Report, Tav, NoTav e le cangianti ragioni di un dissenso

Stasera ho deciso di farmi venire la gastrite ed ho seguito un pezzo di Report.

Tra i vari disastri è apparso un servizio sulla Tav o, meglio, sulle ragioni dei NoTav.
Detto come va detto era un servizio tutto teso a dimostrare una tesi ossia che la Tav non serva, che farla è un disastro economico e blah blah.

Ora sono circa 20 anni che andiamo avanti a blah blah e le ragioni per cui sarebbe giusto opporsi non sono ancora riuscita a capirle del tutto.

Per la semplice ragione che non faccio in tempo a capirci qualcosa che siamo già passati ad una nuova spiegazione per cui è cosa buona e giusta opporsi.

Sono talmente veloci i cambiamenti che io ero ancora ferma alle discussioni sull’amianto nell montagne che siamo passati a sentire  quelle sul costo che l’opera avrebbe sulle casse dello stato.
Se ricordo bene prima vi erano stata quelle dell’impatto ambientale e della non utilità dell’ambaradan.

Ora non avrei nulla da dire se le cose fossero uscite insieme. Qualcosa tipo “Ci fa schifo perchè ha un pesante impatto ambientale, serve a poco e costa un bordello mentre siamo già con le pezze”.

Il tutto possibilmente con qualche dato alla mano di fonte neutra. Quelli citati stasera avevan poca validità visto che eran dichiaratamente di parte, dubito che l’Osservatorio NoTav (*) possa tirar fuori dati che dicano “Siamo un branco di capre che sostiene una causa dannosa a noi stessi” (**)

Il primo grossissimo problema della questione Tav/NoTav non è ambientale o economico.
E’ che stiamo parlando di una questione ideologica di stampo dogmatico a cui credi o non credi.

Se appartieni ad una determinata denominazione religiosa, mettiamo NoTav, avrai una posizione monolitica e andrai avanti “ca custa lon ca custa”. (***)

Son contenta che oggi non vi siano stati casini e sia stata possibile una manifestazione tranquilla.
Ma, visto che continuo a sentire parlare di costi del cantiere, mi sia concesso chiedermi quanto sia costato quello schieramento di polizia.

Perchè, signori montanari, i costi non sono solo quelli del cantiere, sono anche quelli degli schieramenti di forze che debbono stare lì per evitare gli atti di squadrismo come dar fuoco a camion o pestare la gente.

Ma tutto questo va totalmente perso nell’ideologizzazione totale della questione esattamente come va perso quanto sia costato fino ad oggi tutto l’ambaradan di studi, esplorative e accidenti vari.

Peccato che in un servizio a tema come quello di Report non sia uscito.  Una bella caduta di stile per una trasmissione che dovrebbe essere al servizio del cittadino e non di una fazione.

(*) Lo chiamo così perchè non ricordo il nome corretto
(**) Dopo quello che è successo al turismo quest’estate, crollo verticale dovuto a paure varie in un territorio che su quello ci campa, qualche dubbietto sull’autolesionismo ce l’ho.
(***) Piemontese: costi quel che costi

Tav, noTav e squadrismo

Premesessa: come molti altri della questione TAV/NoTAV ci ho capito poco, di sicuro so che la parte NoTav mi fa venire l’orticaria

Ci sono poche cose che riescono a rendere impopolare un movimento come la presenza di centrosocialati e pacifisti di professione, perlomeno ai miei occhi.

La questione TAV, con tutti gli annessi e connessi tecnici, diventa un circo di violenza e, mi sia concesso, di squadrismo bello e buono.

Quando leggo che i militanti tirano pietre sugli operai al lavoro, cosa normalmente chiamata linciaggio, o un imprenditore viene aggredito e si trova con un braccio rotto non siamo più dalle parti di pacifiche manifestazioni ma siamo in quell’area che si chiama squadrismo.

Squadrismo che, come nel caso originario, si sposa ad un’ideologia assolutista che non sa nè vuole mediare o discutere secondo i principi della democrazia moderna.
Velleitarismo politico, pesantemente influenzato dalla presenza di tutto il blah-blah centrosocialato di cui la parte sotto mi pare essere un meraviglioso esempio rappresentativo:

una collaboratrice di Radio Black Out, durante una diretta con la radio legata al movimento della Val Susa, aveva riempito di insulti gli operai che manovravano le benne per distruggere le barricate: «Questo operaio infame, traditore, pezzo di m…assassino».

A parte che mi viene in mente qualcosa tipo “assassino de che?”, l’operaio sta facendo una cosa che si chiama lavorare, sta eseguendo delle azioni la cui implicazione moral-politica pare essere chiara solo all’area centrosocialata.
Ora qualcuno dovrebbe spiegare alla signorina che il “compagni dai campi e dalle officine” ha circa 40 anni e di mezzo ci sono stati alcuni cambiamenti.

In più sarebbe interessante capire cosa se la suddetta signorina sarebbe disposta a partecipare al mantenimento degli operai che dovessero eventualmente ritrovarsi a spasso perchè la loro azienda è impegnata su commesse legate alla TAV.

Ma in questo bailamme di squadrismo, violenza e velleitarismo la parte pratica ed il buon senso son quelli che maggiormente latitano.

L’unica cosa che sembra rimanere è la parte ideologica, tutto il resto è terra di nessuno