Finesse

C’è un qualcosa che identifica l’itagliano giunto di recente in un paese estero: la convinzione che nessuno capisca l’italiano.

Ciò comporta solenni figure di merda perchè l’itagliano non si fa alcun problema a dire qualsiasi cosa che gli passi per la testa sia essa insultare le persone che gli girano attorno, tentarci in maniera spudorata con la sua vicina di sedile, discettare sulle sue funzioni corporali.

Naturalmente, come vogliono Murphy ed il buon senso, ogni volta che l’itagliano tenterà tale mossa farà una solenne figura di merda, mettendo in evidenza meravigliosi aspetti di se stesso quali “Sono tamarro dentro” o “Io sono stato educato da un gruppo di stallieri tamarri” (con tutto rispetto per gli stallieri).

Codesta breve riflessione nasce dall’incontro avuto oggi in ascensore con due itagliani sconosciuti.

Persone presenti. i due itagliani + moi

I due parlano blah blah.

Ad un cernto punto itagliano(1) chiede ad itagliano(2) a che piano vada.

Itagliano(2) risponde e poi aggiunge “E la prima cosa che debbo fare quando arrivo è andare a pisciare”.

Meraviglioso, non solo ho davanti un tamarro ma puro uno che ama informare il mondo dei suoi flussi corporali.

Ciò pone un problema: fino a ieri era comune pensare che l’unico modo per sfuggire agli italiani fosse emigrare, adesso neppure quello.

Come dire: “THEY ARE COMING”!

Itagliani all'estero

Il Times di oggi presenta un articolo dove si domandano se gli itagliani siano i turisti più maleducati al mondo.

Stiamo parlando degli itagliani, specie particolare presente nell’italica penisola nonchè la parte Hyde di buona parte dei suoi abitanti. Quella che la parte più civile del nostro essere rifiuta a priori

Possibile che sia gli itagliani siano realmente i turisti più maleducati e rompipalle secondo le mie esperienze.

Essendo entusiasti del loro modo di vivere molti itagliani, quando vanno all’estero, terranno un comportamento atto a dissuadere il resto del mondo dal venirci ad invadere pacificamente. Se vogliono il posto lo prendano con la forza e ci rasino. Tutto ciò con grande dolore di tutti quelli che non disdegnerebbero un’invasione da parte della Francia. Gli svizzeri mi sa che piuttosto si mettono a produrre mozzarelle di emmenthal.

Da cosa nasce questa mia riflessione? Leggo Italians di Severgnini. Spesso ci sono lettere di persone sconvolte da cosa hanno visto fare ai loro connazionali all’estero.

Personalmente ho un caso tipo: Long Library di Dublino, posto dove e’ vietatissimo fotografare per evitare troppa luce e preservare i disegni dei manoscritti in esposizione. Gruppo di itagliani che scatta a ripetizione.
Cortesemente il guardiano li invita a smettere. Uno di questi, il fotografo si suppone, si gira verso gli altri e fa “Cazzo vuole questo”.

I suoi connazionali si mettono a fischiettare per sopprimere il desiderio di abbatterlo.

Altro caso: aereoporto di Stansted, Londra. Signorina che deve pagare la consumazione. Cerca di fare una cosa mista tra sterline e lire il tutto parlando il italiano. La coda alle sue spalle raggiunge dimensioni epiche.
Dopo un po’ qualcuno io, volendo bere qualcosa e al tempo stesso non perdere l’aereo, sbotta e dice “Senti se hai bisogno di soldi te li presto senno’ qui facciamo notte”. La signorina, irritatissima, si gira e risponde “Fatti i cazzi tuoi”. Controrisposta “Me li sto facendo visto che sono in coda”.Signorina, a quel punto, tira fuori banconota paga e va. Fossi stata immediatamente adiacente la pigliavo a calci.

E coglierei anche l’occasione per ricordare la signora Cesira che pretendeva che una poteva cameriera tedesca capisse tutto quanto lei stava dicendo in italiano con marcatissimo accento o il signor Luigi che informava tutto il Museo della Preistoria dei programmi per la sua serata

L’altra convinzione profonda degli itagliani e’ che all’estero nessuno capisca la loro lingua e che tutti gli itagliani saranno vestiti allo stesso modo ed immediatamente riconoscibili. Tutto cio’ li porta a comportamenti divertentissimi quali beccarsi due di picche pubblici perche’ tanto l’unica che li puo’ capire e’ la fanciulla che glielo molla, criticare gruppi di turisti perche’ tanto non capiscono. Quest’ultimo caso fu particolarmente divertente perche’ nel gruppo c’ero pure io e li lasciai parlare fino ad arrivare alla mia vicina di posto poi mi alzai e andai a chiedergli come andava. In italiano.

L’itagliano all’estero e’ spesso clamorosamente ignorante e riesce a sparare delle vaccate capaci di provocare la massima ilarita’ nei suoi eventuali compatrioti presenti con vaghi ricordi delle elementari. Ora e’ vero che sarebbe eccessivo sapere a memoria l’elenco dei re sumeri se si va al British Museum, ma almeno sapere che Ur e’ una citta’ potrebbe essere carino anche per evitare di dire, di fronte ai reperti delle tombe reali di Ur, qualcosa tipo “Aho chi era sta Ur?”.

Non e’ bello. Come non e’ bello sentire uno che cerca mummie famose li’ quando probabilmente manco ci stanno al museo del Cairo.

Non e’ bello vedere i propri compatrioti non andare a vedere la cattedrale di Winchester perche’ vogliono vedere se troveranno una cartella da scuola in uno dei negozi di cartoleria sulla High Street.
A parte che non credo abbiano cartelle ma quei negozi li trovi anche nel piu’ orrido posto che ci sia in Uk perche’ proprio li?
E perche’ devi scambiarmi per uno dei tuoi solo perche’ parlo italiano? Io non vorrei mai assomigliare a voi, mi fate schifo solo a sentirvi parlare e potrei anche offendermi.

Come non e’ bello assistere allo scempio generazionale che e’ stato fatto agli adolescenti. Non e’ bello per niente vederli partire di qui tappati con pantalone a giro passera, maglietta sottoseno a canottiera e frignare scesi dall’aereo perche’ fa freddo e loro non hanno una maglia a portata di mano.

Ora quando disegno un itinerario di viaggio cerco di escludere a priori qualsiasi posto sulle rotte turistiche italiana.
Non e’ difficile: si va in agenzia, si chiedono cataloghi, si segnano i posti piu’ battuti e li si esclude dalle proprie rotte estive.

Milano, Stazione Centrale, ore 18.20

L’osservazione della Stazione Centrale alle 18.20 di un venerdi’ sera potrebbe essere un ottimo esercizio da far svolgere ai futuri antropologi. Field observation la chiamano gli anglosassoni.

Prendiamo la tipa che a 5 file da me sta raccontando del suo parquet. E’ emozionante sapere che suo marito non si batte abbastanza. Potrei fare quasi liveblogging di cosa sta dicendo ma non credo potrebbe interessare a nessuno che legga, figuratevi che non interessa neppure a me.

Prendiamo il tizio che, volendo prendere di corsa un treno che sarebbe partito 20 minuti dopo, mi è piombato di corsa addosso, schiantando la sigaretta sul giubbotto. Dopo avere centrato in pieno una che stava ferma vicino ad un cestino, ha provato anche a protestare perchè il braccio sporgeva ben di 10 cm e lui, non essendo capace a coordinare piedi e cervello, si era rovinato il giubbotto. Che potessi essermi fatta male in qualche modo neppure lo sfiorava. E’ stato spedito a cagare in maniera elegante, in perfetto stile milanese, qualcosa tipo “Coglione, se non fai attenzione agli ostacoli …”

Un’altra cosa che noti è che il Corriere continua a sbiellare su improbabili tacchi da 12 cm. Finalmente, dopo 3 giorni di osservazione continua, ho visto una tizia che li indossava. Le davano l’andatura elegantissima e sensuale di un granatiere col mal di piedi. Tendenzialmente camminava come se avesse una scopa infilata in parti posteriori ed un gran mal di piedi. Dopo averla vista, anche se si fosse voluto comprarne un paio, l’idea veniva scartata molto velocemente.

L’altro punto interessante sono i venditori di ombrelli. Pare che la pioggia li faccia spuntare come i funghi e, peggio, essere piu’ insistenti di un testimone di Geova incrociato con un piazzista del Folletto. Tendono a volertelo vendere anche se ne hai già uno in mano. Perchè si vorrebbe comprare il secondo non si sa.

La tizia è passata a parlare della Giovanna, sua amica d’infanzia,. Era indecisa se farle fare da testimone perchè aveva molti problemi ma, dopo avere capito che ci sarebbe rimasta male, ha deciso per il si. Spero non abbia problemi anche il marito perchè non so se reggerei un reportage sui problemi erettili o qualcosa di simile.

[Aggiunta delle 18.52] I problemi erettili li aveva il marito di una sua amica che, per questa ragione, e ciò ha causato un divorzio. L’amica si è risposata.