Strani prodotti nei supermercati

Una entra trulla trulla in un supermercato.

Inizia a girare tra gli scaffali, recupera le cose di cui ha bisogno e si avvia verso la cassa.

E si trova davanti questi:

Per un attimo ho pensato di aver sbagliato negozio o che avessero messo un pezzo di Beate Uhse dentro Rewe.

Invece no, come testimoniavano il litro di latte e la bottiglia d’aceto, ero proprio da Rewe.

Quella roba sono bottigliette di liquore. Mi sorge la domanda di chi possa comprarsi una bottiglietta di liquore a forma di spermatozzo ma “you never know”

Del volersi bene

A single violet transplant,
The strength, the colour, and the size—
All which before was poor and scant—
Redoubles still, and multiplies.
(John Donne)

In Italia amiamo molto indulgere in femminil blah blah concernenti il peso. Amiamo molto i nostri negozi dove, se superi la 44, trovi a fatica e tutto sembra tirato fuori per la bambola Barbie e, egualmente, amiamo molto le commesse dei suddetti negozi, incroci tra un tutore per le rose ed uno stuzzicdenti, che ci guardano e ci consigliano di entrare in qualche negozio che “tenga la nostra taglia” (*)

Noi italiane amiamo la nostra ossessione di magrezza e siamo disposte a tutto pur di starci dentro, anche a volerci del male e a pensare che subire tutto quell’ambaradan sia giusto e sano.

E tutto questo in nome di un qualche vago e vagamente delirante concetto quale “Non ce ne frega nulla che agli uomini piaccia la carne, a noi piace l’osso”.

Ora qui si vorrebbero dire due cose:

  1. A me di dover piacere ad una magra nevrotica che non mangia manco fosse Santa Caterina prima dell’estasi frega poco.
  2. A me piacciono invece gli uomini e son ben contenta se uno mi dice che ama la carne (**)

Data questa lunga premessa, vorrei narrare del negozio che ho visitato venerdì sera. Il negozio ha un nome che non ricordo, ha anche un indirizzo che ricordo a descrizione, qualcosa tipo “Grafadolf, vicino allo Holiday Inn”, ha un soprannome – Curve porche – che deriva dal contenuto e dalla borsa di carta in cui te li consegnano.

Ed è un negozio particolare, anzi particolarissimo: è un negozio per BBW o Big Beautiful Women.

Siamo all’antitesi di cosa venga imposto oltre la 44, siamo nel regno della femminilità felliniana con tutto il suo essere morbida, sfacciata ed abbondante.

Per prima cosa la padrona del negozio è un’adorabile signora di circa 35 anni, alta e prosperosa. Quello che contiene il negozio è cosa vuole e ama mettersi addosso lei.

Un posto morbido, più boudoir che negozio, con specchi, cuscini e tutto quanto ti da l’impressione di star bene, E nessuna cacchio di luce al neon che spaventerebbe anche la dea Afrodite in persona

A volte fatto su misura, a volte di serie. In generale molto funky e divertente. Nulla stile “tenda coprente” e nulla stile “Vediamo di passare inosservati”.

Se queste non son le cose che amate, you’re out.

La seconda parte dell’esperienza è l’entrare in un posto dove sei coccolato, dove ti viene offerto il dolcetto assieme al caffè o al the e viene messa in condizione di provare l’infinito, fino a che non troverai quello che piace a te o quel limite che ti senti d’importi.

Di sicuro troverai cose che le curve te le esaltano eccome. E ti troverai anche nella bizzarra situazione di sentirti dire “No, tu sei una taglia troppo piccola” (***)

Esci con il tuo vestito rosso, taglio impero, e lo spolverino nero e ti senti euforica, felica e femmina fino all’osso.

Ripetete con me: FEM-MI-NA. Non donnino, donna, signora, ustia di grissino. NO, FEMMINA

E l’indomani vi andate a comprare i tronchetti col tacco perchè vi rendete conte che avete dietro solo roba bassa che non s’adatta.

E sarete felici perchè vi sarete volute bene, vi sarete coccolate e lasciate avvolgere da morbidezza e memorie di antichi boudoir da film anni ’30, sfuggendo da rigori minimalisti per atterrare nelle terre dell’opulento.

E sia grazia all’opulento per come ci si sente dopo o mentre, in quei momenti in cui ci si vuole beme

(*) Ogni volta che una di esse dice così, possa crescerle di una taglia il culo
(**) Peraltro ciò vuol dire tutto e nulla: si può andare da carne sulle ossa stile Bellucci fino al rubenesque puro
(****) Considerate che molte signore locali sono oltre il 1.80

Conigli per gli acquisti

Vi consiglio questo ossia il V-Store di Via Amendola a Torino.

Un posto che a me piace talmente tanto che rischio la bancarotta tutte le volte che ci entro.

Tra la scelta, la gentilezza delle persone ed il fatto che ho trovato un tauilleur di Martini che sembrava proprio li’ per me ad un prezzo che sembra pure fatto per me (200 euro) non posso che parlarne bene, anzi benissimo.

Per non parlare del vestitino in lino di Ferre’ a 100 eurini.

Moi è very contenta. Pero’ adesso sarà il caso che mi dia una regolata 😀

Calze …

calza_riga.jpg

Alla sottoscritta e’ preso l’insano desiderio di un paio di calze come quelle della foto. Calze sfiziose, maliziose, insomma quel genere di cosa che ti piglia la voglia di avere anche se non sai se le metterai.
E la sottoscritta voleva una cosa semplice, esattamente come quella della foto ossia senza strass, farfalline ed amminicoli vari. Un puro paio di calze stile anni ’40.
Ha girato un po’ per negozi: la risposta può andare da “Non le fanno più” a “Sono difficili da trovare. In alternativa ti mostrano alcuni modelli che brillano per la tamarraggine.
La prima è falsa, la seconda è vera: le calze con la riga in Italia pare siano diventate un articolo da sexy shop.
E’ abbastanza comico leggere sui siti cose tipo “Questo paio di calze che ti farei pagare minimo 12 euro te lo spedisco in una busta anonima cosi’ che nessuno saprà cos’ha comprato”.
Ho il dubbio che i postini d’Italia ormai abbinino il concetto di “Busta anonima” a quello di sexy shop per cui diventa imbarazzante anche l’idea di “busta anonima”. In secondo luogo mi chiedo perche’ un paio di calze debba essere trattato come un sex toy.
Procedendo con la ricerca ho scoperto che sono invece di facilissima e ce ne sono tanti modelli e prezzi. Come qui senza neppure dover andare a cercare su Agent Provocateur e trovare l’oggetto a 29 sterline (circa 40 eurini 40).

Capisco che in Italia i lubrificanti siano materia da farmacia o sexy shop mentre in paesi più avanzati li trovi tra shampoo e creme (Boots è inglese ma DM, in Germania, è la stessa cosa). Ma un paio di calze ?!?
Vuol dire che se voglio girare con la chiappa di fuori, l’ombelico al vento trovo anche al mercato ma se voglio un articolo un po’ più raffinato e meno suggerente “Viale XKK, all’angolo con la fabbrica” debbo andare sui siti americani o in un sexy shop?

A proposito di articoli retrò et simili: questo è un vero paradiso.

Del cibo e della smemoratezza

Ieri sera, mentre cucinavo, mi sono ricordata che avevo finito l’olio. Nulla che provochi la fina del mondo ma abbastanza scomodo se pensi di preparare un’insalata o di cucinare. Scoprirlo il sabato sera comporta che o ti trovi un negozio aperto il giorno dopo o stai senza fino ad una data imprecisata in cui riuscirai ad effettuare l’acquisto.

L’unico negozio che mi e’ venuto in mente aperto la domenica e dotato di quanto necessario e’ stato Eatitaly. A cio’ e’ seguito un “AAAAAAAARGH” in quanto nel we e’ strapieno di gente di ogni tipo/genere/misura. L’unica soluzione, o cosi’ appariva nella mia mente, era quella di andarci durante l’ora di pranzo di modo da evitare la rissa/calca/pestaggio.

Metto in atto il piano e mi avvio. Arrivo. Trovo l’olio. Mi chiedo se l’olio che sto guardando sia spremuto in ginocchio da monaci tibetani (15 euroli per 75 ml), trovo un’olio meno costoso e che non provochi un attacco isterico nel caso si versi. Il task si sarebbe potuto definire “completato” non fosse che mi e’ venuto in mente che volevo lo yogurt.
Mentre vado verso il settore latticini al fresco, passo davanti alla pasta fresca e mica vorrete non prendere i plin a non-ricordo-che-erba? Mi pare normale e altrettanto naturale mi pare prendere i non-so-piu’-cosa.
D’altronde nel transito c’e’ pure il settore formaggi/salumi e una mozzarella ci sta bene cosi’ come non si puo’ evitare il petto d’oca blah-blah.
E il fatto che il cioccolato stia davanti allo yogurt non sara’ un segno del destino? Se il destino mi indica a chiare lettere che Domori e’ sulla mia strada, prendiamo tre tavolette tre, sia mai che una e’ triste, cacao al 70%.
Pero’ si sta facendo tardi e mi viene un po’ di fame. Mangiamo qualcosa al banco della verdura. Ora l’idea iniziale eran le lasagne vegetariane che eran pero’ soggette a 10-15 min di attesa mentre la polenta concia era pronta.
Ordino la polenta concia. Qui si vorrebbe far presente che “polenta concia” fa venire in mente una polenta molle con tanto formaggio fuso. Non due fette di polenta passata in padella con un po’ di formaggio sopra. Estigrandissimi cazzi e alla faccia di Recupero-delle-Tradizioni-Locali e Conservazione-delle-Tradizioni-Alimentari nonche’ del concetto di polenta concia come da sempre viene tramandato nella memoria di chi l’ha mangiata ad Oropa.
Che il cibo “polenta passata in padella con formaggio grattugiato sopra” fosse quasi buona, buona no, e’ un concetto. Che fosse polenta concia, un altro. Quella vera l’avrei digerita 6 anni dopo con pisolino annesso, questa e’ scesa manco fosse una minestrina.

Esaurita la fase “mangiamo”, scattava quella “caffe’ “. Mi avvio verso il caffe’ e passo nel settore pesce. Trota salmonata affumicata della valle Pesio. MIA anche se a quel prezzo, 30 eurini al kg, mi compravo mezzo allevamento in condizioni normali .
Esaurisco la pratica caffe’ e mi avvio verso la cassa incidentalmente mettendo 3-4 altre cose, ovviamente costose, nel carrello.
Da ultimo decido per due libri di ricette letterarie che sia mai che mi viene da mettere in pratica la cucina degli Elfi o quella di Agatha Christie.

La cassiera conta-conta-conta. 90 euro. Il tutto per avere dimenticato di comprare ieri l’olio.

In compenso la cena di stasera e’ stata: trota salmonata affumica con goccio di olio dei monaci tibetani, insalatina sempre con goccio di olio che se mettiamo su l’OPEC degli oleifici diventiamo meglio del Dubai, yogurt di capra e pezzo di cioccolato Domori, non ricordo il cru, cacao 70%.

La compagnia del cotone

La descrizione del negozio la si trova in questo post.

Lei ne parla come “punto di riferimento per l’hobby della maglia/ricamo”, io ne voglio parlare come “paradiso fatato dai vestiti bellissimi”.

Con questo post vorrei anche ringraziare la signora che mi ha fatto pagare un vestito al prezzo segnato sul cartellino benche’ fosse di molto inferiore a quello corretto. Ho apprezzato molto i vestiti, la cortesia e questo gesto.

I vestiti li consiglio a chiunque ne abbia due scatole cosi’ di vedersi proporre cose brutte, improbe, a prezzi orripilanti e nelle taglie per la Barbie.

Mettete tutto insieme ed avete un morbido ed affascinante paradiso da visitare.

IPod touch

Originally uploaded by Jitterball

Una si decide e va a vedere se questo oggetto del desiderio sia gia’ arrivato nei negozi.
Si avvia verso il centro dopo avere cercato un negozio che possa servire alla bisogna. Non avevo calcolato che sulla mia strada ci sarebbe stato Grande-Negozio-che-vende-queste:

Trippen Fold

Oggetto di culto per oggetto di culto,

Trippen
Originally uploaded by Lavik

Batte

Apple
Originally uploaded by jgthiel

1 a 0.

La mia percentuale di geek-tudine appare scendere a livelli abissali.