A proposito di rinascite di blog ed altri accidenti (e di Platone inorridito)

In questi giorni è tutto un gran ciarlare di “rinascita di blog” o rinasciblog che dir si voglia.

Ora io sono un po’ torda e non sono sicura di avere capito bene quale sia l’oggetto del discutere, perché ne discutano e quali siano le conclusioni.

Di base mi pare che non cambi niente che la gente continuerà a scrivere post se ha voglia di scriverne e a leggerne se ha voglia di leggerne.

Tutta la discussione sembra svolgersi in un clima da Convivio platoniano in cui non ho capito bene se le barne sono vere o finte e chi fa Socrate e chi Agatone (*)

La cosa più esilarante di questa ponderosa discussione sono però i toni.

Essenzialmente ne ho identificati due tipi:

1 – Didaddico professorale
2 – Escono dai fottuti muri

Didattico professorale
Il tono didattico-professorale si accompagna sempre a locuzioni quali “dobbiamo insegnarli” e ad altre frasi che paiono uscire da un gruppo di professori di “All Souls” o componenti dell’Arcadia.
Si suppone che mentre scrivano siano usi ad indossare toghe e stole o seriose giacche di tweed col papillon.
La reazione da queste parti al momento del “dobbiamo insegnarli” tende ad essere “CHI a CHI? e con quale autorità ed autorevolezza”.
Sono sempre tentata di chiederlo perchè, fino a prova contraria, uno può essere liberissimo di mettere like alle tette dell’attrice famosa senza che questo provochi cataclismi e sovvolgimenti dell’ordine delle cose.
Capisco però che dalla Torre d’Avorio del Convivio le cose appaiano un po’ diverse.

Escono dai fottuti muri
Il tono di “escono dai fottuti muri” più che dal Convivio sembra uscire da membri di club inglesi piuttosto elitari.
Nella Repubblica platoniana della Rete gli aristos lamentano l’arrivo dei banausos e con toni mesti inorridiscono di fronte al loro interessarsi a fattacci di divi, gif animate o quant’altro distruggendo la homonoia di elevate discussioni su “E’ meglio l’Android o lo Iphone” e “Come attrarre sempre più gente sulla tua pagina Facebook”.
Qui non abbiamo intenti didattici od altro, abbiamo solo l’ovvove di fronte all’arrivo dei barbari.

In entrambi i casi i toni raggiungono il massimo del liricismo quando debbono parlar male di Facebook.

Vi sono anche altri toni e modalità ma nulla che raggiunga l’esilarante trombonismo dei due toni succitati.

E la cosa peggiore è che questi sembrano stiano discutendo di massimi sistemi, tipo Repubblica di Platone, mentre al massimo possiamo dire che si parla di aria fritta.

(*) Quando escono termini tipo “maitre a penser” si cercan referenze a Sartre ed invece esce tutt’altro.

Un po' di cultura va

E così, secondo Aristodemo, il primo a parlare fu Fedro, cominciando il suo discorso più o meno in questi termini:

“E’ un gran dio l’Eros, un dio che merita tutta l’ammirazione degli uomini e degli dèi per diverse ragioni, non ultima la sua origine. E’ annoverato tra i più antichi dèi, e questo, aggiunse, è un onore. Di questa antichità abbiamo una prova: l’Eros non ha né padre né madre, e nessuno, né in poesia né in prosa, glielo ha mai attribuito. Esiodo ci dice che innanzitutto vi fu il Caos, “e la Terra dall’ampio seno, / sicura sede per tutti i viventi e l’Eros…”. E, in accordo con Esiodo, anche Acusilao dice che dopo il Caos sono nati questi due esseri, la Terra e l’Eros. Quanto a Parmenide, parlando della generazione dice che “di tutti gli dèi, l’amore fu il primo che la dea partorì”. Così c’è ampio accordo nel dire che l’Eros è uno degli dèi più antichi.

Essendo così antico, è per noi la sorgente dei più grandi beni. Per me, io lo affermo, non c’è più grande bene nella giovinezza che avere un amante virtuoso e, se si ama, trovare eguale amore in chi si ama. Infatti i sentimenti che devono guidare per tutta la vita gli uomini destinati a vivere nel bene non possono ispirarsi né alla nobiltà della nascita né agli onori né alla ricchezza, né a null’altro: devono ispirarsi ad Eros. Ora, mi chiedo, quali sono questi sentimenti? La vergogna per le cattive azioni, l’attrazione per le azioni belle. Senza questo, nessuna città, nessun individuo potranno far mai nulla di grande e di buono. Così, io lo dichiaro, un uomo che ama, se sorpreso in flagrante a commettere un’azione malvagia o a subire per vigliaccheria, senza difendersi, una grave offesa, soffrirà certamente se a scoprirlo saranno suo padre o i suoi amici o chiunque altro; ma soffrirà molto di più se a scoprirlo sarà il suo amante. Ed è lo stesso per l’amato: è davanti al suo amante, noi lo sappiamo bene, che egli sentirà la più grande vergogna, quando sarà sorpreso a fare qualcosa di cui vergognarsi. Se esistesse un mezzo per mettere insieme una città o un esercito fatti solo da amanti e dai loro amici, essi si darebbero certamente il miglior governo che ci sia: allontanerebbero infatti da loro tutto ciò che è cattivo e rivaleggerebbero sulla via dell’onore. E se questi amanti combattessero l’uno di fianco all’altro potrebbero vincere, per così dire, il mondo intero, anche se fossero soltanto un piccolo gruppo, perché sarebbero molto uniti tra loro. Infatti per un innamorato sarebbe più intollerabile abbandonare i ranghi o gettare le armi sotto gli occhi del suo amante che sotto gli occhi del resto dell’esercito; preferirebbe piuttosto morire cento volte. Quanto ad abbandonare chi si ama, a non aiutarlo in caso di pericolo, nessuno è così vigliacco che l’Eros non riesca a ispirargli una forza divina rendendolo eguale a quelli che per natura hanno grande coraggio. Esattamente come in Omero il dio viene a ispirare l’ardore per la battaglia a certi eroi, così l’Eros fa questo dono agli innanmorati, ed essi lo accettano da lui.