Di fatti privati, panda, gay e religione

Nota: io ieri ero ospite di un monastero. Il priore era ai funerali di Dalla. Nello stesso monastero han sempre accolto a braccia aperte amici miei gay dichiarati.

Uno dei mantra della laicità è sempre stato che la religione è un fatto privato.
Per cui cosa credi, tutto il dettato del credo eran fatti privati, interni alla dinamica del cammino religioso.

FINO A IERI.

Perchè da ieri è esplosa la polemica sui funerali di Lucio Dalla, polemica che non si se sta tra il delirante o la tipica situazione italica in cui si parla così per il gusto di farlo.

Ad iniziare è stata l’Annunziata che, fregandosene allegramente del fatto che stava parlando a cadavere caldo e di qualsiasi possibile volontà del defunto, ha dichiarato che Dalla era gay e che se non lo dicevi ti facevano i funerali in cattedrale.

Segue stamattina la concione di Serra che se ne esco con un “Semmai, c’è da domandarsi quanti omosessuali cattolici meno famosi, e meno protetti dal carisma dell’arte, abbiano potuto sentirsi allo stesso modo membri della loro comunità“.

Ora, pur continuando a non essere cristiana ma memore di un passato in cui in parrocchia ci ho vissuto, farei umilmente presente che tutta la fazenda dipende dalla comunità in cui la persona vive.
Visto che quelli seppelliti con funerali ufficiali continuano ad essere una minoranza a prescindere che tu sia etero o gay, sarà il parroco a decidere. E cosa possa succedere nelle miriadi di comunità cattolica di sicuro non lo sanno l’Annunziata, Serra nè lo so io.

Il nucleo di tutta la faccenda è qui: nel fatto che la parte laica, con la leggerezza di un elefante, non solo si arroga il diritto di scendere nel più bieco dei gossip ma pure di entrare in un campo ove, per sua stessa ammissione, non dovrebbe mettere becco.

E qui si passa al secondo grande punto: per la sinistra italiana, per il progressista italiano medio il gay è una sorta di panda. Non una persona con diritto alla privacy, a vivere come vuole, votare come vuole ecc ma un panda da difendere secondo regole e visioni stabilite esternamente.

Un qualcuno che è “minoranza” per cui diverso da loro, bisognoso di supporto lo voglia o meno e che possibilmente deve votare in una certa maniera perchè sennò non è nel solco giusto.
Un qualcuno il cui diritto alla privacy
La questione “nessuno si farebbe problemi a dire che è etero perchè non farlo se è gay?” è un argomento falsato di base. Se la persona che ho davanti la considero “persona” e non “panda” mi comporterò con lei nella stessa maniera in cui mi comporto con gli altri e, fatte salve eccezioni, di solito non è che si pretenda che l’altro ti spiattelli le sue preferenze sessuali ad ogni spron battuto.

Dalla finisce nel gran calderone, finisce in prima pagina perchè non ha corrisposto all’idea di base che il progressista medio ha di una persona con orientamento sessuale omosessuale.
Finisce nel calderone perchè, nella visione, se sei gay devi dichiararlo, fare coming out e possibilmente appassionarti di Mina o Barbara Streisand.

Che poi con molta probabilità nessuno degli “etero defensori fidei” della causa gay abbia mai incontrato o discusso con un omosessuale credente e possibilmente ignori tutto della questione(*) è un altro paio di maniche.

La vulgata e salva peccato che continuino a trattarli come panda.

Dimenticando che sono persone “normali”.

Ed è quello il nucleo principale che irrita di più nel guazzabuglio di paternalismo, politically correct, sentimentalismo sdolcinato e stupidità pura semplice di tutta la questione.

(*) Tranne quanto è secondo “vulgata”

Madamerle e Tutun a pranzo

In torinese la signora a cui sia morta la suocera viene detta “Madama” mentre madamin è la signora ancora suocero-dotata.
Esistono altri due modi di definire la signora sposata e sono madamerla ossia la signora acida e un po’ snob e madamasa ossia la signora o di facili costumi o estremamente volgare.
Il tutun, applicabile sia a maschi che femmine, è la persona non sposata, di qualsiasi età, con la mentalità chiusa e spesso portata per il taglio del colletto.

La chiosa è necessaria per inquadrare chi ho avuto seduto vicino a pranzo: un tavolo di tutun e madamerle.
Tali personaggi, tipici della Torino d’antan, non sono facili da incontrare al giorno d’oggi essendo praticamente dei residui gozzaniani. La madamerla ed il tutun, nella loro essenza profonda, fanno parte di Torino tanto quanto la Mole Antonelliana o i Capuccini.
Sono talmente rari da essere persin difficili da descrivere e spiegare.

Tornando all’evento, a pranzo avevo vicino un tavolo di tale rarissimi soggetti. Tutto il dialogo si svolgeva in un italiano marcato da uno spiccatissimo accento torinese che di rado si è sentito dopo i film di Macario.
La formazione era di tre tutun, due uomini ed una donna, ed una madamerla.
I personaggi erano apparentemente appartenenti alla buona , forse funzionari di banca o dirigenti regionali e c’andrebbe Barbara Pym per riuscire a descriverli appieno con un “Quartet in Autumn” all’italiana.

Mentre mangiavano parlavano, all’inizio di temi leggeri poi sono finiti sul pruriginoso, secondo loro, o meglio sono partiti da Brokeback Mountains.

La conversazione è partita parlando della censura, del fatto che il film fosse noioso e non si fosse capito nulla.
A quel punto Tutun Maschio 1 ha aperto le cateratte.

TM1: “Io non so però se avrei voluto vederli baciarsi. Ho visto il pezzo e a me fa schifo. Deve essere un fatto genetico per noi uomini”
TF1 “Eh, ti capisco. Si vedono in giro di quelle cose”  [Pensiero mio “Non ci sono più le stagioni madama”]
TM1 “Pensa che ne ho visti due baciarsi a Roma ma non mi ha fatto mica schifo cosi’ ”
TF1 “E poi si lamentano che non li trattano bene. Ma queste sono cose intime”
TF2 “Sono come quei ragazzini che sono li’ a baciarsi in pubblico. Sono cose belle ma sarebbero intime”
Madamerla “Si chiamano intime mica per niente. Li vedi con quelle mani che frugano sotto la maglietta” (*)
TM1 “Sono come quelle che vanno in giro con la mingonna e poi si lamentano se le violentano”
TF1 “Non me ne parlare, vanno in giro con tutto di fuori ma mica va bene”
TM1 “Si perchè mica sai chi incontri. E’ come mettere la benzina vicino al fuoco”
TM2 “Poi si sa che non bisognerebbe farlo ma non tutti reagiscono allo stesso modo. C’è quello che si trattiene e quello che fa altro”
TM1 “Non tutti i gusti sono uguali”

Arrivata a questa mitica frase, fortunatamente avevo finito il caffè e non so se siano passati a discutere dei loro vicini di casa che fanno rumore o dei bei tempi che non ci sono più.
Mi mancava la descrizione di stupratore come “Uno che ha gusti”, la pensavo più “Stronzo violento” ma si sa che non tutti i gusti sono uguali.

In compenso ho ringraziato che di Tutun e Madamerle ne siano rimasti pochi anche se le idee delle palle gli sono sopravvissute.

Diciamo che il pesantissimo accento torinese trasformava il tutto in uno spezzone di commedia di Macario o meglio nei personaggi della zia zitella e del padre bigotto di “Finestre sul Po”

A teatro sono più divernti, diciamocelo.

(*) Il pensiero mio è stato “Madama, ca fasa nen pareil. Si vede che sta rosicando perchè a lei non più o, a giudicare dall’insieme, mai fu”