Domeniche tedesche

La domenica tedesca del Nord-Rhein Westfalen ricorda molto le domeniche torinesi di un po’ di anni fa: tutti i negozi rigorosamente chiusi, pochissima gente in giro, noia pura.

In comune con Torino attuale, il fatto che, a pranzo, molti ristoranti sono chiusi. Se volete mangiar fuori a Dusseldorf o vi dedicate ad una caccia al tesoro o accettate di cacciare fuori un bel po’ di soldi.

La domenica è giorno sacro ad attività come visite a musei o parchi, giri in bicicletta o attività simili. Sempre che non piova nel qual caso vi rimangono solo i musei.

Il momento peggiore è accorgersi che avete dimenticato di prendere qualche genere alimentare di prima necessità tipo il latte. Esaurito il momento di panico, l’unica cosa che vi rimane da fare è avviarvi verso la stazione dove vi verrà consegnata l’agonato bene in cambio dell’estrazione di un rene. L’altra alternativa è passare la frontiera ed andare in Olanda dove le regole sui negozi permettono l’apertura domenicale di modo che i grandi outlet locali stanno oltre frontiera. Tutto ciò se avete dimenticato il latte.

Nel caso vi siate invece dimenticati sigarette o bevande alcooliche nessun problema, troverete pseudo-giornalai aperti ad ogni angolo di strada.

Bisogna ammettere che, col passare degli anni, sono passati da “chiusura di tutto alle 17.30” a “chiusura di molti alle 18” ad “apertura di molti fino alle 22”. Ancora oggi molti negozi del centro chiudono il sabato alle 16 ma si suppone che si sopravviva se la boutique di stilisti d’avanguardia è chiusa.

Il massimo della noia viene però raggiunto nei lunedì festivi quando sono chiusi sia i negozi, qualsiasi negozio, sia i musei. A quel punto non rimane da sperare che vi sia bel tempo, di modo da potersi dedicare alla visita di qualche parco, oppure avere fatto scorta di libri.

In nessun caso guardare la tv perchè è un incrocio di noia pura, quiz e programmi che sono l’essenza del trash mischiati con altri che hanno tutto il peso tedesco dell’analisi di qualsiasi cosa che si possa legare alla “Kultur”. Che si parli di Arte, Zdf o ND24, il risultato non cambia

Scene di Germania

In Germania una delle operazioni più complesse è l’acquisto di un biglietto ferroviario. In molti altri paesi è una faccenda che viene sbrigata in pochi minuti dopo aver fornito un dato essenziale quale "destinazione".

In Germania no, è un complesso processo in cui la signorina allo sportello, dopo averti posto domande classi che quali "dove va" o "A/R" vaglia offerte, seleziona la migliore, spara fuori un pieghevole di circa 2mq e ti serve il tutto. Nessun essere umano, a parte la signorina allo sportello, credo sia in grado di raccapezzarsi tra le diverse linee, tariffi, tipi di tariffa, se è da week-end o business, in che ora viaggi e di che colore avrai i calzini il giorno in cui viaggi.

Per fare un esempio pratico: se voglio andare a Colonia nel week-end e viaggio con altre persone, ho diritto alla tariffa A. Se sono nel weekend e viaggio da sola, posso prendere la medesima tariffa oppure la B che però mi richiede di tornare entro le 8 di sera. Oppure si può prendere quella regionale che metti mi pigli un colpo di testa e voglio andare fino ad Aachen per poi tornare a Padeborn.

Stante la totale e delirante complicazione del settore "tariffe ferroviare", le macchinette delle Deutsche Banh sono presidiate da omino/signorina per supporto e guida nella jungla tariffaria. Cotali prodigi della tecnica macchinettistica da treno, fanno cose fantastiche tipo stamparti gli orari dei treni, binario di partenza incluso. Domattina so che parto dal binario 16 e domani sera so che arrivo al 18.

Sono anche l’ancora di salvezza quando dobbiate prendere un biglietto e non avete voglia di trascorrere un bel po’ del vostro tempo in coda per la biglietteria. Considerato quanto puntigliosi i locali e la procedura per avere un biglietto, aggiungete alcuni locali in versione "sassone tordo", avrete un’attesa media di 20 minuti con 4 persone davanti e tre sportelli allocati. La lunghezza dell’attesa crescerà a seconda della partenza del vostro treno, in accordo con la prima legge di Murphy. Se siete paricolarmente fortunati, incontrerete anche l’esemplare di "tedesco grosso ed iracondo che protesta". Uno spettacolo bellissimo con questo signore che ululava come un ussaro incazzato mentre la sua faccia passava dal rosso rubizzo classico ad una bellissima tinta chianti barrique. Tutto ciò, naturalmente, avendo tempo e potendosi godere lo spettacolo.

Cambiando argomento e passando al cibo, i tedeschi han deciso che globalizzazione è bello, i tedeschi si stanno dedicando a mangiare italiano. Dappertutto, anche nella più sfigata kneipe, troverete meravigliosi tentativi di cucina italiana. Parlo di tentativi perchè dubito che qualcosa di buono possa uscire quando si utilizzano i locali pomodori olandesi, praticamente dei cosi rossi, di forma sferica caratterizzati dalla totale mancanza di sapore. L’alternativa,a meno che siate disposti ad effettuare un investimento agro-alimentare, sono i pomodori senegalesi oppure fregarvene ed infilarvi da Viapiano che unisce dose da camnionista ad un ambiente chicchettoso. Come riescano non lo so, so che ci trovate un gran giro di tedeschi chic che tirano giù dosi di pasta che spaventerebbero un camionista bulimico. Giuro che, fino ad oggi, ignoravo che il Senegal esportasse pomodori, ignoravo anche che li coltivassero. E’vero che ignoravo anche che la Svizzera esportasse ciliege. Oltre che dai pomodori olandesi, la cucina germanico-italica è caratterizzata dalla totale incapacità d’azzeccare un nome che sia uno. Abbiamo contemplato meraviglie quali "Abbacio" per abbacchio, "Vittelo tonnato" e bruschetti. Stranamente, violando la prima legge per evitare le sole, l’abbacio era buono.

Accanto a ricette cucinate abbastanza bene e senza troppi voli, abbiamo la localizzazione della ricetta.

Tipo la carbonara con la panna e senza guanciale oppure la bruschetta coi fagioli.

A chi si siano ispirati gli inventori non è noto, la carbonara pannosa è ormai diffusissima al punto che perisno la Maggi la vende.

Rimane uno di quelle cose che sia già che non proverai. Nepprue quella sera che ti senti coraggiosissima.

Di valige, acquisti e supermercati

Come già detto, davanti a casa ho il supermercatone ossia un ettaro di prodotti, con file infinite di qualsiasi cosa vi passi per la testa. Tipo l’aceto aromatizzato al rafano o altri beni da “paese consumisticamente avanzato”.

Questo nel settore food/indispensabili. Altrettanto interessante è la parte non food.

Dopo averla sottoposta ad un’analisi approfondita, ho scoperto che c’erano cose pazzesche: tipo 25 tipi diversi della stessa marca di shampoo in offerta a 1.99 oppure la carta igienica Regina a 2.90.

Potrete dire “cazzate”,  ma ho lenito il dolore che ho sempre provato nel non trovare il mio shampoo preferito in Italia acquistandone 5 tipi diversi. Tutto all’urlo “Tanto sono solo 2 euro”. Il tempo necessario perchè io utilizzi 5 confezioni diverse di shampoo sta tra il boh e l’infinito ma non importa, ce la faremo.

L’abbigliamento ha invece portato a dinamiche strampalate. Tu arrivi ed inizi ad analizzare il tutto. Scopri che ci sono felpe di marca e magliette Fred Perry. Cosa ci facciano le Fred Perry in una specie di Lidl formato mastodonte non è conosciuto.

So però che il prezzo era la metà di quello ufficiale. E so che ci sono state svariate telefonate con l’Italia per sessioni di shopping telefonico.

La cosa funziona cosi’:

Io a sorella con marito grosso: “Ciao, hanno le felpe di blahblah a 15 euro. C’è la taglia per tuo marito. Prendo ?”

Sorella: “SI prendi. Poi prendine anche una per me se c’è la taglia. C’è altro?”

Io “Maglie Fruit a 3 euro l’una”

Sorella: “Prendi pure quelle, blu.

Mi scappa delle Fred Perry. Vengono aggiunte alla lista.

Ora, mio cognato è 1.97 per un 110 kg e potrete immaginare le dimensioni di una felpa con cappuccio che possa ospitarlo. Praticamente ti occupa la valigia. Aggiungete una seconda felpa, magliette, polo ed avrete riempito una valigia.

Problema: la valigia schedulata per questo we è di dimensioen cabin ed avrei la stravagante pretesa di metterci dentro anche roba mia.

Inizia perciò la sessione feasibility dell’operazione “Compressione, defrag e zipping della roba in valigia”.La feasibility va bene ed il progetto viene “deliverato” con la massima customer satisfaction (mia) in quanto la valigia riesce persino a chiudersi.

Chiusa l’ultima cerniera, mi sovviene che le felpe hanno ancora attaccata un’etichetta antitaccheggio che avrei dovuto rimuovere con le forbici. Peccato, una delle felpe è nel tascone esterno la seconda è in fondo, sotto tutto.

Dismisisone del progetto “Valigia 1.0”. Estrazione del materiale che necessita update. Update eseguita.

Feasibility e deploymente per “Valigia 1.5”. Come da programma, avviene il fenomeno di “Aumento delle dimensioni dei capi da mettere in valigia”.

Parte una serie di bestemmi in svariate lingue. Si segnalano danni al Duomo di Colonia (35 km da qui).

Riprovo. Aumento d’intesità della parolaccia creativa. Danni alle case di Gehry, tutte e 3.

Dopo circa 20 minuti di togli, metti, stiva, bestemmia, il risultato è una valigia che finalmente si riesce a chiudere. Sperando di non avere dimenticato nulla o di non avere inserito qualcosa che va ri-estratto.

E domani si torna in Italia, fino a lunedì sera.

Silviolo does Germany

Ho passato la giornata di ieri in giro a far girare l’economia tedesca. I negozi qui sono stati sempre molto interessanti ma tra quelli che chiudono e quelli che abbassano i prezzi già adesso, diventano ancora più interessanti.

Il dramma è che la roba ad essere saldata è tutta italiana. Dati Boss, D&G e Cavalli, il primo va a prezzo pieno mentre i secondi sono fatti scendere dello 80%.

Ora, per quanto pensi che Cavalli e D&G siano una grande perversione dello spirito e del gusto, o eran venduti a prezzi decisamente pompati o va di moda il “Buy German” e un po’ mi dispiace stante il momento economico.

Aiutare l’economia ed il nostro export sarebbe uno dei ruoli del nostro venditore di pentole al governo presidente del coniglio.

Sarebbe.

Ieri sera, entrata a casa, ho acceso la tv. ZDF. Ho visto il nostro pentole-venditore che vagava telefonando e lo speaker che diceva qualcosa sul fatto.

Ho immediatamente disattivato quella parte del cervello che capisce il tedesco.

Stamattina, scorrendo le copertine dei giornali cartacei, ho notato che nessuno accennava al fatto. Peggio nessuno accennava al fatto che l’Italia avesse avuto un qualche ruolo.

In parole povere, o compaiamo perchè qualcuno s’è comportato come se fosse alla bocciofila o non contiamo un beatissimo.

Peggio ancora cosa ho letto oggi sul Corriere: Silviolo è perfetta rappresentazione di chi l’ha votato e si comporta così ai meeting perchè piace al suo elettorato.

Vorrei conoscere un po’ di suo elettorato e sapere se, ad una riunione con loro, si abbia un’agenda tipo:

  1. Giro di presentazione e gara di rutto libero
  2. Pacca sul sedere alle presenti e votazione di miss Chiappa d’Oro
  3. Altro giro di rutto libero
  4. Discussione sull’ultimo acquisto di [squadra di calcio a piacimento] e di perchè i tifosi rivali puzzano e sono cornuti.

Praticamente un’attività del sabato pomeriggio in un qualsiasi oratorio.

Altrettanto sono convinta che questi mitici elettori  sarebbero  entusiasti se uno/a entrasse in casa loro, piantasse un casino bestiale, ruttasse a fine pranzo e proponesse una gara di flatuenze.

In proporzione è quello che Silviolo fa ai meeting internazionali e a loro piace tanto

Per chiudere: peggio di telefonare durante un momento di commemorazione dei caduti, penso ci sia solo il chiamare Angela la Merkel. Fossi in lei non mi agiterei più di tanto, mi limiterei a vietare l’accesso a Silviolo sul suolo nazionale oppure ad ordinare alla Bundeswehr di invadere l’Italia.

(*) Se lui parla di Barack ed Angela, non vedo perchè dovrei chiamarlo il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana

Qualcosa che mi manca veramente della Germania

Stavo ripulendo il bookmark e sono usciti tutta una serie di link a posti, supermercati e catene di negozi che ci sono solo, esclusivamente e senza pietà in Germania.

Si coglie l’occasione per porgere un po’ d’invidia a Totentanz che di tanto ben di Dio può ancora godere

Partiamo dal primo e rimpianto negozio: Manufactum. E’ un posto dove potrete trovare le più invereconde e snobbissime cazzate mischiate a cose sublimi, a quanto non troverete mai da nessun altra parte incluse le cremine per le mani dei monasteri cechi.
Avete idea di cosa possa voler dire un posto dove trovate gli scaldini in rame ? Per quel che mi risulta, abitando in una iper-calda casa italiana, sono quanto di più inutile mi possa passare per la mente ma ammetto che hanno il fascino dei tempi andati e dell’assolutamente snob. Esattamente come questo montgomery su cui la sottoscritta ha sbavato per 2 anni 2 salvo arrendersi sempre di fronte al prezzo (SIGH).
Risospir e rassegnazione di fronte all’idea che qui non arriverà mai.

Al secondo posto Dm o Drogeriemarkt, un meraviglioso posto dove potete trovare qualche decina di tipi diversi di shampoo, scaffalate di bagni schiuma e tutto quanto fa spettacolo nella cosmetica non di lusso. Un delirio di cose, offerte. Meraviglioso. Ho visto Schreker in Italia, catena affine, ma non riesce a raggiungere lo stesso sublime livello da paese del Bengodi. Sara’ per la mancanza del Gliss Kur, il mio dream shampoo da 1.99 al flacone.

Al terzo posto Kaiser’s.
Si vorrebbe cogliere l’occasione per far notare che il prosciutto di Praga linkato viene 1,39 l’etto e, avendolo provato, posso pure dire che è buono. E’ una catena cara ma non cara come il più sfigato dei supermercati italici. Con enorme rimpianto nel cuore, per la prima spesa da loro quando pensai avessero sbagliato a darmi il resto.

Al quarto posto Starbucks non tanto per il loro espresso, bevibile in mancanza di meglio, ma per il ben di Dio illustrato nella pagina linkata.

Last but not least, il Libanon Express ossia la catena di ristorante libanesi di Dusseldorf ottima per quei momenti in cui tra tabouleh ed hummus, si varierebbe volentieri la cucina mediterranea. A poco più di 10 euro per un piattata di roba. Sconsigliato il ristorante vero e proprio perchè non se ne esce vivi dal menù degustazione.

E ancora i fiorai con queste decorazioni floreali

Per pura pietà nei miei confronti si vogliono evitare ricordi relativi ai saldi al 70%.