E alla fine live in Pankow

Oggi è l’ultimo giorno intero, domattina si fan le valige e si riparte.
Berlino è sempre un’emozione, cose nuove da scoprire, i cambiamenti.

Ogni volta è anche un quartiere diverso, con posti e dintorni diversi.
Fino ad adesso quello che ho amato di più era vicino a Sauvignonplatz, diciamo che se ricominciassi la danza sceglierei quello un po’ per i dintorni e un po’ per la comodità dei trasporti.

Ho dei dubbi che sceglierei il grande albergo non perchè ci sia stata male, colazione a parte, ma perchè toltami la curiosità e budget a parte, penso che non varrebbe la pena a prezzo pieno.
Servizio ottimo alla reception, penoso per la colazione.
E’ difficile capire perchè nello stesso locale tu possa fare colazione a 12 euro a pianterreno e 25 al pano di sopra.
Soprattutto quando l’offerta è identica a quella di qualsiasi hotel che abbia visto a Berlino ma il servizio decisamente urfido.

La cosa ha funzionato così: stamattina ho aperto gli occhietti ed ho deciso che non avevo voglia di trascinarmi fino allo Starbucks e volevo provare la colazione alberghiera.
Mi vesto e parto in direzione posto da colazione.

Entro e mi sottopongo alla cerimonia della firma del foglie, numero di stanza e blah blah. Firmato il tutto la guardiana del posto mi lascia andare.
Mi giro attorno e c’è solo un tavolo libero, nessun cartello di “Riservato”, niente di niente. Solo tavolo libero.
Deposito le mie carabattole ed inizio a raccattare il cibo.
Mentre torno dalla raccvolta “succo-di-frutta” arriva la guardiana che, strillando come un’aquila, mi dice che il tavolo è riservato e che devo levarmi.

Faccio presente che non c’è posto, sottintendendo che forse forse toccherebbe a lei trovarmelo. Piuttosto sgarbatamente mi recupera i piatti e mi accompagna verso il posto nuovo.
Mi siedo e, visto che sta facendo la pucciosa con i signori reserviert, aspetto un attimo per vedere se muovo la magra chiappa e viene in mai direzione affinchè il caffè le possa essere ordinato.

Nulla

Bevo il mio succo di frutta, mangio buona parte delle mie cose e continuo ad attendere. NULLA
Ad un certo punto incrocio il suo sguardo e le faccio segno di venire dalla mia parte.

Dopo circa 5 minuti, a colazione terminata, si degna di muovere il culo e venire a sentire di cosa io abbia bisogno, ritorando poi col mio capuccino

Ora, brutta stronza, sto pagando 25 euro per fare colazione e sto pagando come qualsiasi altro ospite dello hotel. Avrei la stravagante e bizzarra pretesa di essere trattata un pelino meglio che in una bettola e, al tempo stesso, di avere un servizio che è peggiore di quello di qualsiasi bettola facendo le proporzioni.
Siamo in un 5 stelle ciccina, ci sarebbe la stravagante pretesa di trovarsi un pelino trattati meglio che in un motel della periferia di Minneapolis (*)

Il resto della giornata passa tra giri vari, un tentativo abortito di salire sulla Fernsehenturm ove la coda raggiungeva le due ore e pigro girellare perchè il clima è meraviglioso.

Verso le 3 mi prende la grande ispirazione: vado a Pankow, live in Pankow.
Per prima cosa vedo di trovare un acconcio mezzo che vada in quella direzione ma, pur guardando la mitica cartina, riesco ad infilarmi su un coso che va sì ad est ma non nell’est che voglio io.
L’est sbagliato è per me abbastanza stupefacente perchè non è particolarmente diverso da qualsiasi altra parte della Germania.
E’ qualcosa già notato a Dresda: vi sono tracce di DDR nel centro, Trabant ed architettura socialista. Il resto della città sembra avere mai avuto niente di architettonciamente diverso dall’ovest o, se mai è esistito, si è affrettata a toglierselo di torno.
La stessa cosa per l’est ma non est giusto.

Cosa vedo potrebbe essere a Berlino come a Leverkusen, niente che lasci pensare che lì vi sian mai stato altro che Bundesrepublick. Neppure i semafori sono diversi, neanche un Ampelman solitario.
Vedo alcune case interessanti, delle vecchie fabbriche del primo novecento ma nulla di speciale.
Deciso di tornare indietro, prendo finalmente la metropolitana giusta.

E vado a Pankow.

Ora il capolinea della U2 è in una zona che a me ricorda Whitechapel. Non ho ben chiaro perchè un quartiere est di Berlino mi debba ricordare un quartiere dell’eastend londinese ma “così vanno le cose, così debbono andare”.
Cerco delle indicazioni e le trovo per il Rathaus.

Parto, cammino un po’ ed inizio ad avere la visione del Rathaus che, tristemente, è carino ma nulla che mi dica che lì era DDR.
E’ tedesco, tipicamente tedesco ma io non volevo quel genere tedesco, volevo la memoria di cosa fu DDR.
Io turista voglio la memoria e la storia, davanti ho la quotidianità e qualcosa d’inatteso.

Adesso l’ho visto e so che aspetto abbia, mi chiedo solo se ho visto la parte giusta. Secondo Wikipedia no, sarà per la prossima volta

(*) Posti simili di solito hanno i camerieri sgarbati fino a sembrare una barzelletta.

Alberghi e cerimonia

Una delle cose che oggi mi rendevano nervosa era l’arrivo in albergo.
Ero letteralmente terrorizzata dall’idea di entrare in questo posto e di trovare l’equivalente alberghiero della commessa da boutique italica, quello di ti guarda dall’alto al basso e ti schifa mentre ti guarda.

Alcune recensioni su Tripadvisor non erano per nulla rassicuranti e andavano nella direzione indicata dai miei più cupi pensieri.

Cupi pensieri che son stati puntualmente smentiti all’arrivo.

L’ingresso in codesto edificio è una cosa piuttosto complessa e richiede almeno tre persone al tuo servizio, cosa che non credo di avere mai visto prima.

La cosa funziona così: tu arrivi davanti all’albergo con mezzo pubblico, taxi o piedi. Un signore vestito da congierge cinematografico, con tanto di tuba in testa, ti accoglie e ti da un biglietto con su i dati dei tuoi bagagli, nel frattempo un altro signore ti carica i bagagli sul carrello di ottone e provvede a portarli da qualche parte.
Mentre i tuoi i bagagli spariscono l’italiano che è in te si terrorizza e inizia a pregare sperando di rivederli.

Mentre tutte queste persone si attivano, tu provvedi a portare la tua augusta persona oltre la porta dell’albergo ove un pre-congierge ti accoglie ritirandoti il biglietto dei bagagli.
A quel punto sei pronto/a per affrontare il congiergista vero che fa quello che fanno i congiergisti in qualsiasi parte del mondo: ti registra e ti da le chiavi della stanza.

Esaurita la parte burocratica vieni riaffidato al pre-congierge che provvede ad accompagnarti in camera spiegandoti di tutto e di più su come funziona l’albergo.
L’unica cosa che non ti dice è che ti tuo bagagli ti stanno seguendo stile “Baule” di pratchettiana memoria.

Tra un blah e l’altro ti viene spiegato che puoi fare colazione in due posti diversi, che non ci sono problemi se scendi in sauna/piscina in accappatoio e cosa fare se ti tira la voglia di qualcosa.
Nel frattempo sei arrivato in camera e, miracolo, assieme arrivano anche i tuoi bagagli.

A quel punto viene fatto un controllo che tu abbia tutto e vieni lasciato al tuo destino di ospite.

Nel caso tu decida di sdraiarti su tutti i letti presenti, usare tutti gli asciugamani per pulire per terra o che altro ti passi per la mente non ti devi preoccupare, il giro di controllo freschezza biancheria viene fatto credo 3 volte.

Tutto questo ti appare meraviglioso e quasi favolistico (*) anche se stanza, pur essendo carina, non fa urlare dalla meraviglia (**) tranne per il bagno in marmo spacchiuso

Tutto l’insieme appare bello ma con alcuni particolari un po’ sconcertanti tipo la moquette un po’ fanè nel corridoio o altri particolari che ti lasciano un po’ perplessa.

Domattina affrontiamo la cerimonia della colazione in previsione di Museeinseln ristrutturata e giro pericolosissimo a Mitte
(*) sono abituata a posti un pochettino più spartani
(**) apprezzo molto l’accappatoio però

Lavori agricoli secondo i tedeschi

Ihmo Hans von Marées aveva una strana concezione dei lavori agricoli, soprattutto dei lavori agricoli nel sud dell’Italia e della raccolta delle arance.

Quello che mi sto chiedendo da quando ho visto il quadro è perchè debbano essere nudi. Molto artistico, bellissimo il quadro ma, nella mia mente semplice, mi domando perchè tutti ignudi ?

Non credo sia comodissimo e neppure credo faccia questo gran caldo nel periodo delle arance.

Qui ho trovato una risposta anche se il nome del quadro è totalmente diverso rispetto a quello letto a Berlino.

Questo post è totalmente inutile, non che altri viaggino sotto il tema “Pubblico servizio”, ma mettendo a posto le foto mi sono venute in mente le stesse domande che avevo formulato alla Alten Nationalgalerie.

Credo sia il museo più mortalmente noioso che io abbia visto in vita. All’ennesimo quadro del Menzels raffigurante scene storiche ho desiderato picchiare qualcuno. Un ottimo posto per rilassarsi e fare meditazione zen mentre vagate tra pastorelle, paesaggi, parenti degli artisti, scuola di Dusseldorf e prominenti berlinesi di fine ‘800.

Un beato relax fino a che non arrivate a Böcklin e lì mi sono svegliata di botto perchè  c’era questo:

non so la foto quanto renda ma è piuttosto inquietante visto dal vivo. Talmente inquietante ed impressionante che qualcuno ha tirato su un intero sito per tracciarne l’impatto sulla cultura visiva.

A quel punto mi sono svegliata e subito dopo c’erano gli impressionisti.

Poi mi sono tranquillamente riaddormentata e ho russato della grossa fino all’uscita

Si ritorna

Dopo 7 giorni di assenza dalle patrie terre, e’ decisamente dura rientrarci.

Per prima cosa ci si rende conto che passare una settimana senza avere visto piu’ di tanto i giornali italici fa si che non si capisca bene cosa stia succedendo. Ad occhio niente di diverso da quanto stesse succedendo una settimana fa, credo che potrebbero riciclare gli articoli e non farebbe nessunissima differenza.

Il secondo punto e’ stile “Signora mia , non ci sono piu’ le mezze stagioni” visto che a Berlino faceva piu’ caldo che a Torino. 33 gradi 33 ieri e penso di avere avuto le visioni di Federico il Grande mentre giravo nel parco di Sans Soucis. Bel posto, per la carita’, ma fare la scalinata che porta al castello sotto un sole tropicale e’ stato da delirio.

Il rientro in patria e’ stato migliore di quello dello scorso anno: i bagagli sono arrivati a destinazione e c’e’ stato solo un piccolo patema dovuto ad un guasto all’aereo ed alla sfiga delle coincidenze su Francoforte. (*)

Per qualche beata e fortunata coincidenza non ho dovuto fare i 100 gate piani per riuscire a prendere il volo anzi, dopo avere fatto una corsa allucinante con abbattimento di enne passeggeri, sono arrivata al gate sentendomi dire “Imbarco tra 10 minuti”.

Sull’aereo ho scoperto una cosa nuova: non si applaude solo piu’ ai funerali ma anche se il pilota riesce ad atterrare. Il perche’ mi e’ sconosciuto: capisco applaudire se c’e’ stata turbolenza o altri casini ma se tutto e’ filato liscio, direi che e’ cosa buona, giusta e decisamente auspicabile.

Entrata in casa ho accesso la televisione: al tg c’era il congresso della PRC. Una visione sufficiente a farmi desiderare di girare sui tacchi e partire di nuovo.

Per la Patagonia.

(*) Nell’ordine:
2002: tempesta di neve. Partenza del volo ritardata di 3 ore
2005: Volo delle 6.45 da Torino con coincidenza per Dusseldorf. Era pieno per la GMG. Dovetti volare su Monaco ed arrivai dopo circa 6 ore
2006: Volo da Dusseldorf a Torino via Francoforte. Partenza da Dusseldorf prevista con 1.20 di ritardo. Ero gia’ a bordo e significava “devi-dormire-a-Francoforte”. Segui’ sceneggiata con Erinni che ululava in tedesco cose tipo “Bastardi, vi ho chiesto 4 volte se ce la facevo a prendere la coincidenza”. Mi cambiarono il biglietto con uno per l’indomani mattina. Nel caso avessi perso il volo mi fecero presente che erano tutti cavolacci miei
2006: Salisburgo-Francoforte-Dusseldorf. Mi persero la valigia

Nonostante questo continuo a pensare che Lufthansa sia la migliore compagnia europea. Con Alitalia, per fare un nome a caso, ho visto di peggio.

Stante i precedenti, ero pronta al peggio con cose tipo “volo delle 21 annullato e domani sciopero di Lufthansa”.

Al ristorante kosher

Stasera mi e´ preso un attacco di “Andiamo a mangiare kosher”. Stufa di turchi, greci e ristoranti risparmievoli vari, ho scelto di andare nel migliore del settore: il Kadima

All´inizio l´impressione e´stata un po´bizzarra: ambiente bellissimo e piuttosto lussuoso che intimidiva e non poco.
Arriva una delle cameriere, tutte molto belle tra l´altro, e mi chiede “Lei e´qui per mangiare?”
La mia faccia, assunta un´espressione vagamente bovina, credo stesse dicendo cose tipo “No, sono qui per comprare mobili” chiedendomi che altro ci potessi andare a fare in un ristorante.
Dopo ho capito: da quelle parti i cortili sono rinomati per la loro bellezza ed interesse storico, morale c´é un gran via vai di gente che entra e guarda. Anche mentre state mangiando.
La lista dei cibi é presenta sia un menú preconfezionato sia la possibilitá di ordinare a la carte. Nel caso di menú si é sui 25 euro escluse le bevande, nel secondo si va alto.
Moi ha provocato un momento di confusione chiedendo di sostituire la zuppa con il Gefillte Fisch di cui avevo letto e straletto in ogni possibile libro sulla cultura yiddish. A me e´piaciuto anche se non farei follie per rimangiarlo.
Di secondo il menú proponeva delle specie di tagliatelle con funghi che a me han ricordato tantissimo i Fettuccini Alfredo in versione decisamente migliorata.
Per dolce una sorta di composta di frutta. Caffé , birra ed acqua come bevande.

Alla fine e´arrivato il conto: 40 euro.

Ci tornerei ? si, decisamente. Un po´ perché sono curiosa di capire come siano le altre ricette della cucina della tradizione russo-ebraica, per il resto perché ho mangiato bene.

Ma Repubblica di che parla ?

L´articolo di Repubblica sul discorso di Obama

Moi c´era. Ma ho il dubbio che io ed il cronista di Repubblica non abbiamo sentito lo stesso discorso.

Quella dell´articolo non e´ una sintesi, e´ un riassunto ad capocchiam che taglia fuori parti intere.
Ad esempio quando parla del nucleare, l´invito non e´ solo rivolto all´Iran ma a tutti i paesi nucleari.
Allo stesso modo viene tagliata fuori la parte di “cooperazione come unico modo di sopravvivere” e “necessita´di dimenticare la guerra fredda e le sue divisioni”

La piu´ divertente pero´ e´ questa: “Obama ha fatto una scappata all’hotel di lusso Ritz Carlton, per fare un’oretta di fitness”. E´ alloggiato nell´hotel piu´lusssuoso di Berlino, l´Adlon e possibile che con una suite da 20 mila euro a notte non gli abbiano dato anche l´accesso alla palestra ?

L´altra perla: “Proprio nel giorno in cui, da Berlino, pronuncia un trionfale discorso davanti alla Colonna della Vittoria, applaudito da oltre centomila tedeschi entusiasti“.  Per il cronista via video di Repubblica che comincio a pensare non ci fosse li´: c´erano moltissimi americani, inglesi, italiani, francesi, svedesi e vai coi carri. A volte essere sul posto aiuta.

Per il resto, e´stato un momento piuttosto intenso ed emozionante. Se a qualcuno passa ancora per la capocchia che Veltroni abbia qualsiasi assonanza, somiglianza con Obama la risposta e´no. Obama can, Walter can´t.

Stiamo parlando di puro carisma personale, di capacita´di tenere l´uditorio in mano. Per tutto il tempo del discorso c´e´ stato silenzio ed attenzione. Silenzio interrotto solo dagli applausi su alcuni passaggi come quello della rinuncia al terrore nucleare (bellamente tagliato da Repubblica) o sulla frase “People of the world, look at Berlin”.

E´un politico? decisamente si ma non mi vedo 100 mila persone rimanere in silenzio a seguire con attenzione qualcuno che non sappia parlare al loro cuore. Non al portafoglio, non allo stomaco o al culo. Al cuore perche´ e´ a quello che ha parlato.

Uno molto rockstar al punto che la gente, finito il discorso, ha applaudito come se volesse il bis.

Un evento ed un momento a la “United we stand”.

Per il resto l´atmosfera era bellissima: una festa con un sacco di stand di panini, wurstel, birra. Bambini, nonni, tantissimi ragazzi sotto i 25 anni.

Li´come all´Adlon. Come nello sfollare con tranquillita´.

E´ stata una festa. Irrita leggerne la banalizzazione del principale quotidiano italiano.

Sintesi berlinese

Oggi ho visto la mostra al Pergamon su “Babylon: Wahrheit und Myth”.

Una cagata galattica.

Cagata non tanto per i contenuti quanto per la malsana idea avuta da qualche berlinese di comprimese centinaia di persone in stanzette surriscaldate di dimensioni microscopiche. Il contenuto e´ interessante, l´allestimento terribile.

Oltre al caldo da svenimento, l´affollamento, i vari turisti teutonici girano dotati di strumentillo che gli racconta vita, morte e miracoli dell´oggetto che hanno davanti. Essendo ligi al dovere, tendono a fermarsi minimo 5 minuti davanti a qualsiasi oggetto.

Finche´ si tratta di una persona, si riesce a svicolare e vedere qualcosa. Quando e´ un gruppo di entra nel delirio e l´unica alternativa appare l´abbattimento.

E´ da notare che la mostra e´sconsigliata ai minori di 18 anni. Quando ho letto il cartello mi sono chiesta cosa potesse esserci di “non adatto per la visione ai minori” da richiedere addirittura un avviso all´esterno.

C´ho messo un po´ ma l´ho scoperto: vi sono alcuni pendagli che rappresentano atti sessuali. Ben due l´esattezza e di dimensioni talmente esaltanti che li ho visti per caso.

La parte Myth e´tra l´intellettual concettuale e la palla allucinante. Assolutamente evitabile tranne che per la proiezione di Intolerance di Griffith ed il Nabuconosor di Blake

Ieri avevo invece affrontato il Judische Museum. Esteticamente splendido, vale la pena di essere visto anche solo per l´edificio. Se siete deboli di cuore, evitate la Torre dell´Olocausto.

Il resto: grandi questioni simboliche nella parte iniziale. Esilio, Olocausto, Vuoto della memoria. Tutto talmente alto che quando mi e´venuta da far pipi´ho iniziato a chiedermi dove fosse il “cesso del presente” per utilizzare la terminologia corrente. Per il resto un museo a meta´strada tra storia, antropologia ed attualita´. Nel caso l´ultima vi sfuggisse, provvederanno i minuziosi controlli di polizia all´ingresso a ricordarvela.

Il ristorante del museo propone un´ottima cucina kosher, peccato per i prezzi che non sono bassissimi.

Essendo settimana di saldi, non ho potuto fare a meno di lanciare una sfida e vedere chi vincesse. Han vinto loro. Soprattutto ha vinto lo store della Trippen ma suppongo che se una lo cerca sulla cartina e poi ci va apposta, l´esito sia abbastanza scontato.

Un coniglio alimentare: Yazid, il turco di Friederischstraße, oltre Bessenstraße. Il buonissimo iskender era di dimensioni da sfamare un esercito, stessa cosa per i fantastici antipasti.

Domani sera, intrattenimento chez  Siegersäule o “colonna della vittoria” che dir si voglia. Chez Obama per intenderci.