Mancando il termine (posti per handicap ed occupanti abusivi)

Caro signore proprietario della macchina della foto, sarei molto curiosa di porti una domanda perchè non sono sicura di avere capito la logica dietro il tuo comportamento.

Perchè, vedi, di solito la gente sbatte la macchina su un posto per handicappati perchè è il più vicino a dove devono andare o per altre ragioni inclusa quella che gliene frega nulla se il titolare del posto ne avrà bisogno.

Tu però riesci a superare ogni logica utilitaristica o di egoismo.

Perchè:

  1. Sei arrivato ed hai posteggiato a pene di segugio su un posto per handicappati
  2. Poi ti sei avviato verso uno dei negozi della seconda foto e – DAVANTI  – c’eran due posti liberi

E se il primo punto evita accuratamente di dar segno di qualsiasi rispetto per gli altri, il secondo evita accuratamente di rispondere a qualsiasi logica economica e/o utilitaristica.

E’ che a questo punto mi mancano i termini per definirti, forse l’unica cosa che mi viene in mente è la terza legge sulla stupidità di Cipolla: “Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.

Gli handicap e l’inciviltà

Si vorrebbero fare i complimenti per la sensibilità, la civiltà e l’intelligenza alla signora che, con 2 posti liberi a meno di 50 m, è andata ad occupare un posto per handicappati.

La cosa più delirante è che ha messo la macchina di traverso in maniera che non solo il titolare non potrebbe posteggiare, ma intralcia pure il passaggio.

Capisco che la suddetta madama si senta in qualche modo dotata di handicap, ma bisognerebbe farle presente che la stupidità non da diritto all’assegnazione del posteggio

Nello foto a sinistra il geniale posteggio, a destra i posti liberi

E non cambierà nulla

Oggi vedo in giro un gran parlare del caso del ragazzo disabile e Trenitaglia.

Un caso tra mille casi.

Un caso di cui si parla tra le mille situazioni di disagio che chi ha un handicap deve affrontare ogni giorno.

Non è il solo, non sarà l’ultimo. Chiuso il palcoscenico mediatico, tirata giù la luce, non cambierà assolutamente nulla.

Perchè non è solo questione di un caso di maltrattamento, è il caso delle migliaia di piccole azioni e battaglie che ogni giorno chi soffre di un handicap deve affrontare.

Da chi posteggia lungo gli scivoli a chi posteggia nei posti riservati. Sono piccole azioni di cui pochi parlano ma che rendono la vita ben difficile a chi deve affrontare la cosa.
Perchè quei metri in più fatti possono essere una fatica incredibile per chi ha un problema mentre di sicuro non lo erano per il posteggiante.
Una semplice differenza che non penetra il cranio di alcuni, capacissimi di lamentarsi o tirare fuori le scuse più invereconde per giustificare il loro atto.

Prosegue con tutta una serie di non presenze, mancanze, barriere.

E’ di non molti giorni fa il caso della madre a cui han detto “O paghi due volte la gita o tua figlia è meglio che resti casa”. Perchè si pagano i prof di religione ma si tagliano i fondi per gli insegnanti di sostegno
Allo stesso modo in cui si tagliano i fondi per l’assistenza alle famiglie che sembra siano da tutelare solo quando si parla di PACS, per il resti gran cazzi loro.

Quello di oggi è un caso e non mi colpisce particolarmente l’indifferenza in cui si è svolto. Perchè è la stessa che accompagna lo handicap ogni giorno.

Indignarsi oggi serve a poco, serve se diventa un segno di cambiamento reale, di aiuto verso alcuni a poter avere una situazione migliore.

Solo quella è la speranza che casi come questo servano a svegliare, a creare coscienze in grado di capire.