Nel pieno del delirio (o delle differenze tra treni ed eserciti)

Io non ho parole a leggere una frase come quella citatata sotto e presa da Quotidiano Piemontese:

Invito tutti voi a scrivere a questa sezione milanese – ha detto il leader No Tav – per dire che si vergognino e rinuncino pure a festeggiare il 25 aprile se hanno al loro interno teste fasciste come queste. Perchè questi sono comportamenti fascisti

Ora l’attacco è diretto a Carlo Smuraglia e sarebbe il caso di ricordare che questo signore 89enne può essere che di sicuro ha rischiato la pelle perchè tutti potessero esprimere la propria opinione.

Anche quando più che opinione vien da classificarla come monumentale vaccata.

Che alcuni pensino che battersi contro la costruzione di una ferrovia equivalga a battersi contro le SS fa un pochino pensare e riflettere.

Nel senso che o questi hanno l’ego un pelino gonfiato e perso totalmente il senso della realtà oppure che è il caso di mettersi lì, con calma, e spiegargli la differenza tra le Vallette e Dachau.

Prima che escano con ulteriori deliri che non si sa bene se faccian piangere (molto) o ridere (poco)

Dalla questione politica alla farsa (o delle pecore e dei paragoni)

Sto sviluppando una convinzione: che i notav avrebbero bisogno di qualcuno che gli curi la comunicazione o, perlomeno, di qualcuno che eviti l’eccesso di solenni trombonate.

Perchè, tra una dichiarazione e l’altra, stiamo passando dal dramma politico alla farsa finale.

Non che sia qualcosa di strano in Italia ma, già che non sei proprio il movimento politico più popolare nel paese reale, almeno tieni acceso il collegamento al cervello quando tromboni in questa maniera.

A meno che faccia parte di una sottile strategia politica studiata dai Monthy Phyton.

Perchè il livello è quello, solo con un umorismo meno raffinato.

Nuove professioni: il coltivatore diretto di barricate

Stavo leggendo gli aggiornamenti su cosa succede in Val Susa e sono finita su questo articolo di Repubblica ove il contestatore fulminatosi ieri si descrive:

sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna

Ora la Madre Terra è un pelino na stronza e ha la stravagante pretesa di essere coltivata 7 giorni su 7 perchè devi bagnare, raccogliere, pulire, potare e dar da mangiare alle bestie ogni santo giorno.

In più ci sono alcuni criteri piuttosto restrittivi per l’accesso, ho presente i casini dei miei vicini in campagna, e quelli che fan “lavori saltuari di giardinaggio” (*) sono molto saltuari.

Perchè fare il coltivatore diretto vuol dire lavorare 12/13 ore al giorno. Nei periodi migliori vanno dalle 6 del mattino alle 9 di sera.

In compenso non paghi ICI e hai altri benefit (o aiuti all’agricoltura che dir si voglia) inclusa, se ricordo bene, pensione anticipata rispetto agli altri.

Ora capisco che in ambiente fighett-radical-chic-alternativo fa un sacco figo dire che si vive dei prodotti della Terra (**)ma rimane il fatto che non è un tipo di occupazione che ti lascia molto tempo per andare a coltivare barricate e occupazioni di autostrade.

A meno che siamo di fronte ad una nuova figura: il coltivatore diretto di barricate. (***)

E allora, visto che un po’ di terra dai nonni ce l’ho pure io, un pensierino a fare il coltivatore diretto barricadiero viene pure a me.

Via ICI, meno stress, vita sana all’aria aperta. E non è neppure necessario salire su un traliccio.

Una professione estremamente innovativa e assolutamente chic.

Debbo pensarci mi sa.

(*) Nel mio caso ci taglian l’erba e potano gli alberi più grossi
(**)Faceva ancora più figo chiamarla Madre Terra
(***) Fossi un coltivatore diretto normale mi girerebbero le palle a nastro

Val Susa for dummies (Reprise)

Questo post è del luglio 2011 ma, dopo aver letto un’asserzione decisamente esilarante come “una valle militarizzata come l’Afghanista” ho pensato di riproporlo.

Non fosse altro perchè qualcuno si chiarisca le idee sulle differenze tra Kabul e Bardonecchia, Kandahar e Avigliana

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Dopo aver letto le più stravaganti asserzioni relative alla Val Susa, inclusa quella di fonti a rischio presenti ad Almense che mi risultava servita dall’acquedotto di Torino, ho deciso di creare una mappa che a grandi linee identifichi dove sono i lochi della Val Susa.

I numeri corrispondono alle didascalie riportate sotto, cliccando sull’immagine avrete una visione migliore.

  1. Qui c’è la Sagra di San Michele, edificio del X secolo circa. Nessuno se la calcola di striscio e non mi risulta di aver mai letto se il passaggio dei treni e le relative vibrazioni potrebbero danneggiarla
  2. Confine con la Val Sangone
  3. Parco dell’Orsiera Rocciavrè. Non risultano pervenute preoccupazioni relative al parco, si vede che il concetto di natura è slegato da una riserva naturale
  4. (zona dal bordo rosso). Hic sun villette a schiera, la parte in azzurro, detta autostrada Torino-Frejus ha una concentrazione di gas di scarico che fa arrossire di vergogna quella della tangenziale di Milano. Nessuno si è mai mosso in maniera specifica
  5. Area dove i torinesi vanno sciare. La parte in azzurro presenta la domenica i problemi del punto 4, svariati casi di abusivismo. Non risultano assalti ai cantieri delle piste da sci
  6. Area della Novalesa. Ringraziando nessuno se la calcola ed è bellissima
Spero di avervi fatto un servizio condividendo con voi un minimo di geografia e situazioni

Scritte e paganti

Questa è l’immagine di una delle case vicino a me. Uno sfracello di scritte, disegni, messaggi politici e vaccate in libertà.
Sappiamo benissimo da dove arrivano gli esecutori e sappiamo benissimo chi pagherà per la pulizia: noi.

Il comune di Torino, firmatario dell’intesa con il CSOA, non metterà un centesimo nè lo metteranno i signorini centrosocialati.

Qui sotto, presa da La Stampa,

un’immagine del centro di Torino dopo la manifestazione NoTav di ieri.

Sempre i soliti a scrivere, sappiamo che c’è un leader carismatico ma sappiamo che a pagare la pulizia sarà il comune di Torino, ossia noi.

Ora io sarà poco democratica ma penso che alla pulizia dovrebbero provvedere i manifestanti. Non m’importa se con stracci e secchi o a botte d’incantesimi.

Ma è ora che questi fanciulli inizino ad assumersi qualcosa che si chiama “responsabilità dei propri atti”.
A meno che vogliamo considerarli minorenni a vita o idealisti purissimi e pertanto al di sopra delle regole della convivenza civile.

Che loro si considerino così è un conto, che noi dobbiamo sempre tollerare e pagare il conto è un altro paio di maniche.

Continuo a considerare il tutto teppismo di bassa lega travestito da lotta politica le cui conseguenze ricadono sulla collettività.

E, mi sia concesso, artisticamente Bansky è tutto un altro paio di maniche. Di sicuro non sono scritte che han ben poco di diverso da “W Juve” o “W la figa”.

Report, Tav, NoTav e le cangianti ragioni di un dissenso

Stasera ho deciso di farmi venire la gastrite ed ho seguito un pezzo di Report.

Tra i vari disastri è apparso un servizio sulla Tav o, meglio, sulle ragioni dei NoTav.
Detto come va detto era un servizio tutto teso a dimostrare una tesi ossia che la Tav non serva, che farla è un disastro economico e blah blah.

Ora sono circa 20 anni che andiamo avanti a blah blah e le ragioni per cui sarebbe giusto opporsi non sono ancora riuscita a capirle del tutto.

Per la semplice ragione che non faccio in tempo a capirci qualcosa che siamo già passati ad una nuova spiegazione per cui è cosa buona e giusta opporsi.

Sono talmente veloci i cambiamenti che io ero ancora ferma alle discussioni sull’amianto nell montagne che siamo passati a sentire  quelle sul costo che l’opera avrebbe sulle casse dello stato.
Se ricordo bene prima vi erano stata quelle dell’impatto ambientale e della non utilità dell’ambaradan.

Ora non avrei nulla da dire se le cose fossero uscite insieme. Qualcosa tipo “Ci fa schifo perchè ha un pesante impatto ambientale, serve a poco e costa un bordello mentre siamo già con le pezze”.

Il tutto possibilmente con qualche dato alla mano di fonte neutra. Quelli citati stasera avevan poca validità visto che eran dichiaratamente di parte, dubito che l’Osservatorio NoTav (*) possa tirar fuori dati che dicano “Siamo un branco di capre che sostiene una causa dannosa a noi stessi” (**)

Il primo grossissimo problema della questione Tav/NoTav non è ambientale o economico.
E’ che stiamo parlando di una questione ideologica di stampo dogmatico a cui credi o non credi.

Se appartieni ad una determinata denominazione religiosa, mettiamo NoTav, avrai una posizione monolitica e andrai avanti “ca custa lon ca custa”. (***)

Son contenta che oggi non vi siano stati casini e sia stata possibile una manifestazione tranquilla.
Ma, visto che continuo a sentire parlare di costi del cantiere, mi sia concesso chiedermi quanto sia costato quello schieramento di polizia.

Perchè, signori montanari, i costi non sono solo quelli del cantiere, sono anche quelli degli schieramenti di forze che debbono stare lì per evitare gli atti di squadrismo come dar fuoco a camion o pestare la gente.

Ma tutto questo va totalmente perso nell’ideologizzazione totale della questione esattamente come va perso quanto sia costato fino ad oggi tutto l’ambaradan di studi, esplorative e accidenti vari.

Peccato che in un servizio a tema come quello di Report non sia uscito.  Una bella caduta di stile per una trasmissione che dovrebbe essere al servizio del cittadino e non di una fazione.

(*) Lo chiamo così perchè non ricordo il nome corretto
(**) Dopo quello che è successo al turismo quest’estate, crollo verticale dovuto a paure varie in un territorio che su quello ci campa, qualche dubbietto sull’autolesionismo ce l’ho.
(***) Piemontese: costi quel che costi

Tav, noTav e squadrismo

Premesessa: come molti altri della questione TAV/NoTAV ci ho capito poco, di sicuro so che la parte NoTav mi fa venire l’orticaria

Ci sono poche cose che riescono a rendere impopolare un movimento come la presenza di centrosocialati e pacifisti di professione, perlomeno ai miei occhi.

La questione TAV, con tutti gli annessi e connessi tecnici, diventa un circo di violenza e, mi sia concesso, di squadrismo bello e buono.

Quando leggo che i militanti tirano pietre sugli operai al lavoro, cosa normalmente chiamata linciaggio, o un imprenditore viene aggredito e si trova con un braccio rotto non siamo più dalle parti di pacifiche manifestazioni ma siamo in quell’area che si chiama squadrismo.

Squadrismo che, come nel caso originario, si sposa ad un’ideologia assolutista che non sa nè vuole mediare o discutere secondo i principi della democrazia moderna.
Velleitarismo politico, pesantemente influenzato dalla presenza di tutto il blah-blah centrosocialato di cui la parte sotto mi pare essere un meraviglioso esempio rappresentativo:

una collaboratrice di Radio Black Out, durante una diretta con la radio legata al movimento della Val Susa, aveva riempito di insulti gli operai che manovravano le benne per distruggere le barricate: «Questo operaio infame, traditore, pezzo di m…assassino».

A parte che mi viene in mente qualcosa tipo “assassino de che?”, l’operaio sta facendo una cosa che si chiama lavorare, sta eseguendo delle azioni la cui implicazione moral-politica pare essere chiara solo all’area centrosocialata.
Ora qualcuno dovrebbe spiegare alla signorina che il “compagni dai campi e dalle officine” ha circa 40 anni e di mezzo ci sono stati alcuni cambiamenti.

In più sarebbe interessante capire cosa se la suddetta signorina sarebbe disposta a partecipare al mantenimento degli operai che dovessero eventualmente ritrovarsi a spasso perchè la loro azienda è impegnata su commesse legate alla TAV.

Ma in questo bailamme di squadrismo, violenza e velleitarismo la parte pratica ed il buon senso son quelli che maggiormente latitano.

L’unica cosa che sembra rimanere è la parte ideologica, tutto il resto è terra di nessuno