori o al San Paolo oppure le classi dirigenti al Valsalice.

Non è un caso che Padre Pellegrino, che scrisse una lettera pastorale su “ultimi” e chiesa, venisse ritenuto un bolscevico traditore (cifr. La Stampa) perchè rompeva la tradizione e faceva saltare il quarto lato.

Allo stesso modo come dietro alle grandi iniziative benefiche, siano esse Gruppo Abelo o Cottolengo, c’è la Torino bene nel proseguio di quella tradizione che va da Giulia di Barolo agli Agnelli.

Oggi il quarto lato nel gioco del potere reale sembra non esserci più.

Qualcosa nell’immutabile cuore della città è cambiato. Continua ad essere una company-town, i nomi del potere reale continuano piu’ o meno ad essere gli stessi ma il quarto lato non è più stato citato.

E questo è un cambiamento. L’unico vero cambiamento di tutta la storia

Orgoglio torinese

Avrei voluto intitolarlo “Fly me to the moon” poi mi è venuto in mente qualcosa tipo “Esageruma nen”.

E’ una cosa piccola, semplice, letta nelle news.

Dice: “La decisione di giocare la partita giovedì è dovuta al fatto che l’Olimpico di Torino ospiterà sabato prossimo il test match di rugby tra Italia e Argentina.

E scusate se la squadra che anticipa è la Juventus, mica pizza e fichi 😀